Non solo produzioni statunitensi: Plan Coeur (o Di come chiamare una serie “Tutte per una” possa nuocere agli ascolti)

Plan Coeur è una miniserie francese di Noémie Saglio e Julien Teisseire prodotta da Netflix, che conta due stagioni ed un episodio speciale di cui avremo modo di parlare. La terza stagione, conclusiva, è in uscita. 

Googlando Plan Coeur recensioni troverete solo trafiletti, tradotti da siti francesi, che vi spiegano come sia la serie perfetta per un pomeriggio di binge watching sul divano, con accanto una tazza di the. O un prodotto per chi ha nostalgia di Sex and the City. O di Bridget Jones. 

Ve lo dico da fan di questa roba; non è il caso

La storia è ben fatta, il ritmo veloce e coinvolgente non la rendono un capolavoro imprescindibile dell’ultimo decennio, ma è un prodotto fresco, con una narrazione ironica ma non grottesca assolutamente necessaria per parlare di gioventù. 

E poi, è ambientata a Parigi ed è fatta da francesi, per cui niente cliché alla Emily in Paris o romanticherie esagerate alla Midnight in Paris (che amo follemente per altre ragioni). Qui sono sboccati, sinceri, simpatici e goffi. Come tutti gli europei sono, visti da se stessi. 

La storia 

Elsa ha una trentina d’anni, due amiche del cuore, Charlotte ed Émilie , e un ex di cui è ancora succube. Lui non ci fa una gran figura, è andato avanti con la sua vita, ma sfrutta ancora l’influenza che esercita sulla ragazza. A fare da contraltare sono proprio le amiche, le quali la spingono ad uscire, divertirsi e lasciarsi alle spalle la relazione infelice. Fin qua è Scusa ma ti chiamo amore. Un bel plot twist quando entra in gioco Julio e non si può che parlare di colpo di fulmine. O no? 

La serie segue poi le disavventure, relazionali ma anche lavorative, delle amiche e dei loro compagni, con realismo, ma anche una bella dose di ironia. L’ironia sarà, insieme al profondo affetto che soggiace ai rapporti raccontati, la costante in grado di riappacificare gli animi irruenti del gruppo. Avranno spazio, nella sottotrama, temi come la corruzione sul posto di lavoro, la discriminazione di genere, il matrimonio in giovane età, il tradimento, l’autostima e il rapporto con la famiglia d’origine (indagato non solo attraverso i protagonisti), il precariato

Una commedia corale di formazione di fatto, lontana dallo splendore hollywoodiano e dalla rappresentazione della periferia all’italiana (un episodio di Zero mi è bastato per rimanere delusa ancora una volta, dopo Skam). 

Amore e sesso 

Sdoganati molti pregiudizi sulla possibilità di amare senza fare sesso e viceversa, sempre con leggerezza e senza far convolare su un personaggio solo la funzione di guida o grillo parlante. È piuttosto una foresta metropolitana di voci quella che ci racconta il mondo del dating; ci sono i social, ci sono i bar e le feste in casa di amici, gli incroci a lavoro, il puntare in alto e  l’accontentarsi di una storia che non funziona già da molto tempo. La solitudine anche. 

Senza dubbio divertenti i primi approcci tra i protagonisti, che ci ricordano i video di Norman e Natoo. Non temete; litigheranno anche. Si faranno domande scomode su se stessi e su quello che vogliono dall’amore e dalla vita. 

Il Covid 

Una delle poche serie a scendere a patti con questa realtà ed utilizzarla senza trasformarsi senza stravolgere la propria inclinazione: rimane se stessa, non si nega. I personaggi reagiscono conformemente (o non, ma è una scelta) al loro vissuto e al loro carattere alle prove a cui sono chiamati; la solitudine, lo stress, la paura del contagio, la noia, la responsabilità nei confronti dei più deboli.

Molte serie hanno preferito ignorare la questione (in Ginny e Georgia, uscita lo scorso febbraio, ad esempio, vediamo chiaramente la data giugno 2020, ma nessuno porta la mascherina o si riferisce mai alla pandemia, stessa scelta fa Dix pour cent- Chiami il mio agente!, altra produzione francese, con l’ultima stagione girata e ambientata nel 2020, eppure totalmente Covid-free), non ritenendola probabilmente adatta ai loro contenuti, Plan Coeur invece riesce a raccontare comunque la storia che vuole raccontare, il cui protagonista non è il Covid. Rimangono l’amore e l’amicizia, come nel primo episodio della prima stagione. 

I dialoghi 

Le parole impiegate sono quelle dei rapporti umani tra coetanei; informali e spesso offensive, con la sintassi spezzata, piena di abbreviazioni e soprannomi

Non garantisco sulla traduzione italiana, poiché il doppiaggio potrebbe averne snaturato non poco il ritmo o potrebbero addirittura aver depurato la lingua (il titolo stesso è un gioco di parole che si è perso nella traduzione Tutte per una).

È curiosa la scelta di impiegare un lessico così connotato in un prodotto pensato per il colosso Netflix e non si può ascrivere soltanto alla volontà di restituire un quadro realistico della popolazione francese della fascia 25-30 anni. Mi sento di affermare con sicurezza che non siamo davanti ad un’operazione come quella che ha spinto gli scrittori di Sotto il sole di Riccione a mettere in bocca arbitrariamente dei “vecchio” e “fra” ai ragazzi protagonisti. Piuttosto, a guidare gli autori possono essere ragioni legate all’emotività della storia, al senso di appartenenza ed insoddisfazione che permea tutto il gruppo di amici. Istintivamente mi vengono alla mente le parole di una canzone del collettivo parigino Fauve, Sainte Anne: 

On est tristes et nos cœurs saignent

Mais on se cache derrière nos grandes gueules et nos mots durs

Entre nous on s’appelle “mec”, “meuf”, “bâtard”, “baltringue”, “bitch”, “gouinasse”, “connard”

Parce que sans le vouloir, les autres sont un combat permanent

Décidément docteur, on vit une chouette époque

Et dans une chouette ville aussi

Tutto il pezzo, pur non essendo parte della colonna sonora, è un ritratto generazionale duro ed emotivamente evocativo dai temi molto simili a quelli della serie. 

La musica 

Julio produce musica elettronica, ma Elsa gli canta al primo appuntamento Ta Katie T’a Quitté. In Plan Coeur convivono entrambe le anime; l’electro-pop e la nostalgica.

Indimenticabile L’amour fou dei Grand Blanc e i Polo & Pan presenti con più di un pezzo. Menzione speciale a:

Accende la curiosità per una realtà musicale assai vicina geograficamente, ma ricca di risultati interessanti di cui sappiamo ben poco. 

Mi aiuterà ad imparare il francese?

Se visto in lingua originale con i sottotitoli può diventare un prezioso alleato per liberarsi della concezione scolastica che spesso abbiamo della lingua e per avvicinarci al linguaggio familiare.

Se siete alle prime armi, ci sono sicuramente serie più facili da seguire (parlano molto velocemente), ma per una panoramica sulla socialità e la vita di tutti i giorni non teme confronti.

In Plan Coeur, siamo tutti di casa

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