Il ragazzo e l’airone: Miyazaki dieci anni dopo Si alza il vento

Reading Time: 3 minutes

Presentato in anteprima alla Festa del cinema di Roma a ottobre, arriva nelle sale italiane, con l’inizio del nuovo anno, Il ragazzo e l’airone, ultimo film di Miyazaki dieci anni dopo Si alza il vento. Oltre al lavoro del regista è importante, per comprendere quest’ultimo lavoro, considerare gli ultimi anni dello Studio Ghibli, quello che ne è risultato (ultimo caso nel 2021 Earwig e la strega) e le difficoltà che sta affrontando.

È importante considerare il peso di un film simile nel 2024 per il Ghibli e, se uno ha visto il documentario Il regno dei sogni e della follia e conosce lo studio d’animazione e i suoi volti, sa bene perché. Il ragazzo e l’airone è un film imperfetto, probabilmente il più imperfetto dei film di Miyazaki, ma estremamente importante da discutere. Bisogna innanzitutto prendere atto che Miyazaki non è mai stato un narratore rigoroso e quella mancanza di rigore, piaccia o meno, è proprio ciò che permetteva ai mondi del Ghibli di prendere vita in modo così puro.

Miyazaki e la magia

Nel 2013 arrivava Si alza il vento e metteva da parte ogni contaminazione possibile del fantastico, se non per alcune scene oniriche. Un’opera con l’aura da testamento artistico che scopriva il fantastico in una vita votata ad un sogno (l’ideale del volo) e a creare, perché di fronte a questo non c’è mondo incantato che regga, niente di più puro. All’alba del 2024, quel capolavoro perde il suo valore di perfetto testamento artistico per tornare alla magia e ai grandi reami fantastici. Perché? Perché bisogna discutere di quello che è il Ghibli nel 2024 e di quello che sarà.

Il film inizia raccontando una storia, intima, che sembra rivendicare ancora una volta quella stessa placida malinconia dell’ordinarietà, come fosse il ricordo di un vecchio amico (difficile non pensare a Isao Takahata). Poi irrompe il fantastico e quello de Il ragazzo e l’airone diventa un altro racconto: uno di ricordi di persone che abbiamo conosciuto troppo avanti nella loro vita, di anime che devono ancora nascere, di stregoni stanchi che cercano successori per continuare a tenere in piedi il mondo a cui hanno dedicato le loro forze.

È curioso che risieda qui l’imperfezione del film, nonostante si tratti di uno schema narrativo familiare al regista (vedasi La città incantata): il fantastico è scivolato dalle mani di Miyazaki, non è stato in grado di gestirlo, di raccontarlo se non mostrandolo graficamente. Alcuni ruoli non vengono mai spiegati, i dubbi sull’innesco narrativo rimangono irrisolti e quel mondo si muove disordinatamente sullo schermo, stanco.

Nel regno dei sogni e della follia

Lo si capisce subito, quello è il Ghibli, un regno che ormai fatica a stare in piedi e che, nonostante il bisogno vitale di continuare a creare, non riesce a trovare un nuovo “demiurgo” o una nuova generazione di creativi e creatori. Così sul finale viene presa l’unica scelta possibile: non ci sarà nessun successore, nessun futuro. Quel mondo è esistito, nato da un meteorite caduto sulla Terra, e ha creato per anni, ma il ragazzo può solo scegliere di fuggire e lasciare andare tutto quanto. Questo è il regno di Miyazaki nel 2024. Ed è nelle lacune, nelle inadeguatezze, nell’incompletezza, nelle mancanze della narrazione che Il ragazzo e l’airone trova ancora quella placida malinconia.

Poteva essere un racconto più semplice, asciugato di molte contaminazioni del fantastico, con maggior controllo del suo contenuto e maggior rigore. Ma, di fronte alla sua profonda imperfezione, quelle contaminazioni sembrano inevitabili e permettono al ragazzo e all’airone di trovare dei momenti di grande bellezza, quando tutto si ferma per qualche istante in contemplazione del grande e stanco reame incantato. In contemplazione del Ghibli.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *