“IL PIANETA SELVAGGIO”: L’UOMO DOMESTICO

Film d’animazione uscito nel 1973, nato dalla combinazione di due artisti visionari. Diretto da René Laloux e disegnato da Roland Topor. I due lo hanno sceneggiato insieme, basandosi su un breve romanzo di fantascienza di Stefan Wul: “Homo Domesticus”.

La storia.

Siamo sul pianeta Ygam. Qui vivono i Draag, esseri “alieni”, di colore blu e giganti rispetto a noi. Gli Oms (umani) sono i loro animali domestici. Il pianeta Ygam ha un solo satellite: il pianeta selvaggio. Da esso vengono prelevati gli Oms per essere addomesticati con veri e propri collari.

Protagonista della vicenda è un umano, che rapito neonato dalla madre, diventa il “giocattolo vivente” di una ragazza Draag di nome Tiwa. Questa deciderà di chiamarlo Terr. Lui dimostra inizialmente in modo ingenuo, quanto la sua intelligenza possa crescere rapidamente e tra i due giovani, così diversi, sembra esserci un intesa amichevole.

Una volta cresciuto però, deciderà di scappare portando con sé una particolare tecnologia della specie predominante sul pianeta. Si tratta di una sorta di coroncina capace di trasferire conoscenza nella mente di chi la indossa. Viene usata per istruire i giovani Draag. Terr, troverà in un parco abbandonato una colonia di Oms selvaggi, “selvatici”, e porterà a loro la conoscenza, inimicandosi inevitabilmente il mago della colonia.

Quando il consiglio dei Draag si accorgerà della conoscenza umana, deciderà di procedere con un’altra massiccia “deumanizzazione”: un vero e proprio sterminio. Terr e i sopravvissuti usando le conoscenze acquisite dovranno sopravvivere.

Dietro il film.

Le ambientazioni disegnate ricordano le opere del grande Salvador Dalì. L’intera pellicola è un viaggio psichedelico e surrealista orchestrato magicamente per suscitare stupore, sotto le strane note di una colonna sonora sperimentale, che fonde rock e jazz.

La regia si amalgama perfettamente ai disegni in movimento ed è ricca di spunti geniali. Ne sono un esempio le inquadrature con angolazione supina o i campi lunghi, che fanno apparire gli Oms come formiche. In effetti, la “deumanizzazione” non è altro che una “disinfestazione” di colonie di insetti, che “come animali domestici sono divertenti, ma che selvaggi rubano, sono sporchi e si moltiplicano terribilmente in fretta”.

Il film ci mostra una realtà relativa. É ovviamente fantascienza e all’inizio del film in una scena viene accennato vagamente un antefatto di tutto ciò; vengono mostrate durante una riunione al consiglio dei Draag alcune immagini confuse di ruderi proveniente dalla vecchia Terra, dove erano stati prelevati gli Oms. Questi sembravano aver raggiunto un elevato livello di conoscenza come civiltà e come specie, che sembra avere grandi doti di “adattamento”. Ma una catastrofe, o probabilmente una grande guerra li riportò ad una seconda “età della pietra”; sono proprio le sue molteplici ed enormi esplosioni (nucleari?) che fecero notare il (nostro) pianeta dagli alieni.

Va oltre al tema della conoscenza: ci mostra la possibilità dell’uomo come specie non-predominante. Si parla di “antispecismo”, un movimento filosofico, politico e culturale che si oppone allo “specismo” ovvero l’opinione e la tendenza a pensare che l’uomo sia una specie superiore a tutti gli altri esseri animali. Uno dei presupposti iniziali è la capacità di provare dolore degli altri esseri. Si nota nel film la crudeltà delle giovani Draag dalla prima scena, in cui portano via Terr dalla madre, come se fosse un gioco. Come se i Draag avessero il potere decisionale sulla vita, la morte e la condizione degli Oms.

Interpretazione.

La pellicola quindi ci mostra una visione opposta alla nostra e come grazie alla conoscenza e l’adattamento le specie “inferiori” possano combattere e vincere sulle altre, convinte della propria illusoria superiorità. “Bisogna fare la pace”, tra noi esseri umani e tra noi esseri viventi. Un terzo atto geniale (specialmente per il 1973, anche se la produzione avvenne nel 1963, capirete…) e un finale che regala un’immagine simbolica e memorabile. Lascia spazio ad un nuovo, migliore capitolo della nostra specie e dell’universo.

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