The Eternals: il vero ritorno della Marvel

Gli Eterni arrivano nella città eterna, in tempo per chiudere la sedicesima edizione della Festa del Cinema di Roma.

Dopo aver subito una lunga fase d’arresto per motivi legati all’emergenza pandemica, l’universo cinematografico della Marvel continua ad espandersi e, se Black Widow e Shang-Chi si sono rivelati solo dei timidi tentativi di riprendere le fila di questa grande narrazione ed ampliarla, il film di Chloé Zhao, oltre a raccontare il ritorno dell’esperienza cinematografica, segna finalmente in maniera incisiva l’inizio di una nuova fase, tanto da dipingere un universo che finalmente viene esplorato in profondità e che si espande oltre dei limiti insospettabili fino a non molto tempo fa. In altre parole, Eternals ha l’impatto che ebbe il primo The Avengers nel 2012, innescando una nuova saga di cui è difficile prevedere la portata, tanto da ampliare l’arco vitale del Marvel Cinematic Universe oltre ogni possibile previsione.

È da riconoscere innanzitutto che mai prima d’ora un film dell’MCU aveva offerto tanti stimoli di analisi e interpretazione. Vengono ripresi i cicli di storie di Jack Kirby e di Neil Gayman e, pur non spingendosi comprensibilmente fin dove era arrivato Kirby, il quale con la serie originale del 1976 aveva attuato una vera e propria decostruzione del concetto di religione nell’universo Marvel, la neonata controparte cinematografica ne ripropone le intuizioni fondamentali e intavola elementi di grande fascino, rimanendo comunque abbastanza aperto da renderli esplorabili nei capitoli futuri e lasciando molti (forse troppi) punti interrogativi.

Eternals familiarizza curiosamente con l’approccio di Zack Snyder agli eroi della DC Comics, distaccandosene comunque per lettura e pretese. Se il Superman di Snyder era un dio che esisteva al di sopra dell’umanità, ignorandola ottusamente nelle proprie azioni e nelle rispettive conseguenze, gli Eterni, dèi che si rivelano apostoli, vivono in mezzo agli uomini: li amano, li ammirano, piangono con loro e a causa loro, si fanno spezzare il cuore e impazziscono per poi ritrovare in essi la fiducia, si lasciano ispirare e contaminare dall’umanità, aiutandola nella propria crescita e trovando in essa, di riflesso, lo stimolo ad evolversi (per quanto la loro natura non preveda un’evoluzione).

Nondimeno, sono degli eroi e dèi che contemplano l’amoralità, la crudeltà, il cinismo e il dogmatismo (proprio per l’appunto delle religioni), per il semplice motivo che gli Eterni incarnano su tutto la storia e l’evoluzione dell’umanità stessa: la distinzione tra bene e male non è netta e, in tal senso, le ampie zone di grigio si dipingono di pari passo ai dilemmi morali di questi esseri eterni, i quali cercano delle soluzioni ai propri tormenti in dei dogmi che scambiano per filosofia.

Proprio come con James Gunn, la visione “autoriale” di Chloé Zhao ha trovato un funzionale punto di incontro con la narrativa Marvel e il suo cinema, per quanto mediato da degli ovvi compromessi e riconoscibile più nell’approccio estetico, non è stato cannibalizzato dalle esigenze produttive di un blockbuster di tale portata: l’estetica di Jack Kirby viene completamente reinventata e adattata ad un gusto più familiare ai film della regista pechinese, mentre il confortante umorismo tipico dell’MCU non divora la solennità e l’intimità della narrazione.

Sono però evidenti delle mancanze che, pur non traducendosi in delle insufficienze tali da boicottare l’intera pellicola, non possono dirsi esattamente veniali: tornano le ingenuità del cinema della Zhao già palesate in Nomadland, le quali qui confluiscono nuovamente in un film che spesso si adagia nell’autocontemplazione. Non mancano errori grossolani di montaggio che vanno spesso a svilire una regia che altrimenti si sarebbe dimostrata particolarmente ispirata, e in generale la sceneggiatura è in più passaggi abbozzata, tra contraddizioni, esagerazioni fumettose che poco si prestano ad una rappresentazione cinematografica, veri e propri muri di testo e, infine, una gestione approssimativa di alcuni personaggi che si limitano ad esistere, quando avrebbero dovuto esprimere dei punti di vista importanti nel gioco dei ruoli su cui si basa la cosmogonia qui presentata.

Tuttavia, la criticità maggiore è che il film rimane probabilmente troppo aperto e, pur dando una chiusura alla vicenda principale, lascia molti punti interrogativi ed elementi in sospeso, al punto da non potersi considerare realmente autoconclusivo. È chiaro che questo aspetto sia fondamentale per innescare le trame che saranno esplorate nei prossimi capitoli di questa nuova macro-fase, così come è stato negli ultimi tredici anni, ma sembra inopportuno e ossimorico veder ribadita così prepotentemente la serialità della narrazione dell’MCU (insieme a tutti i suoi stilemi) in un film che pretende piuttosto di rompere i canoni, al punto che la presunta audacia del racconto sembra talvolta tradita.

Le mancanze sono evidenti, ma Eternals, pur non uscendo del tutto dagli schemi, si impone come uno dei film più affascinanti di tutto il Marvel Cinematic Universe fino ad ora ed è, insieme ai due Gardiani della Galassia di James Gunn, anche il più singolare, eludendo quello che è sempre stato il maggior problema di questo universo narrativo, fatto sì anche di ottimi film, ma spesso privi di carattere.

Niente di miracoloso, ma sicuramente, dopo un’apertura goffa della quarta fase, segnata dall’approccio poco convincente dei Marvel Studios alla serialità televisiva, The Eternals raddrizza il tiro rispetto a Black Widow e Shang-Chi: l’universo Marvel diventa narrativamente più vario, viene rinnovato l’interesse per le storie che devono ancora essere raccontate e vengono fissati degli obiettivi di ben più larga veduta, cosa non scontata dopo l’enorme successo riscosso con Infinity War ed Endgame.

Ci si sposta in territori inesplorati e il Marvel Cinematic Universe non si era mai mostrato più intraprendente, in una pellicola molto interessante concettualmente e negli intenti, seppur criticabile nella realizzazione, e che inaugura l’intenzione dei Marvel Studios di svecchiarsi e di rinnovarsi.

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