Maestro, luci e ombre del film di Bradley Cooper

Reading Time: 4 minutes

Uno dei titoli più attesi della prossima stagione dei premi è giunto finalmente anche in Italia. Sto parlando di Maestro, che vede il ritorno dietro, oltre che davanti, alla macchina da presa di Bradley Cooper dopo il grande successo di A Star Is Born. Il regista non abbandona la musica, ma la affronta con un tono più autoriale, andando ad indagare una delle figure più di spicco della società americana del ventesimo secolo: il compositore, direttore d’orchestra e musicista Leonard Bernstein. Dopo il debutto a Venezia, Maestro ha già ottenuto quattro nomination ai Golden Globe e compare già in alcune delle shortlist annunciate degli Oscar. Mai come quest’anno la concorrenza è agguerrita: Maestro riuscirà a portarsi a casa qualche premio?

La trama di Maestro

Maestro racconta la storia di Leonard Bernstein (Bradley Cooper), a partire dal suo debutto a soli 25 anni come direttore d’orchestra della New York Philarmonic, e della sua compagna di vita, l’attrice Felicia Montealegre (Carey Mulligan). Il film si sofferma sul loro rapporto, che passa dall’amore idilliaco alla fiducia, dall’odio alla riconciliazione, con i figli e la sessualità del compositore a fare da sfondo.

La regia di Bradley Cooper

Senza dubbio il punto forte del film. Se A Star Is Born era un misto di emozioni e passione, in cui la trama faceva da cardine insieme al magnetismo di Lady Gaga e alla colonna sonora eccezionale, qui la situazione cambia. Maestro è un film ben confezionato, in cui l’estro punta proprio verso l’estetica. In particolare la prima parte del film, realizzata in bianco e nero, è un vero spettacolo per gli occhi. Riusciamo a immedesimarci nell’epoca in cui è ambientato, grazie ad alcune trovate che non vedevo dai tempi di Mank (David Fincher, 2020).  Il passaggio tra i periodi storici, così come dagli ambienti (dai set televisivi ai concerti, dalle mura di casa ai giardini) avviene in maniera fluida, andando così a sottolineare il grande talento di Bradley Cooper alla regia. La sfida sarà fare a meno della musica e cambiare completamente registro.

Carey Mulligan sensazionale

Se Bradley Cooper risulta molto convincente nei panni di Leonard Bernstein, con una vocalità e una fisicità che cambia anche nel corso del film, è la co-protagonista a rubare davvero la scena. Carey Mulligan, in vera ascesa dopo la seconda candidatura agli Oscar nel 2022, brilla e rappresenta il cuore del film. La sua Felicia è un personaggio stratificato, una sfida per qualsiasi interprete: dall’accento spagnolo alla sua fragilità, dalla sua schiettezza con il marito al dolore nella seconda metà della sua vita. Carey Mulligan si conferma una grandissima attrice e chissà, magari Maestro potrebbe darle anche qualche chance in ottica Oscar (anche se Lily Gladstone e Margot Robbie sono in agguato).

Una grande storia americana… o no?

In Maestro c’è però un grosso ‘ma’ e non è quello nel titolo. Visivamente siamo di fronte ad un film ben realizzato, contornato da grandi performance, una fotografia precisa e, come era preventivabile, una colonna sonora perfetta. Tuttavia, è proprio la trama a non essere all’altezza del resto. Il film decide di concentrarsi su Leonard e Felicia, e non è questo il problema. Il problema è ridurre a soli espedienti le carriere dei due, descritte in più occasioni come ricche di successi: queste vengono ridotte a poche comparse, qualche (ottima) scena e, se da un lato rappresentano il cuore del film, dall’altra risultano depotenziate. Maestro aveva la strada spianata per raccontare in maniera originale la storia di un grande personaggio, dannatamente contemporaneo, ma si è perso in un bicchier d’acqua. Cooper si ‘dimentica’ di concentrarsi su un tema in particolare, svilendo il grande sforzo estetico.

‘La’ scena

Se c’è una cosa che ci ricorderemo nei prossimi anni di Maestro, è la scena in cui Bernstein dirige la Sinfonia N°2 di Gustav Mahler. È proprio vero che esistono dei contesti, degli eventi, che quando vengono ripresi risultano ancora più spettacolari. Basti pensare alla boxe, lo sport cinematografico per eccellenza. Qui Bradley Cooper mi mostra i muscoli, sia come attore (pare si sia preparato anni per replicare alla perfezione questa esibizione di Bernstein) sia come regista (la scena dura ben 6 minuti e nessun momento viene sprecato). Solo questa scena potrebbe valere a Cooper la candidatura agli Oscar come miglior regista.

Conclusioni

Maestro non è un brutto film, anzi. Bradley Cooper confeziona il perfetto prodotto per l’imminente award season: bello da vedere, con grandi attori in primissimo piano, un grande personaggio americano come protagonista, grande musica e quel bianco e nero che ci fa sentire tutti un po’ più intellettuali. Purtroppo, il pacchetto è più bello del contenuto. Superato questo velo di bellezza, la sostanza del film è limitata: una storia d’amore non troppo approfondita, la musica passa in fretta in secondo piano, riapparendo solo quando fa più comodo, troppi temi affrontati frettolosamente. Resta un po’ di rammarico, ma possiamo ritenerci soddisfatti: Bradley Cooper ha una radiosa carriera da regista davanti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *