L’eredità del Joker

Sono passati quasi due anni dall’uscita di Joker. Il film di Todd Phillips, all’epoca suscitò un clamore mediatico notevole e non rimase di certo indifferente agli occhi degli spettatori. La troupe riuscì infatti a portare una storia interessante al grande pubblico e sperimentò l’interazione insolita tra genere drammatico e cinecomic. Cosa resta, tuttavia, oggi di quella pellicola? Meritò il Leone d’oro? La calorosa accoglienza ha superato la prova del tempo? Le domande sorgono spontanee e le risposte di certo non sono semplici.

I MOTIVI DEL SUCCESSO

Il marchio supereroistico è una garanzia dal punto di vista commerciale. I cinecomics possono piacere o meno, ma l’interesse che suscitano è incontestabile, oltre che impressionante. Basta aprire internet e cercare i film più redditizi della storia del cinema per comprendere l’imponenza del fenomeno (soprattutto dopo l’avvento dell’MCU). Per cogliere allora il motivo che ha portato gli spettatori ad entrare in empatia con Arthur Fleck, bisogna partire dagli stimoli che hanno incentivato l’acquisto del biglietto.

Il Joker è sicuramente uno dei personaggi più amati dell’universo DC e, di conseguenza, era difficile aspettarsi un flop. Credo, tuttavia, che i motivi del successo vadano ricondotti a cause affettive, oltre che commerciali. Già dal primo trailer, infatti, venne alla luce un’analisi intima del personaggio e questo sicuramente destò un interesse notevole. Tante volte i cinecomics mettono in scena combattimenti mozzafiato (Avengers), o mostrano il lato intimo dei loro protagonisti (Spiderman 2), però un film del genere, totalmente introspettivo, non era mai stato girato. Forse è una tendenza naturale, quella di andare oltre i limiti del racconto e di cercare spiegazioni ulteriori a ciò che colpisce: le persone vogliono comprendere i personaggi che amano. Joker non impressionò allora per il genere di appartenenza, ma perché cercò di studiare le radici del male.

L’ACCOGLIENZA

L’ accoglienza del pubblico ebbe un iter alquanto ambiguo. All’uscita in sala, infatti, i social andarono in tilt dinanzi a una platea che gridò al capolavoro. Con il passare delle settimane, tuttavia, il clamore si trasformò in un pubblico diviso. Da una parte c’erano i fan, che difendevano assiduamente l’originalità del progetto, dall’altra c’erano i detrattori, che sottolineavano gli eccessivi riferimenti al cinema scorsesiano. Chi dei due avesse ragione, risultò e risulta tuttora, difficile comprenderlo. Certo, la verità sta spesso nel mezzo, eppure entrambe le tesi erano valide: l’idea era alquanto originale, ma il film dipendeva “eccessivamente” dai suoi modelli. Ciò che invece mise d’accordo un po’ tutti, fu l’aspetto recitativo. Joaquin Phoenix riuscì difatti a vincere un Oscar come miglior attore protagonista e, per la prima volta dopo tanti anni, le polemiche a riguardo furono esigue. In un modo o nell’altro, l’attore americano colpì il suo pubblico e diede un aspetto unico al suo Joker. Sicuramente la complessità del personaggio e l’approccio introspettivo lo aiutarono, ma la profondità può spesso rivelarsi un’arma a doppio taglio.

FARE CENTRO

Spesso le persone ripudiano il paragone tra opere. Quando si parla di cinema, viene sempre messa in risalto l’insensatezza di alcuni paragoni. Dopotutto non potrebbe essere altrimenti, perché mettere a confronto le diversità risulta errato, oltre che inconcludente. La critica giusta dovrebbe quindi ragionare per compartimenti stagni e non permettere a informazioni estranee di interferire nella valutazione. Dobbiamo allora ragionare sul compartimento a cui Joker appartiene. La risposta istintiva sarebbe quella del genere drammatico, ma purtroppo lo svaluterebbe. Il problema nasce infatti alla radice, perché il film prende ispirazione dal cinema in generale e probabilmente non eccelle in nessun settore. Questo non vuol dire però che il film sia brutto (dopotutto il paragone lascia il tempo che trova), ma che abbia percorso una strada inevitabilmente rischiosa. Todd Philips è stato però abile nel comprendere la destinazione della sua opera, rifiutando eventuali percorsi tortuosi. Il regista cita il cinema che l’ha formato, ma ricerca anche un’identità originale. Joker riesce, di conseguenza, a stare al passo con i tempi, sfruttandone le potenzialità e ripudiandone i limiti.

LA PROVA DEL TEMPO

Torniamo dinanzi a uno dei quesiti iniziali: Joker ha superato la prova del tempo? Sicuramente non è riuscito a mantenere il clamore iniziale. Dopotutto si sa, per giudicare una pellicola bisogna essere lucidi, vederla più volte e approcciarsi con una minima razionalità. Forse Todd Phillips ha anche scelto l’anno sbagliato per girare il film più importante della sua carriera, vista l’enorme concorrenza dell’anno 2019(C’era una volta… a Hollywood, Burning, La casa di Jack etc.). Nonostante non sia riuscito a trattenere le plurime opinioni positive dell’uscita, ha però segnato, nel suo piccolo, la cultura popolare. Tutti, a distanza di quasi due anni, ricordano le scene più iconiche del film, dal ballo sulla scalinata allo sguardo dal finestrino. Joker è quindi riuscito a segnare il pubblico sfruttando un prodotto della cultura popolare moderna. Todd Phillips ha mostrato al mondo intero l’illimitatezza dell’arte, capace di creare qualità in ogni singolo contesto. Forse Joker non è un’opera rivoluzionaria, forse non riesce a raggiungere il livello dei suoi modelli di riferimento, ma ha saputo raccontare una storia coinvolgente e segnante: basta questo per creare arte.

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