Esterno notte: la psicanalisi di un paese

Esterno Notte, concepito inizialmente come una serie da sei puntate prevista per la messa in onda su Rai Uno in autunno, è stato presentato nella sua interezza in anteprima alla 75esima edizione del Ferstival di Cannes, mentre verrà proiettato nella sale diviso in due parti, di cui la prima disponibile già ora e la seconda dal 9 giungo.

La via crucis di un paese

Marco Bellocchio torna sul rapimento Moro a diciannove anni da Buongiorno, notte. Il film inizia e sembra riprendere proprio dal finale del predecessore, da quella camminata mai avvenuta: così nel 2022 il regista ci propone un controcampo di Buongiorno, notte, un esterno di quella stessa vicenda, con sguardo psicanalitico che filtra e non deforma la storia.

Esterno notte racconta una via crucis, la processione di Aldo Moro verso il suo Golgota con la politica italiana che lo segue con sguardo pietoso, sempre meno convinta nell’aiutarlo. Racconta del rapimento di un uomo che ha messo alle strette uno stato, e di come l’intervento degli uomini di potere si sia trattenuto sempre più. Perché in uno stato pieno di uomini di Potere e di autorità, ciò che manca è proprio il Potere e l’autorevolezza: tutto quel che rimane a questi uomini piccoli e fragili è un cilicio da stingersi attorno e sotto cui sanguinare in silenzio, mentre si stendono a letto a fianco di mogli che gli voltano le spalle.

Oggi come ieri

Così come Aldo Moro, il Potere è stato rapito e viene tenuto in ostaggio, forse è già morto, lasciando un paese che è Anima persa (film di Dino Risi richiamato in un manifesto ben visibile in una delle scene iniziali) e che è ostaggio di se stesso. Dipinge un’Italia meschina, retta dal manicheismo e dalle ipocrisie, guidata da personaggi e non personalità: racconta di un’Italia di quarant’anni fa e che è sopravvissuta immutata fino ad oggi. I quarantaquattro anni dal rapimento Moro e i trent’anni dalla strage di Capaci non misurano più una distanza temporale, perché si tratta di decenni che stanno durando tuttora.

Di fronte ad un paese che non ritiene un problema la mancanza di coscienza storica, che non ritiene che la nostra storia dal dopoguerra debba necessariamente esser trattata come cultura generale, Bellocchio torna a raccontare la storia italiana degli ultimi cinquant’anni, gli eventi, gli uomini e i personaggi che hanno segnato il nostro paese.

Ciononostante Esterno notte non educa, non è un trattato storico né ha sterili pretese pedagogiche: riporta alla memoria una storia italiana da troppi dimenticata e la fa sopravvivere ancora per un po’ tramite il cinema, senza compromessi, con coscienza e con arte.

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