Finalmente l’alba, dopo una notte dimenticabile

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Con Finalmente l’alba Saverio Costanzo porta in sala un film che naufraga nelle sue ambizioni.

Dopo il debutto alla Mostra del cinema di Venezia 2023, arriva al cinema Finalmente l’alba (trailer), film dall’apparenza inusuale ma con un cast di stelle hollywoodiane che è raro incontrare in produzioni italiane. Il regista Saverio Costanzo, reduce dall’esperienza di L’amica geniale, si immerge qui nuovamente nella storia degli anni ’50. Ma, stavolta, lo fa rievocando i perduti fasti di Cinecittà, popolata da giovani aspiranti attrici e inarrivabili dive d’oltreoceano.

Il progetto di Costanzo si basa su un evento di cronaca nera del 1953: il ritrovamento di una giovane di ventun anni, Wilma Montesi, sulla costa del litorale romano. Il caso Montesi portò a galla torbidi scandali legati al mondo del cinema, della politica e dell’alta società romana, scuotendo enormemente l’opinione pubblica dell’epoca. Su tale riferimento che Finalmente l’alba costruisce il proprio controcanto, individuato nella protagonista Mimosa (Rebeca Antonaci), ragazza di semplice estrazione che, per una sola e straordinaria notte della sua vita, incrocerà la sua traiettoria con quella di questa realtà intoccabile.

L’artefatta magia della Hollywood sul Tevere

Incontri fortuiti ed esperienze permesse dalla magia di Cinecittà, non per nulla definita all’epoca la Hollywood sul Tevere. Casualmente scelta come comparsa in una produzione americana, la protagonista attirerà le attenzioni di Josephine Esperanto (Lily James), magnetica diva che tutti vogliono compiacere. Invitata a festeggiare la fine delle riprese, Mimosa si ritroverà trascinata attraverso una notte infinita in compagnia di Sean Lockwood (Joe Keery), una nuova promessa del cinema statunitense, e Rufus Priori (Willem Dafoe), gallerista americano trapiantato a Roma che fungerà da guida per il gruppo.

Finalmente l’alba non si preoccupa di nascondere i propri modelli d’elezione, prendendo ispirazione da certo cinema d’autore del passato. Le prime sequenze a Cinecittà, tra madri intente ad accompagnare le proprie figlie ai provini e ragazze e attricette in fila per una parte, non possono non richiamare alla mente Bellissima di Luchino Visconti. Ma il parallelismo più esplicito è certamente quello con La dolce vita, di cui il film di Costanzo vorrebbe forse offrire una rilettura al femminile.

Infatti, come nel capolavoro Felliniano, la protagonista viene travolta dal fascino sfuggente di una star di Hollywood, la quale in qualche modo finisce per dettare il movimento dell’azione. Anche qui il racconto si costruisce per episodi, per quanto racchiusi in una sola notte, ugualmente popolati di volta in volta da personaggi diversi. Al centro o ai margini di ognuno si ritrova Mimosa, che con ingenuità scoprirà di poter esercitare anch’ella una forma di attrazione. E non è certo una coincidenza, infine, che il caso Montesi fu a sua volta d’ispirazione per Fellini nella realizzazione della sua celebre opera.

Luci e ombre di una notte dimenticabile

Già da solo, un paragone così pesante rischi di affossare la pellicola di Costanzo, che a sua volta è sicuramente inficiata da una eccessiva ambizione. La messinscena oscilla tra momenti disorientanti e una certa efficacia nella ricostruzione dell’epoca, nonché della fascinazione che il mondo del cinema e delle star aveva sugli individui comuni. Quello che fa storcere, più volte, il naso va imputato ad alcune inspiegabili scelte di sceneggiatura, che rischiano di rompere la sospensione dell’incredulità dello spettatore.

Certo, l’intenzione di fondo (quella di affidare ad un protagonismo femminile un punto di vista in qualche modo inedito sulle vicende di quegli anni), rimane interessante. Il risultato, però, è quasi in contraddizione: Finalmente l’alba inciampa nella sua rincorsa ai modelli di cui insistentemente vorrebbe mettersi in scia, col rischio di risultare, infine, pretenzioso.

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