Il capolavoro mai invecchiato, “Il Cacciatore” 45 anni dopo

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Avreste mai pensato che la vita sarebbe cambiata così tanto? “Il cacciatore” di Michael Cimino, restaurato in 4K, torna nelle sale italiane dal 22 al 24 gennaio.

The Deer Hunter, cult capolavoro di Michael Cimino, spegne 45 candeline. La pellicola uscì nei cinema americani il 15 dicembre 1978 e fin da subito riscosse emozioni contrastanti tra pubblico e critica.

Le storie dietro questo cult fondamentale della storia del cinema sono innumerevoli. Una tra tante è quella che riguarda l’attore John Cazale a cui proprio nel ’78 venne diagnosticato un cancro ai polmoni che in meno di un anno lo stroncò. Ma Michael Cimino lo volle ugualmente nel cast: per questo, decise di frammentare il film e girare prima tutte le scene in cui appariva Cazale. Meryl Streep, al tempo fidanzata con l’attore italo-americano, accettò un ruolo minore solo per stargli accanto sul set, fino agli ultimi giorni.

Il cacciatore è fatto anche di questi piccoli aneddoti, oltre ad essere un dramma sulle cicatrici che lasciò il Vietnam in tutti gli Stati Uniti. E’ il manifesto di un’epoca e delle persone che ci hanno vissuto.

La Trama

La storia inizia con il racconto della vita di una comunità ucraina, in particolare di un gruppo di amici: Mike (Robeet De Niro), Nik (Christopher Walken) e Steven (John Savage). I tre sono giovani operai in un’acciaieria in Pennsylvania e la loro vita procede tranquilla e allegra tra il lavoro, le bevute al pub e l’amata caccia al cervo. Oltre a questo, li accomuna l’inquietante prospettiva di poter essere chiamati alle armi da un giorno all’altro per andare a combattere in Vietnam. Inizialmente questa possibilità non li spaventa, anzi, la percepiscono come eccitante, la vedono come un’allettante possibilità per dimostrare amore per la loro patria. Tra questi, solo Steven riuscirà a sposarsi prima di essere catapultato nell’inferno della guerra, al fianco dei suoi commilitoni, nonché amici, Mike e Nik.


Il secondo atto de Il cacciatore è fulminante: gli orrori della guerra, gli assalti ai villaggi, la prigionia dei tre, torturati e costretti al supplizio della “roulette russa”. E poi le corse che diventano fughe, fughe dalle bombe, fughe dai soldati, fughe da quel che è diventata la loro vita. Traumatizzato da questi orrori, Nik viene ricoverato in ospedale per disturbi di natura psichica.

Nella terza parte del film, Michael Cimino decise di raccontare le conseguenze di questo viaggio all’inferno: Mike viene rimpatriato, ma presenta gravi problemi di rinserimento nella vita civile; Steven subisce l’amputazione di una gamba e si isola dalla famiglia; Nik non è mai tornato dall’inferno, è rimasto infatti a Saigon, disertore prigioniero della sua follia. Linda (Meryl Streep), fidanzata di Nik, informa di ciò Mike, che tenta di recuperare il suo amico ritornando in Vietnam. Lo trova in una bisca clandestina e prova a farlo rinvenire ricordandogli la caccia al cervo che tanto amavano, quel “colpo solo” che lasciava al cervo la speranza di scappare dalla morte e che dannatamente ricorda il macabro gioco della roulette russa. Ma anche un colpo solo può essere per il cervo fatale.

Scena finale del film "Il cacciatore" tornato, restaurato in 4K, nelle sale italiane dal 22 al 24 gennaio.

Le emozioni

Il cacciatore di Michael Cimino è un film in cui la canonica suddivisione in tre atti è evidente. Esistono un prima, un durante e un dopo: questa è la forza del film che lascia un impatto sugli spettatori. I personaggi sono costretti a trasformarsi continuamente, perché lasciati senza scelta, ma ben sanno che questa metamorfosi è imposta. Il cacciatore è un film sul Vietnam tanto quanto lo è Apocalypse Now, per la qualità e veridicità delle scene di tortura e conflitto. Allo stesso tempo, è un film sul Vietnam tanto quanto Taxi Driver, perché ci mostra cosa ha lasciato questa guerra in chi è tornato, in chi non ha potuto più riassaporare quella normalità tanto data per scontata all’inizio e tanto agognata poi.

Il problema di Mike è proprio questo: una volta tornato non può più tornare alla vita di prima. Non sono cambiate le sue priorità o i suoi affetti, è semplicemente cambiato lui. Dopo un dolore così grande, dopo uno shock del genere, la realtà sembra estremamente deludente. Ad ogni personaggio il conflitto lascia cicatrici personali indelebili. Steven diventa un busto senza gambe, che si vergognerà a dover guardare sua moglie in faccia. Nik non riuscirà a reggere il peso psicologico della situazione e si nasconderà in un mondo totalmente suo.

Ecco che, dopo 3 incredibili ore, alla fine della pellicola si percepisce totalmente questo cambiamento. Vediamo i tre protagonisti, i tre martiri a stelle e strisce, come simulacri di ciò che fu. Colpiti in prima persona da un evento che rivoluzionò non solo il mondo, ma anche il modo di pensare di tutti. La dolce voce di Meryl Streep, nella sequenza finale, che intona “God Bless America” (a cui si aggregano piano piano tutti), ci ricorda chi è il carnefice. Non sono solo lo stato, la nazione, il governo: è l’ideale. Le feste, le danze, i sorrisi, le sbronze, gli innamoramenti, le cacce al cervo, la musica, le tradizioni appartengono al passato. Tutto ciò che un giorno donava loro giovinezza e allegria è coperto dal velo cupo della guerra, dall’insanabile frattura della sofferenza.

E così il film sfuma sulle note di una provocatoria God Bless America, ricordandoci tutti quegli americani che l’ideale ha illuso e, infine, deluso.

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