L’Attacco dei Giganti: recensione della prima stagione.

Tratto dal manga di Hajime Isayama e prodotto da Wit Studio, l’anime “L’Attacco dei Giganti” ha ottenuto, negli ultimi anni, un successo stratosferico. La cura maniacale degli aspetti grafici ha conferito alla trasposizione audiovisiva un appeal nettamente superiore rispetto all’opera cartacea, rendendo questa serie animata un punto di riferimento del genere.

Un fantasy semplice…

Le vicende sono ambientate in un contesto dai toni cyberpunk, chiaramente immaginario e la trama è strutturata in maniera minimalista e chiara. Il genere umano è stato in gran parte sterminato dai Giganti, creature enormi, mosse da una forza irrazionale, difficilissime da uccidere e animate esclusivamente dalla necessità di divorare gli esseri umani. Quel che resta dell’umanità vive in un complesso di città circondato da mura altissime, l’unica difesa contro i mostri che dominano la terra: il Wall Maria, le mura più esterne, che separano gli uomini dal resto del mondo, in cui vivono i Giganti; il Wall Rose, la muraglia intermedia; il Wall Sina, che circonda le zone più interne. L’evento scatenante, quello che rompe l’equilibrio creatosi, è la comparsa di un gigante anomalo, che crea un varco nel muro esterno permettendo agli altri giganti di invadere la periferia della “safe zone”. Tutto qui. Le fondamenta della serie sono queste. Umani contro giganti. Lotta per la sopravvivenza contro una forza misteriosa troppo grande per essere sconfitta. Un inno alla resistenza.

I personaggi…

Protagonista della vicenda è Eren Jaeger, tipico personaggio principale, dotato di una grandissima forza di volontà che gli permette di sopperire alle sue lacune (che sono tante). La sua caratterizzazione inizia con il pilot, un episodio estremamente brutale e drammatico che basta a creare i presupposti per l’evoluzione del personaggio di Eren ed è sufficiente a spiegare le motivazioni che lo spingono e lo animano. Eren vuole sterminare tutti i giganti. Il suo passato lo riempie di una determinazione quasi ossessiva che fa di lui un personaggio avventato, in più di un’occasione stupido. Un personaggio del quale lo spettatore, spesso, non condivide le scelte né il modo di agire e che tende a dividere il pubblico. Lo stesso Eren è diviso, incerto sulla sua vera natura e la sua crisi di identità lo pone in bilico sulla linea di confine tra bene e male. Altrettanto ben fatta è la caratterizzazione dei coprotagonisti, Armin e Mikasa e dei personaggi secondari, scritti in maniera eccellente, dotati di un background sempre credibile e originale e mai ridotti a macchiette.

Una Game of Thrones animata…

L’Attacco dei Giganti è una storia drammatica, tragica. Non c’è spazio né tempo per momenti felici o di tregua. La tensione è sempre altissima, il ritmo è incalzante e non c’è un attimo di respiro. La sensazione che vive lo spettatore è di costante pericolo. La storia è dura, crudele, violenta. Nessuno è al sicuro. Non si risparmiano morti importanti, momenti crudi, colpi di scena. Se le basi della trama sono estremamente semplici, l’intreccio è complesso e abbondano i misteri come le domande senza risposta in una serie che è molto più criptica di quanto non appaia.

Politica e azione…

La componente politica de “L’Attacco dei Giganti” è spesso presente e non stona affatto. Emergono il ruolo delle milizie, dei vari corpi delle forze armate e le caratteristiche dell’ordinamento giuridico. Il ruolo della religione in una società che si fonda sulla paura del mondo esterno. Se da un lato c’è il Corpo di Ricerca, quella parte delle milizie che si spinge in varie spedizioni oltre le mura per scoprire il più possibile sulla natura dei Giganti, dall’altra c’è il Culto delle Mura, una corrente di fanatici che venerano le mura come se fossero divinità e che rigettano ogni forma di curiosità o interesse per ciò che c’è fuori. Ricorrono tematiche (di cui Eren è il principale portatore) riguardanti la natura stessa dell’essere umano, tendente alla conoscenza, alla curiosità, alla necessità di spingersi oltre i limiti imposti per saperne di più. Sempre presente il contrasto tra etica e necessità. Spesso i personaggi vengono calati in situazioni che richiedono scelte impossibili, scelte che la morale generalmente riconosciuta disapproverebbe. Molte di queste vedono come protagonista Eren, ma anche i capitani dei vari corpi armati sono spesso obbligati a sostenere il peso del loro ruolo con sacrifici immensi.

