Al Nuovo Gusto di Ciliegia – La recensione della serie horror targata Netflix

Prodotta e sceneggiata da Nick Antosca e Lenore Zion, Al nuovo gusto di ciliegia è la trasposizione seriale dell’omonimo romanzo di Todd Grimson. La miniserie originale Netflix, distribuita in otto episodi il 13 agosto 2021, è sicuramente riuscita a trovare una sua identità tra le tante offerte proposte dalla piattaforma. Tra glamour e sporcizia, fascino e disgusto, ricchezza e povertà, Al nuovo gusto di ciliegia ci trasporta in un luogo estraneo e alienante, anche se questo luogo è la conosciutissima e tutt’altro che estranea Los Angeles dei primi anni novanta.

Sapore di vendetta

Lisa Nova (Rosa Salazar) è un’aspirante regista che, dopo aver girato il suo primo cortometraggio, L’occhio di Lucy, sta dirigendosi a Hollywood. Lou Burke (Eric Lange), famoso produttore premio Oscar, vede in lei del talento e vuole che diriga un lungometraggio tratto dalla sua geniale opera prima. I due si incontrano e Lou inizia a inserirla nell’ambiente hollywoodiano. Tutto va per il meglio, ma dopo il rifiuto di Lisa alle sue avances sessuali, Lou decide di togliere la poltrona da regista a Lisa e trova subito un suo sostituto. Lisa viene quindi privata non solo delle sue aspirazioni, ma anche del controllo della sua opera, i quali diritti appartengono oramai al produttore. Amareggiata e furiosa, decide così di recarsi dalla oscura maga Boro (Catherine Keener). Boro le promette tutti gli strumenti per potersi vendicare e riprendersi ciò che le è stato tolto. È l’inizio di una discesa verso l’ignoto, fatto di violenza, rituali stregoneschi, mostri, e tanti, tanti gattini.

Al nuovo gusto di Nicolas W. Refn e David Lynch

Come detto precedentemente in questa recensione, Al nuovo gusto di ciliegia è sicuramente caratterizzato da una atmosfera estraniante. I riferimenti sia visivi che narrativi richiamano alle opere di David Lynch e Nicolas Winding Refn, con tutti i pro e i contro del caso. Le sequenze oniriche, surreali e disturbanti ricorrenti durante l’arco narrativo ricordano però fin troppo i lavori di Lynch. Il ritmo disteso e l’uso in alcune sequenze di forti colori di luci al neon, ricordano invece fortemente i lavori di Nicolas W. Refn, soprattutto per la sua opera seriale Too Old To Die Young (persino la protagonista Lisa sembra derivare direttamente dalla Yaritza di Too Old To Die Young). Ciò che salta all’occhio è che tali riferimenti siano frutto di quello che sembra un processo di imitazione, piuttosto che di una meditata reinterpretazione. Tra Too Old To Die Young, Mulholland Drive e The Neon Demon, la Los Angeles oscura e misteriosa di Al nuovo gusto di ciliegia è infatti quasi familiare. Muovendosi in questo sentiero minato, la miniserie targata Netflix risulta essere a lungo andare derivativa e poco originale. Questo non lede comunque l’incisività del titolo e il suo desiderio di essere divisivo. Percorrendo quindi la strada dell’arthouse, Al nuovo gusto di ciliegia non è un titolo rivolto al grande pubblico e come tale non ha la pretesa di voler piacere a tutti.

Al retrogusto di delusione…

Al nuovo gusto di ciliegia, nonostante si ispiri a lavori di grandi registi quali sono Lynch e Refn, non riesce però a raggiungere la loro profondità a causa di una sceneggiatura incapace di dare peso alle affascinanti premesse di inizio serie. A visione ultimata si ha la sensazione che molti degli elementi introdotti nei primi episodi non siano stati sviscerati o addirittura nemmeno approfonditi. Il finale risulta essere sbrigativo e poco incisivo. Inoltre la regia sembra a tratti priva di spessore e non organica al contenuto. Un’altra delusione è sicuramente il comparto sonoro, con una colonna sonora anonima se non addirittura assente.

…ma comunque saporito

Rosa Salazar ci regala invece una grande interpretazione, capace di alzare il livello dell’opera. L’attrice protagonista risulta essere quindi perfetta per il ruolo, così come i co-protagonisti interpretati da Eric Lange e Catherine Keener. Sul piano estetico l’opera è molto curata. Le immagini hanno quindi grande importanza e riescono in parte a colmare lacune in sceneggiatura tramite un certo tipo di iconografia esoterica e simbolismi (anche se già visti nelle opere dei registi menzionati precedentemente). Alcuni problemi minano la riuscita complessiva dell’opera, che sarebbe potuta essere un piccolo capolavoro. Il titolo riesce comunque a essere quello che vuole essere, ovvero una serie coraggiosa, colta e divisiva.

Conclusioni

Siamo giunti alla conclusione di questa recensione. Nonostante alcuni problemi rilevanti, Al nuovo gusto di ciliegia riesce ad essere una serie sorprendente, soprattutto in un catalogo Netflix privo di contenuti così coraggiosi. Tra Refn e Lynch, sogno e incubo, violenza e sesso, mostri e gattini, Al nuovo gusto di ciliegia affascina e inquieta. Rosa Salazar ci avvolge con i suoi grandi occhi felini e ci trasporta in un trip allucinante e allucinato nella parte oscura di Los Angeles, mostrandoci cosa si nasconde nella cantina buia della grande e affascinante Mecca del cinema.

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