Citizen Kane – Storia di una poetica rivoluzionaria

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La storia di Quarto Potere – Citizen Kane ha inizio nell’estate del 1939: nel tentativo di risollevare la propria immagine e renderla competitiva con quella delle Majors, la RKO Pictures decise di ingaggiare Orson Welles, considerato dall’opinione pubblica un enfant prodige, sia per il suo lavoro in teatro che per il grande successo del celebre sceneggiato radiofonico War of the Worlds. Il contratto proposto a Welles prevedeva la produzione di tre pellicole, e gli garantiva una grande libertà artistica: un fatto insolito, se teniamo conto delle severe regole della Hollywood di quegli anni.

La scommessa della RKO Pictures era stata chiara: ingaggiare talento e genio al proprio servizio, sebbene quella di Welles fosse una personalità artistica e intellettuale non coercibile, incline alla trasgressione, spesso anche alla provocazione. Dopo il fallimento dei primi due progetti, Heart of Darkness (tratto dall’omonimo romanzo di Joseph Conrad) e Smiler with a Knife, Welles si dedicò, con lo sceneggiatore Herman J. Mankiewicz, alla scrittura di quello che sarebbe dovuto essere il suo terzo film, un soggetto completamente originale: Quarto Potere – Citizen Kane (Trailer).

La poetica rivoluzionaria di Orson Welles

Il 1° maggio 1941 debutta nelle sale cinematografiche statunitensi Quarto Potere – Citizen Kane, il film d’esordio del giovane e intraprendente regista: una pellicola innovativa, profonda, e destinata a cambiare per sempre le regole del gioco, la grammatica e il linguaggio cinematografico, con soluzioni stilistiche, tecniche e narrative rivoluzionarie. L’utilizzo della profondità di campo, del grandangolo, del piano sequenza e della frammentazione del racconto fanno dell’opera prima di Orson Welles un punto di riferimento nella storia del cinema.

Nella sua ricerca poetica le immagini in profondità e in piano sequenza permettono la costruzione di modi e relazioni particolari tra i diversi elementi diegetici e semantici presenti nella scena, e una diversa fruizione da parte dello spettatore, che non è più guidato in modo univoco e coercitivo – come accadeva nel sistema classico – attraverso la costruzione di un’illusoria continuità spazio-temporale tra i diversi piani e la ricerca dell’invisibilità dei procedimenti di scrittura e di montaggio della pellicola, ma che è libero di posare lo sguardo e l’attenzione su ogni aspetto del piano. Il linguaggio e la poetica di Welles rappresentavano una minaccia per la Hollywood classica, troppo fedele alle proprie regole, ma quella di Welles fu una rivoluzione destinata a lasciare tracce profonde e durature, fino ad imporre Quarto potere Citizen Kane come il capolavoro fondante del cinema della modernità.

Il prologo di Quarto Potere – Citizen Kane

Una patina di mistero ha luogo sin dalla visione delle prime immagini della pellicola, in cui si può notare un cartello recante le parole “NO TRESPASSING”, all’orizzonte la dimora di Xanadu, in Florida, che emerge maestosa dalla fitta nebbia della notte. Dopo alcuni secondi, e alcuni dettagli degli spazi e dei giardini esotici dell’immensa tenuta, l’immagine si sposta all’interno, dove vediamo una palla di vetro con neve nella mano di un uomo che, prima di anelare l’ultimo respiro e abbandonarsi alla morte, pronuncia la parola “Rosebud” (Rosabella in italiano).

Chi era quell’uomo? Cosa significavano le sue ultime parole? Sono queste le domande che lo spettatore si pone immediatamente, ignaro di quanto siano connesse e profonde in realtà. La prima domanda trova risposta nel contenuto del servizio di prova di un cinegiornale che aveva lo scopo di ricostruire la storia di tal Charles Foster Kane, magnate dell’editoria ed ex-politico, morto nella sua regale dimora. Al termine del servizio, lo spettatore è condotto all’incontro della redazione del cinegiornale, dove il direttore non sembra troppo soddisfatto di quanto visto, e richiede ai suoi collaboratori uno sforzo ulteriore affinché quel prodotto possa offrire qualcosa in più rispetto alle notizie che i giornali di tutto il mondo avevano già riportato.

L’attenzione del direttore del cinegiornale è posta allora sull’ultima parola pronunciata dal cittadino Kane prima di esalare l’ultimo respiro – “Rosebud” –  come se potesse rivelarne il più intimo segreto. Decide così di affidare al giornalista Thompson il compito di indagarne il significato, interrogando le persone che avevano conosciuto meglio Charles Foster Kane nella sua intensa esistenza tra pubblico e privato.

