Anna: Recensione della serie Sky Original scritta e diretta da Niccolò Ammaniti.

Il trailer di “Anna”

Una piacevole sorpresa…

Il genere postapocalittico è complicato. Per quanto semplice nelle tematiche, difficilmente si presta ad essere trattato in modi diversi da quelli che conosciamo e spesso c’è il rischio di cadere nel banale, nella ripetizione di determinate dinamiche, nell’abuso di espedienti narrativi visti e rivisti. Proprio per queste ragioni definisco “Anna” una piacevole sorpresa, nonostante le aspettative per la serie fossero oggettivamente alte. L’opera di Ammaniti si dimostra un prodotto fresco, ben scritto e particolarmente coraggioso sul piano della messa in scena.

Un mondo giovane…

“Anna” è una serie che vive di contrasti, di eccessi e la prima cosa che salta all’occhio è il rapporto di totale contrapposizione che si crea tra lo scenario di una Sicilia postapocalittica, logorata da un virus chiamato La Rossa, e i bambini che lo popolano. Sì, i bambini. Gli ultimi superstiti, quel che resta della razza umana. La Rossa ha sterminato tutti gli adulti, lasciando il mondo in mano a orde di ragazzini privi di ogni controllo. La serie segue le avventure di Anna (Giulia Dragotto), una ragazza quasi adolescente che prova a sopravvivere insieme al fratellino Astor (Alessandro Pecorella) e che, proprio per ritrovarlo in seguito al suo rapimento durante un’escursione, si troverà ad affrontare un mondo pericoloso, ostile e spietato.

L’innocente crudeltà dei bambini…

La vera forza di “Anna” non risiede nell’originalità della trama, né nella scrittura dei personaggi, bensì nella potenza di alcune scene e nella profondità delle tematiche affrontate. Ammaniti porta in televisione un nuovo modo di vedere l’apocalisse, perché va a focalizzarsi non sul solito dilemma che vede contrapposte morale e sopravvivenza, ma sulla totale assenza di ogni forma di etica. Fin dalla prima scena ci viene sbattuto in faccia quanto possano essere crudeli i bambini in assenza di una guida e quanto sia distorta la loro percezione del bene e del male, di ciò che è giusto e di ciò che non lo è. Vediamo orde di ragazzini rubare, uccidere e massacrare altri bambini solo perché in cerca di cibo o perché coinvolti, orientati dall’impeto della massa. Questa “brutalità inconsapevole” è terrificante. Anna (così come altri) viene catturata, terrorizzata, torturata e il tutto viene fatto con una naturalezza disarmante. “Il Signore delle Mosche” ritorna continuamente, i riferimenti si sprecano e notiamo come anche alcune rudimentali forme di organizzazione, come quella dei “Blu“, si rivelano poi sistemi governati dall’anarchia e fondati sulla violenza. Ammaniti ci mostra chiaramente come sarebbe il mondo in una situazione del genere e la cosa più inquietante è che, probabilmente, sarebbe davvero così.

L’importanza di una guida…

Ciò che rende Anna diversa dagli altri sopravvissuti, alcuni dei quali sono troppo giovani per ricordare il mondo di prima, è l‘educazione che ha ricevuto. Anna conosce le basi per ricostruire una parvenza di civiltà perché le sono state tramandate dalla madre (Elena Lietti) attraverso il “Libro delle cose importanti” e sono questi insegnamenti a rappresentare la speranza, l’importanza della formazione. Si parte dal vecchio mondo per crearne uno nuovo.

Cenni tecnici…

Il contesto creato da Ammaniti è indubbiamente affascinante e suggestivo e rende perfettamente l’idea di una Sicilia abbandonata a se stessa, desolata e sempre più priva di vita. La regia è interessante e coraggiosa, caratterizzata da movimenti di macchina atipici e lunghi piani sequenza. La recitazione è accettabile, senza picchi straordinari, ma il vero punto di forza è la fotografia. Splendida da ogni punto di vista, estremamente potente ed evocativa. Certe composizioni sono dei veri e propri quadri e denotano una cura maniacale del dettaglio e della resa dell’atmosfera. La scrittura è sempre coerente, ma oggettivamente alcune situazioni appaiono forzate e improbabili e alcuni espedienti narrativi sono fin troppo superficiali e frettolosi.

Conclusioni:

“Anna” è sicuramente un prodotto di buon livello, dotato di spunti interessanti e tematiche ben sviluppate. Ammaniti si dimostra perfettamente in grado di mettere in scena quanto scritto nel suo libro. Il risultato è una storia sufficientemente coinvolgente, uniforme e abbastanza godibile, senza picchi indimenticabili e con qualche elemento forzato.

VOTO: 6,5/10

One thought on “Anna: Recensione della serie Sky Original scritta e diretta da Niccolò Ammaniti.

  1. Sinceramente non sono d’accordo, l’ho trovato assurdo, surreale, in alcuni punti davvero ridicolo. Inoltre “lento” allo sfinimento. Una delle più brutte serie mai vista in TV.

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