Cinema e censura: quando Fulci fu costretto a presentarsi in tribunale per “Non si sevizia un paperino”

Lucio Fulci

La carriera cinematografica di Lucio Fulci è cominciata il giorno del diploma al centro sperimentale di cinematografia con sede a Roma. Il suo esame di certificazione era presieduto da uno dei padri fondatori del neorealismo: Luchino Visconti. Fulci, in una vena critica che lo contraddistinguerà per tutta la carriera cinematografica, iniziò ad analizzare uno dei capolavori di Visconti, “Ossessione”, ritenendo che buona parte delle inquadrature fossero state rubate dai film di Jean Renoir (cosa probabilmente vera, visto che Visconti iniziò la sua carriera come aiutoregista dell’autore francese). Questa storia però ha un lieto fine, Fulci si diplomò col massimo dei voti e poco dopo fece da assistente proprio ne “La terra trema” di Visconti.

Dopo il diploma cominciarono sempre più collaborazioni con Steno a numerose sceneggiature per i film di Totò, finché non divenne lui stesso il regista. Saltellò da un genere all’altro, dalla commedia all’italiana, al western, al musicarello, fino agli anni ’70. In questo periodo iniziò il suo periodo giallo e nel 1972, il regista romano girò un film che segnò per sempre la sua carriera: “Non si sevizia un paperino”. In questo film, ambientato in un paese del sud Italia, una serie di bambini vengono brutalmente assassinati. Gli abitanti del paese, però, fomentati da ignoranza e superstizioni varie, reagiranno in modo violento contro ogni indagato, complicando così le tortuose indagini.

Locandina del film

“Non si sevizia un paperino”, i problemi con la censura e la pubblica morale:

In “Non si sevizia un paperino” è presente una scena in particolare che ha dato non pochi problemi al nostro Fulci, che fu costretto nel 1973 a presentarsi in tribunale. La sequenza messa alla gogna mediatica con diverse denunce, è quella in cui Barbara Bouchet si mostra nuda davanti ad un bambino.  

Fulci, Edmondo Amati (produttore) e la Bouchet si presentarono in tribunale e, davanti alla presenza di un notaio, il regista romano spiegò com’era stata girata quella scena: La Bouchet era distesa nuda su un divano, mentre il bambino era ripreso senza l’attrice. I controcampi di spalle furono interpretati da Domenico Semeraro, un nano amico dei produttori che faceva di professione l’imbalsamatore ( Matteo Garrone nel 2002 ha girato “l’imbalsamatore”  rifacendosi alla storia di Semeraro, conosciuto tristemente dalla cronaca come “il nano di Termini”). Mentre Fulci usciva dal tribunale, il giudice domandò al regista cosa avesse visto, in fase di doppiaggio, l’attore (ovviamente un bambino) che doppiava il bambino. Fulci rispose che aveva visto delle code nere (parti di pellicola prive di immagini), al posto della Bouchet. Dopo aver detto questo, il verbalizzante della polizia disse a Fulci: «L’ha fregato, dottò». 

Anche questa storia ebbe un lieto per fine per il regista romano e, come tutti i film che hanno avuto problemi con la censura, il ritorno di pubblico fu consistente, infatti fu un discreto successo nei botteghini italiani. All’estero, invece, “Non si sevizia un paperino” divenne un vero e proprio cult, celebrato come capolavoro e ossessione di registi come Scorsese e Tarantino.

La scena censurata

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