Anatomia di una caduta, recensione. Tutta una questione di prospettiva

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Vincitore della Palma d’oro nell’edizione passata del Festival di Cannes e nella sezione Miglior sceneggiatura originale agli Oscar, Anatomia di una caduta ha stravolto il pubblico francese ed internazionale.

Una scrittrice di successo di nome Sandra vive in uno chalet di montagna in Francia insieme al marito Samuel, e al suo figlio unico di undici anni Daniel, il quale ha perso la vista in un incidente stradale a quattro anni. Sandra e Samuel sono entrambi scrittori, ma mentre lei ha ottenuto un discreto successo con una serie di libri, lui non è ancora riuscito a concretizzare le sue aspirazioni letterarie. Una mattina, tornando a casa dalla sua passeggiata con il cane Snoop, Daniel trova il corpo di suo padre disteso sulla neve. Da questo evento principale si sviluppa la trama: Samuel si è ucciso gettandosi dalla finestra o è stato spinto giù?

L’estetica di Anatomia di una caduta

Anatomia di una caduta, la cui regia è firmata dalla talentuosa Justine Triet, si classifica in più generi: è un courtroom drama, perché parte del suo svolgimenti prende atto in un’aula di tribunale, ma è anche un dramma familiare, con elementi a tratti comici.

È uno di quei film che riesce ad alimentare il suo fascino attorno ad un’estetica molto sottile e riconoscibile: la neve, l’inverno, uno chalet in montagna, un’aula di tribunale. Tuttavia, l’estetica è un elemento comune in tanti prodotti audiovisivi contemporanei, si pensi al design steampunk di Povere Creature! o a quello minimalista di La zona d’interesse, per citare due film usciti da poco in sala. Allora cosa distingue Anatomia di una caduta dal resto delle pellicole? La scrittura. Qui le penne sono due, quelle di un uomo e di una donna, quelle di Justine Triet e di suo marito, Arthur Harari. I due riescono a sezionare il matrimonio di Sandra e Samuel in maniera meticolosa, permettendoci di immedesimarci alternativamente in entrambe le parti nella storia e provocando in noi un dubbio continuo e persistente sulle ragioni dell’uno e dell’altra.

Come Anatomia di una caduta ribalta la scrittura dei personaggi

I personaggi sono scritti invertendo i tratti stereotipici che caratterizzano il femminile e il maschile: lei donna in carriera, che ha costruito il suo successo da sé, sessualmente libera, lui emotivo nel privato, remissivo nel pubblico, violento e teatrale negli atti. Lei gli rinfaccia le sue scelte, lui la accusa di non avergli lasciato dello spazio per sé, imponendo i propri tempi all’interno dei ritmi familiari. Lei manipola i loro discorsi, lui registra le loro conversazioni senza il consenso di lei. Le versioni del loro rapporto cambiano in base alla voce narrante.

Registrando, Samuel fornisce un’immagine della moglie distorta, come di una donna che non vuole comprendere le esigenze del marito. Agli occhi di Samuel, Sandra non riuscirebbe a rinunciare ai propri privilegi di scrittrice ed affrontare le proprie responsabilità di madre. Daniel invece fornisce una versione alternativa, nella quale il padre soffre di manie di grandezza represse, e lo fa forzando la narrazione, e cioè imboccando al padre parole non sue.

L’imposizione femminile e l’emotività maschile in Anatomia di una caduta

La visione del loro matrimonio che ha Sandra è l’unica personale, parziale e per questo, veritiera. Lei è il solo personaggio che cerca di proteggere l’immagine del marito, malgrado gli evidenti problemi linguistici. Nonostante ciò Sandra risulta, ai nostri occhi, come una carnefice, per la freddezza con la quale si pone e per l’idea di femminile sofferente che ribalta. Quanto a rappresentazione di una nuova sfumatura del femminile-femminista, la Sandra di Anatomia di una caduta si colloca sullo stesso piano emotivo della Lydia di Tár. Entrambe queste donne sono state descritte come per decenni sono state delineate le personalità maschili nella cinematografia classica. Il risultato è spiazzante.

Anche Samuel trova riscontro in un nuovo filone di cinematografia femminile che scoperchia l’emotività e la fragilità maschile, con il Callum di Aftersun di Charlotte Wells o il Phil de Il potere del cane di Jane Champion. Seppur molto differenti tra loro, queste figure maschili sono emotive e dipendenti da altri. Tutte rivendicano un posto nella vita di qualcuno, alcuni ci riescono, altri no. Ma in tutti e tre i casi la risoluzione non è positiva.

L’Edipo Re Sofocleo

La grandiosità della scrittura in Anatomia di una caduta non si limita unicamente ai discorsi tra i due, ma si estende alle versioni discordanti del figlio, simbolicamente cieco alle gesta della madre, come l’Edipo Re della tragedia Sofoclea. Edipo uccide suo padre, si unisce a sua madre e, in seguito alla realizzazione dei suoi atti, per la vergogna e il disonore, si acceca. Qui Daniel è già cieco, è stato accecato a quattro anni a causa di un errore del padre. Dunque “l’uccisione” avviene nel momento in cui Samuel si convince che Daniel non lo perdonerà mai e “muore” simbolicamente. Tutto ciò che avviene in seguito è solo la diretta conseguenza di quell’evento. Non ci può essere altro destino per i personaggi che affidarsi alla loro sorte già programmata: ecco che si spiega l’utopia finale, che Daniel fabbrica per gli altri ma soprattutto per sé stesso.

Il linguaggio e la colonna sonora in Anatomia di una caduta

Lasciando perdere Sofocle per un attimo, discutiamo ora di due elementi altrettanto importanti.

Il linguaggio qui serve a delineare il passato dei protagonisti. Sandra è tedesca e vuole parlare in inglese con suo figlio e suo marito. La scelta di vivere in territorio francese non dipende da lei e questo la porta a percepire il francese come una lingua estranea. Lo stesso vale per Samuel, che per “imposizione” di sua moglie parla inglese, nonostante sia di madrelingua francese. Il linguaggio rappresenta un punto di scontro e incontro tra i due e delinea le loro fragilità, in primis quella di Sandra, che durante il processo è costretta a difendersi in una lingua che non sente come sua, limitando il proprio vocabolario e, di conseguenza, le proprie capacità comunicative.

La colonna sonora è un elemento di cui i critici hanno parlato poco. Si è discusso della scelta di utilizzare la base strumentale di una canzone di 50cent in apertura, ma si è esaminato meno l’impatto della meravigliosa Asturias di Isaac Albéniz, utilizzata qui in maniera ricorrente. Selezionare un brano che evoca il flamenco, lungo e incalzante crescendo di tensione, aiuta ad incrementare di molto la tensione.

Conclusione

Anatomia di una caduta è un’opera riuscita da più punti di vista: le interpretazioni di Sandra Hüller e del promettente Milo Machado-Graner sono straordinarie e coinvolgenti e i dialoghi in sceneggiatura sono tra i più ben scritti negli ultimi anni. La regia chirurgica, quasi documentaristica e la colonna sonora aiutano a mantenere alta l’attenzione dello spettatore.

La fine di Anatomia di una caduta mi ha ricordato la conclusione di Memorie di un assassino, vaga e bellissima. Dopo la visione di entrambi i finali mi sono posta la stessa domanda: ma è necessario conoscere il colpevole? In fondo l’enigma è il film. Non ci può essere risoluzione quando le piste sono così tante, ci possono essere solo tanti punti di vista.

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