House of the Dragon, la recensione. Il grande ritorno del Trono.

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Tre anni dopo l’odiato finale di Game of Thrones, HBO ci catapulta nuovamente nel mondo di Westeros, con la serie prequel House of the Dragon. Le aspettative iniziali erano inevitabilmente basse, vista la triste e indegna conclusione della serie madre, ma questo spinoff è probabilmente la più grande sorpresa del 2022. La prima stagione di House of the Dragon è una bomba. La serie conta 10 episodi e si dimostra incredibile nella sua capacità di alzare il livello puntata dopo puntata, alimentando l’interesse e l’hype dello spettatore di settimana in settimana. Sì, perché House of the Dragon ha avuto il grande pregio di essere distribuita settimanalmente e non in un unico blocco come la maggior parte delle serie degli ultimi anni. Personalmente trovo che questa scelta abbia giovato molto alla serie che ha beneficiato della curiosità sempre crescente del pubblico e che ha saputo instillare alla perfezione negli spettatori un’attesa quasi morbosa per l’episodio successivo. Inoltre una settimana di pausa appare anche quasi necessaria per permettere di metabolizzare i fatti dell’episodio appena uscito e di far sedimentare le conoscenze relative alle casate, alle parentele e alle alleanze che, come nel Trono di Spade, la fanno da padrone. La serie è tratta dal libro di George Martin “Fuoco e Sangue” e dovrebbe contare almeno quattro stagioni.

House of the Dragon è l’esempio perfetto di come deve essere uno spinoff. La serie strizza più volte l’occhio a Game of Thrones, ma lo fa senza esagerare e soprattutto mantenendo un‘identità propria e ben definita. Inoltre, mentre il Trono aveva il difficile compito di introdurci al mondo di Westeros, con un’ampissima contestualizzazione e dunque dei ritmi oggettivamente lenti a beneficio della creazione di un universo che lo spettatore fosse in grado di immaginare e di vivere, House of the Dragon ci immerge immediatamente nella storia, mostrandoci da vicino quelli che saranno i personaggi chiave e mettendoli subito al centro degli intrighi che li vedranno protagonisti.

La trama

La serie si svolge circa duecento anni prima dei fatti raccontati in Game of Thrones e segue da vicino le vicende della casata dei Targaryen (sì, gli antenati di Daenerys), nel periodo in cui i draghi erano ancora vivi e rappresentavano il potere più grande esistente al mondo, nonché l’unica ragione del primato di questa casata rispetto alle altre. Le ambientazioni sono familiari, da Approdo del Re a Roccia del Drago, entrambi luoghi ricorrenti della serie madre, ma si limitano principalmente a queste due, facendo risultare la serie meno dispersiva rispetto alla prima stagione di Got. La vicenda inizia ponendo al centro della narrazione un grande problema, quello della successione di Re Viserys, che vede come principali contendenti la figlia del Re, Rhaenyra, che sarebbe la prima donna a sedere sul Trono di Spade e il fratello del Re, Daemon, un uomo forte, ma troppo impulsivo e violento per guidare i Sette Regni. Il susseguirsi degli eventi porterà la cerchia dei possibili eredi ad ampliarsi e l’ingerenza di altre casate innescherà una vera e propria lotta per la successione che sfocerà nella cosiddetta “Danza dei Draghi”

