Family Business: di padre in figlio (o viceversa…)

Una serie che sembrava fatta per essere guardata in un pomeriggio e che invece finisce per catturare l’attenzione e chiederne di più, arrivando ad una densissima terza stagione che non pecca di cliché o insopportabili colpi di scena forzati. 

Approda su Netflix l’8 ottobre 2021 la nuova e ultima stagione di uno dei prodotti più particolari e godibili della piattaforma, Family Business (in italiano si chiama Altro che caffè, non se ne capisce moltissimo l’ironia, ma poteva andarci peggio), creata da Igor Gotesman nel 2019. 

La storia

Le vicende ruotano attorno ad una famiglia ebrea che vive a Parigi e si mantiene gestendo una macelleria kosher, attiva da generazioni ma oramai verso il fallimento.

Il figlio Joseph, sulla trentina, cerca in tutti i modi di fare meglio di suo padre, trovare una buona idea che lo metta sulla strada del successo al fine di scampare al destino già scritto di macellaio. 

Trova una via d’uscita dopo la legalizzazione della cannabis, iniziando a gestirne non solo il commercio, ma anche la produzione, con l’aiuto di tutta la famiglia; su tutti si staglia la figura della nonna, chiamata affettuosamente mamie, vera matriarca che tiene insieme tutto e possiede, straordinariamente, esperienza nel campo della produzione, interpretata dalla splendida Liliane Rovère (di anni 88!). 

Arrivati alla terza stagione, i protagonisti sono nel vivo del dramma; hanno già fronteggiato rivali, rotto storie d’amore, allargato la famiglia e si ritrovano condotti in ostaggio in America Latina da un’organizzazione criminale di fama mondiale e per la prima volta verranno divisi, mentre in patria una strana banda composta da Aida, avvocato e compagna di Joseph, il fratello e la ex fidanzata di un altro membro della famiglia Hazan, l’amico fraterno Olivier. 

Fonte: ecranlarge

Nella sottotrama si inserisce finalmente anche un focus sulla sorella Aure, interpretata da Julia Piaton e da sempre uno dei personaggi più interessanti della serie, alle prese con la rivendicazione di un ruolo di responsabilità all’interno della famiglia e del suo business, dominato dalla componente maschile che non le accorda alcuna fiducia. 

Il tono si fa più cupo rispetto alle precedenti stagioni, ma sempre acuto e ironico, confermando Family Business come una serie perfettamente godibile.

Per chi vuole imparare il francese, si consiglia la visione con i sottotitoli, a causa dell’elevata presenza di parole del lessico familiare. 

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