I nemici…

La vera forza di questa serie sono proprio i Giganti. Nemici estremamente semplici eppure terrificanti. Il primo aspetto che li rende tanto spaventosi è il mistero totale che avvolge la loro natura. I giganti non hanno bisogno di mangiare, possono sopravvivere senza nutrirsi e dunque non si spiega la loro tendenza a divorare le persone che uccidono. Non si interessano a forme di vita diverse dagli esseri umani e l’unica cosa che sembra spingerli è un’ irrazionale predisposizione a sterminare il genere umano. Questa caratteristica conferisce loro un’aura di ineluttabilità, quasi come se fossero costretti a tormentare inevitabilmente i pochi umani superstiti. Non si conosce la natura dei loro attacchi, le tempistiche con le quali avvengono. Esistono giganti normali e giganti anomali, caratterizzati da agilità, dimensioni e intelligenza diverse rispetto alla media. Ad essere però davvero terrificanti sono proprio i giganti normali. Deformi, completamente nudi, dall’espressione vuota e lo sguardo assente. Sui loro volti, sorrisi inquietanti e folli. Le loro movenze irregolari, ondeggianti, ansiogene. Se a tutte queste caratteristiche aggiungiamo quella che è l’effettiva pericolosità di questi esseri, otteniamo un nemico eccezionale. L’attacco a Trost, nei primi 15 episodi, è la chiara dimostrazione della devastazione che queste creature si portano dietro. In tantissimi muoiono uccisi dai Giganti: protagonisti e comparse. Un nemico reale, concreto, semplicemente perfetto per questo genere di storia.

Una luce per l’umanità (SPOILER)

La grande svolta per il genere umano, nel corso di questa prima stagione, è un drastico cambio di atteggiamento nell’approccio alla guerra con i giganti. Quando vengono alla luce le capacità nascoste di Eren, la milizia muta la classica strategia difensiva mirata a contenere gli attacchi dei Giganti, in favore di un approccio nuovo, volto alla liberazione, con conseguente rioccupazione dei territori perduti. Questa nuova mentalità ha grande valore anche dal punto di vista simbolico, in quanto rapprappresenta l’acquisizione di una rinnovata forza d’animo che mancava da decenni. Fondamentale il tema della libertà, che si erge in contrasto con la situazione di oppressione vissuta dal genere umano. La prima stagione si chiude con un finale agrodolce, che vede sventata la minaccia della prima vera ondata di giganti, ma vede fallire il piano per l’acquisizione di informazioni preziose per la comunità. La scena finale che mostra il volto di un gigante all’interno della struttura delle mura stesse apre scenari estremamente promettenti per la seconda stagione, che dovrà risolvere molti interrogativi e soddisfare le aspettative che, dopo quest’ottima prima stagione, sono veramente alte.

In conclusione…

In conclusione la prima stagione de “L’Attacco dei Giganti” è di alto livello e si lascia apprezzare per ritmo, scrittura e cura del dettaglio, soprattutto visivo. La narrazione è molto scorrevole, ricca di colpi di scena e con pochi momenti morti. Potrebbe risultare fastidioso l’eccesso di pathos di cui sono intrisi molti momenti, anche quando non servirebbe. Le scene d’azione sono spettacolari e la qualità delle immagini lascia senza fiato (stupende le scene di combattimento contro i Giganti, che valorizzano al massimo il “Movimento Tridimensionale”, la tecnica usata dagli uomini per combatterli). Merita una nota positiva la colonna sonora, che sottolinea perfettamente la drammaticità di molte scene e conferisce, ogni volta, quel tocco in più che fa la differenza.

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