Personaggi grigi e meravigliosamente imperfetti

Il punto di forza di House of the Dragon sono senza dubbio i personaggi. Tutti sono scritti divinamente, caratterizzati in maniera dettagliata e soprattutto interpretati alla perfezione da un cast che si rivela azzeccatissimo. La serie porta in scena personaggi complessi, oscuri, ideali per quello che poi è il genere di House of the Dragon, vale a dire una branca più estrema del fantasy, dai toni più crudi e violenti. Non ci sono buoni e cattivi (sebbene l’impostazione della storia ci porti a parteggiare di più per una fazione), nessuno ha pienamente ragione, nessuno è nel giusto. Tutti si macchiano di atti brutali e una grossa differenza rispetto alla prima stagione di Game of Thrones è l’assenza di un personaggio come Eddard Stark, così consumato dalla sua morale e dal suo senso dell’onore da risultare uno dei pochissimi personaggi tendenzialmente positivi della serie madre. In questo calderone di personalità tormentate e liquide, quattro nomi spiccano su tutti: partiamo da Viserys Targaryen, il re, colui che siede sul Trono di Spade. Il suo è un personaggio meraviglioso, forse il più significativo di questa prima stagione e anche il più umano. Un uomo buono, un re debole, un padre e un personaggio pieno di fragilità. L’interpretazione straordinaria di Paddy Considine è la sublimazione di un Viserys memorabile, sul quale si è espresso lo stesso George Martin, definendolo perfino migliore della controparte cartacea. Daemon Targaryen, interpretato da quel bello e dannato di Matt Smith, uno dei personaggi più controversi, affascinanti e imprevedibili dell’intero universo di Martin. Fratello del Re, potenziale erede al trono, un personaggio spregevole, magnetico, estremamente violento e al tempo stesso inaspettatamente tragico, a modo suo. Rhaenyra Targaryen, la figlia del Re, erede designata, interpretata prima da Milly Alcock e poi da Emma d’Arcy. Rhaenyra è una ragazzina e potrebbe essere la prima donna a sedere sul trono, ma la sua pretesa è anche la più debole, in quanto donna. Il suo personaggio riesce a non essere scontato e acquista gradualmente sempre più credibilità, arrivando a toccare l’apice nel finale della stagione. Alicent Hightower, forse il personaggio più indecifrabile, che passa dall’essere una pedina nelle mani del padre ad acquisire uno spessore e una solidità sorprendenti, complice il lavoro eccellente di Emily Carey e Olivia Cooke. Ovviamente ci sono tantissimi altri personaggi e sono tutti affascinanti, particolari e non danno mai la sensazione di “già visto”. Nessuno è stereotipato, nessuno è una macchietta. Da Rhaenys Targaryen a Otto Hightower; dal viscido Larys Strong al valoroso Corlys Velaryon. Per non parlare dei nuovi Targaryen: Ewan Mitchell nei panni di Aemond Targaryen è probabilmente una delle scelte che fanno la fortuna di una serie. Un personaggio con una presenza scenica equiparabile solo a quella di Daemon e che, nei suoi silenzi, nelle sue movenze, riesce a essere davvero terrificante semplicemente apparendo sullo schermo.

Qualche difetto

Come già detto, la serie è tratta dal libro di Martin “Fuoco e Sangue”, nel quale viene descritta la cosiddetta “Danza dei Draghi”. Tuttavia, nel libro, questi eventi vengono raccontati in poche pagine, motivo per il quale alcuni passaggi, soprattutto in questa prima stagione (si presume che le prossime avranno meno eventi da condensare) potrebbero apparire affrettati o poco approfonditi. Senza dubbio uno dei pochissimi punti deboli di House of the Dragon è il ricorso troppo frequente all’espediente narrativo del salto temporale che se, da un lato, fa procedere spedita la narrazione, dall’altro potrebbe lasciare alcuni spettatori spaesati di fronte all‘evoluzione repentina di alcuni rapporti tra i personaggi e all’introduzione di nuovi volti tra figli e modifiche (poche e assolutamente riuscite) al cast principale. Se vogliamo essere puntigliosi, possiamo aggiungere che House of the Dragon è stata fin troppo spietata con molti dei personaggi di questa prima stagione. Non è una sorpresa che nel mondo di Westeros muoiano in tanti, ma talvolta la speditezza con cui viaggiano i fatti risulta controproducente nel momento in cui determinati personaggi muoiono senza che ci sia stato un approfondimento troppo marcato. Quasi non abbiamo il tempo di affezionarci, in certi casi. Visto che parliamo di qualche difettuccio, tanto vale citare adesso il lavoro meno certosino fatto su due personaggi: Criston Cole, che, dall’episodio 6 in poi, sembra essere scritto esclusivamente con la finalità di risultare il più odioso possibile, senza che ci siano reali spiegazioni e motivazioni a sostegno dei suoi comportamenti; La Larva Bianca, che compare per pochissimi minuti nel corso della stagione senza acquisire mai una centralità e un ruolo davvero definito. Ma parliamo di minuzie.

Scrittura e cenni tecnici

House of the Dragon è una serie molto dialogata. C’è oggettivamente poca azione, tralasciato qualche spezzone di episodio, ed è proprio per questo che risulta impossibile non riconoscere la grandezza di una scrittura che tiene incollati allo schermo nonostante i ritmi cadenzati. House of the Dragon riesce ad essere epica, commovente ed emozionante con l’aiuto delle musiche e di una messa in scena di altissimo livello. La serie è estremamente immersiva e tremendamente vera. Crudele e spietata nel mettere in scena eventi di una brutalità assoluta e di una crudezza difficile da reggere (dai massacri alle scene di parto). L’aspetto tecnico della serie è di qualità indiscutibile. La fotografia è potente ed evocativa, anche grazie all’uso di un simbolismo estremamente marcato. L’uso del fuoco è presente quasi in ogni episodio e conferisce ad ogni scena una solennità unica. Parlando di simbolismo è impossibile non citare l’uso dei topi, che rappresentano il marciume e la corruzione nascosti nei corridoi della Fortezza Rossa. Nell’episodio 8 (SPOILER), la maschera che cela metà volto di Re Viserys è orientata sul versante sinistro della sala, dove sono posizionati tutti i serpenti di corte. Parlando sempre della fotografia vorrei citare l’episodio 7, il quale in un clima di attesa e di silenzio quasi religioso, mette in scena eventi che avvengono in segreto, al riparo da occhi indiscreti e lo fa con l’uso di un filtro blu molto scuro e denso, quasi a volersi fare metafora di una notte complice che nasconde coloro che agiscono nell’ombra.

Le ambientazioni sono come al solito maestose e suggestive, da Approdo del Re a Roccia del Drago, da Capo Tempesta a Driftmark, ma al di là della bellezza degli scenari, sono proprio le atmosfere a rendere quello di House of the Dragon un mondo nel quale immergerci, nel quale perderci. La verità è che guardando questa serie, siamo un po’ tutti come Rhaenyra nell’episodio 4. Daemon ci prende per mano e ci conduce nei vicoli di Approdo del Re, tra le botteghe, i chiromanti, i giocolieri, gli attori, i mangiafuoco, le puttane, gli ubriaconi, i cacciatori di taglie. La visione della serie è la costante scoperta di un mondo misterioso e affascinante, quello di Westeros, scopriamo nuovi scorci, ci innamoriamo, il tutto mentre siamo accompagnati dalla memorabile (e fin da subito iconica) colonna sonora di Ramin Djawadi… semplicemente da pelle d’oca. I costumi e il reparto trucco sono estremamente dettagliati e la maggior parte delle produzioni fantasy dovrebbe prendere esempio dal lavoro fatto in House of the Dragon anche sotto questo aspetto. Il Make Up del Nutrigranchi è disgustosamente fantastico, una roba fuori dal mondo. Solo applausi.

La regia è ispirata e di livello alto. Le scene d’azione sono poche, nel corso della stagione, ma in molti momenti la messa in scena riesce a esaltare determinate situazioni. Molto avvincente la battaglia nelle Stepstones nel terzo episodio, sebbene lontana dalla perfezione della Battaglia dei Bastardi della serie madre. Tuttavia, parlando di regia, è impossibile dimenticare la sequenza con i draghi nel finale di stagione. Un piccolo gioiello di messa in scena. L’intera sequenza riesce a costruire la tensione prima ancora che i draghi spicchino il volo, dall’arrivo di Lucerys a Capo Tempesta, nel quale il principe scorge l’immensa sagoma di Vhagar, il drago di Aemond, più alto delle mura stesse, illuminato dai lampi. Successivamente si sviluppa l’inseguimento finale, frenetico, ansiogeno, angosciante, nel quale una serie di inquadrature strategiche rendono perfettamente la maestosità dei draghi e quanto sia immenso Vaghar rispetto ad Arrax.