Una ricerca che si muove tra le contraddizioni e la parzialità dell’opinione

La domanda sul significato di “Rosebud” innesca in Quarto Potere – Citizen Kane una narrazione dalla fabula intrecciata, con soluzioni drammaturgiche inedite. La narrazione è costruita su cinque flashback che proveranno, come in un puzzle, a restituire una rappresentazione distinta dell’anima del protagonista. Jorge L. Borges definì la pellicola un “labirinto senza centro”, un “giallo metafisico”, in cui il tema principale è la ricerca dell’anima di un uomo – compiuta dal giornalista Thompson e dallo spettatore – attraverso frammenti, opinioni, squarci di testimonianze, che restituiscono elementi contraddittori e parziali. La ricerca della verità, tanto nel film, quanto nella vita reale, non può essere pura, ma si muove tra le contraddizioni suscitate e alimentate dalla forza dell’opinione. L’unica verità a cui possiamo accedere, forse, potrebbe celarsi nella somma dei diversi punti di vista dei personaggi consultati, sebbene il procedimento matematico della somma delle parti non riuscirebbe a restituire la totalità psichica ricercata.

Rosebud” e la perdita dell’infanzia

La ricerca del giornalista Thompson si risolverà in un nulla di fatto, mentre un destino diverso toccherà alla ricerca compiuta dallo spettatore che, alla fine del film, troverà una risposta quantomeno sul denotato di “Rosebud”, sebbene il suo significato rimarrà un mistero: si tratta del nome inciso sullo slittino da neve col quale Charlie giocava da bambino il giorno in cui la madre decise di affidarne l’istruzione al tutore-banchiere Thatcher. Una sequenza, tra l’altro, densa di elementi innovativi sulla composizione dell’immagine e sul rapporto tra tecnica, stile e semantica: tra i piani più significativi della pellicola, questo è il momento in cui Charlie perse se stesso, la propria infanzia, e la vita così come l’aveva conosciuta.

Quell’episodio fondamentale segnò in modo incontrovertibile il corso della sua storia, e il trauma emotivo che ne seguì provocò una dicotomia rivelata dallo stesso protagonista in uno dei primi flashback a cui assistiamo, dove afferma di essere doppio nel suo intimo, riconoscendo egli stesso la propria contraddittorietà, determinata da una polarità evidente sia dal punto di vista morale, sia da quello socio-politico.

Quarto Potere – Citizen Kane: uno specchio tra la cinepresa e gli Stati Uniti

Il giudizio su un uomo così complesso è il giudizio difficile su una società altrettanto complessa, e Charles Foster Kane è il simbolo e la perfetta rappresentazione dell’American way of life. Paolo Bertetto sostiene che attraverso il tentativo di ricostruire l’intero corso della vita del cittadino Kane, in Quarto Potere siano descritti cinquant’anni di storia americana. La perdita dell’infanzia rappresenterebbe il passaggio degli Stati Uniti dalla età pura dei pionieri a quella capitalistica di Wall Street: molti hanno sottolineato, infatti, come la madre di Charlie rappresenti l’emblema dell’etica puritana del sacrificio, lo stesso compiuto da quell’America lontana e perduta. Charles Foster Kane è il simbolo della nevrotica e capitalistica ossessione per il potere, che se considerata da una prospettiva esistenziale e morale rivela il tormento di un profondo vuoto, di un’estrema fragilità, di una crepa irreparabile nel segno di una solitudine che mai lo lasciò solo.

L’irriducibilità di Charles Foster Kane e la circolarità della ricerca di significato in Quarto Potere

Rosebud” è forse la chiave che ci conduce all’anima del protagonista e, se così fosse, sarebbe difficile non essere portati a chiedersi cosa sia possibile scorgere al di là della porta: congetture, ipotesi, nulla di più oltre a questo. Il cittadino Kane non è riducibile al significato di una parola, di un ricordo o di un vissuto, e nemmeno alla loro somma, ma è la forma che eccede ogni sua parola, ogni suo ricordo e ogni suo vissuto, proprio come ciascun essere umano, proprio come ogni spettatore.

È questo il senso profondo del film, che invita a non adeguarsi a una risposta parziale, ma a sostenere piuttosto la perenne “ricerca di significato”, imposta a ciascuno dalla condizione di abbandono a cui l’essere umano è costretto. “NO TRESPASSING”: il film termina così com’era cominciato, con la cinepresa rivolta sullo stesso cartello ai confini della dimora di Xanadu, in un movimento circolare che riporta lo spettatore all’inizio del percorso tracciato dal film. Il punto d’arrivo della ricerca coincide con il punto di partenza, e nell’oscurità del significato, forse comprendiamo meglio il senso della ricerca di senso, perduto nella modernità.

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