Draghi; tantissimi draghi…

La serie si chiama House of the Dragon, quindi non possiamo non parlare dei draghi e della loro importanza all’interno della storia stessa. Cominciamo dicendo che si vedono molti più draghi rispetto al Trono di Spade. Nel Trono i draghi sono estinti, mentre in questa serie è la normalità che un rettile gigantesco sorvoli il centro di Approdo del Re. La loro presenza è scontata per tutti e il loro è principalmente un valore politico, prima ancora che bellico. Essi sono l’unico fattore che distingue i Targaryen da tutti gli altri. Sono la bomba nucleare del mondo di Westeros. Un’arma e una sorta di forza legittimatrice. I draghi sono tanti e sono tutti diversi. Ognuno ha caratteristiche uniche, da Syrax, il drago di Rhaenyra, dai colori quasi dorati a Caraxes, il drago di Daemon, un terrificante mostro dalle forme simili a un serpente alato; da Arrax, un drago piccolo, ancora giovane, appartenente a Lucerys a Vhagar che, nell’aspetto, ricorda quasi un dinosauro, talmente enorme e antico da sembrare una creatura ancestrale, quasi un precursore degli altri draghi, con il suo collo corto e tozzo e le sue fauci immense. Queste bestie straordinarie sembrano avere un legame particolare con i Targaryen, i loro cavalieri, ma allo stesso tempo quest’aspetto romantico del rapporto tra draghi ed esseri umani viene spesso smorzato da alcuni segnali e da determinati dialoghi. Indimenticabile il dialogo tra Viserys e Rhaenyra, al termine del primo episodio, in cui il Re mette subito in chiaro quanto siano pericolosi questi meravigliosi esseri:

“L’idea che controlliamo i draghi è un’illusione, sono un potere con cui gli uomini non avrebbero mai dovuto scherzare”

Viserys Targaryen

I personaggi come portatori delle tematiche…

House of the Dragon, come il Trono di Spade è una serie che affronta principalmente tematiche legate alla politica, alla morale, al potere. Ogni dialogo è funzionale alla descrizione di quella che è la filosofia e la visione dei vari personaggi sull’ordine delle cose nel mondo di Westeros e ciò che spicca immediatamente, fin dai primi minuti della serie, è un contesto in cui il ruolo della donna nella società è fortemente sminuito, fino a sfociare nella misoginia. Personaggi come quelli di Rhaenyra e Rhaenys, entrambe donne che, in tempi diversi, sono state pretendenti al trono, sono i principali portatori di queste tematiche e di un senso di rivalsa e allo stesso tempo di impotenza nei confronti di una tradizione radicata come quella di Westeros.

“Gli uomini preferirebbero dar fuoco al reame piuttosto che vedere una donna salire sul Trono di Spade”

Rhaenys Targaryen

La stessa Alicent inizialmente non è altro che uno strumento nelle mani del padre per avvicinare gli Hightower al Trono. La serie tratta apertamente questi argomenti e lo fa sempre in maniera oculata, senza mai sfociare in esaltazioni del femminismo e del politicamente corretto. Un altro personaggio che incarna il conflitto morale che spesso investe i sovrani di Westeros è senza dubbio Viserys, il Re, un uomo buono, inadatto alla sovranità, condannato a scelte impossibili che lo portano necessariamente a deludere qualcuno. Rhaenyra che è ancora all’inizio della sua caratterizzazione sembra seguire da vicino gli ideali del padre anche se, inevitabilmente, determinati eventi la porteranno a distaccarsene. Dall’altro lato ci sono personaggi che invece sono estremamente distanti dall’etica e dal senso del giusto, da Otto Hightower a Larys Strong, due dei principali complottatori di corte, talmente cinici da essere disposti a commettere azioni orribili per i propri scopi. Lo stesso Daemon, per il quale è quasi impossibile non parteggiare, è una persona orribile, che si è macchiata delle azioni più spregevoli, dall’incesto, alla tortura, dall’omicidio al tradimento. Ma la vera forza di HOTD è questa. Le interpretazioni degli attori e la caratterizzazione dei personaggi sono talmente incredibili da farci adorare anche il peggiore tra tutti loro.

Conclusioni

In conclusione, la prima stagione di House of the Dragon è qualcosa di spettacolare. Una serie maestosa, profonda, scritta divinamente e realizzata con cura. Ogni aspettativa è stata superata tra personaggi memorabili e molteplici scene epiche che già sono rimaste impresse nella nostra memoria (dall’episodio 8 al finale dell’episodio 10). La sensazione è che siamo soltanto all’inizio e che le prossime stagioni possano rivelarsi addirittura migliori di questo esordio che si candida prepotentemente ad essere considerato come il miglior prodotto televisivo del 2022.

Voto: 9,5

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