Occhiali neri: il canto del cigno di Dario Argento

La protagonista è cieca, ma il film non è Il gatto a nove code, in qualsiasi modo lo si voglia intendere. È Occhiali neri, pellicola che, presentata alla Berlinale e a dieci anni da Dracula 3D, segna il ritorno nelle sale di Dario Argento, maestro nostrano del brivido, nomea che non viene in alcun modo invalidata dagli insuccessi che hanno composto in serie l’ultima fase della sua produzione. C’era comunque bisogno di un’ultima impresa che potesse rappresentare una nota più dolce su cui chiudere l’esperienza cinematografica di Dario Argento, per quanto non ne fosse scontata la riuscita, considerati i precedenti.

Il timore principale era che si trattasse di un film anacronistico, che la tradizione di riferimento appartenesse al passato e che poco si adattasse al cinema della nostra contemporaneità, mantenendo distante il pubblico di adesso, salvo operazioni trasformative attraverso cui potesse essere rimasticata  in modo da conciliare due epoche distanti, come nel cinema di un regista molto consapevole sia del mezzo che dei tempi quale è James Wan.

La pellicola ovviamente non risponde alle dinamiche e alle logiche di un thriller moderno, né alla concezione dell’orrore più congeniale ai tempi attuali, eppure è qui che risiede la maggiore conquista di Occhiali neri, specie se considerata in relazione ai precedenti lavori del maestro: come ribadito anche dalla colonna sonora di Rebotini, riporta il thriller agli anni ’70, distaccandosi però dall’ultima porzione della filmografia di Argento, rappresentata da film che non riuscivano a rispondere né al presente né al passato cui si riferivano.

Ha le solite ingenuità di scrittura che da sempre sono state familiari al cinema del celebre regista, da L’uccello dalle piume di cristallo fino a Il Cartaio,e che sono proprie della tradizione di riferimento, che Occhiali neri riesce ad evocare con maggior forza degli altri film della produzione degli anni 2000 del maestro, riuscendo a ritagliarsi una propria dimensione e a definirsi un proprio carattere che, per quanto anacronistico, è consapevole di se stesso. Non è più quell’Argento “senile” che sembrava ormai non avere più idee, il maestro è tornato ed è più che lucido.

L’inizio è suggestivo, tutti osservano in silenzio un’eclisse che farà divorare dal buio il mondo della protagonista, e come cala l’oscurità sulla terra, inizia la carneficina. La potenza espressiva del film va affievolendosi in breve laddove dovrebbe emergere prepotentemente l’orrore, per poi riaccendersi in un finale sospeso in una dimensione fiabesca, che nasce da Suspiria e arriva a Phenomena.

La parte migliore della pellicola è la prima, dove viene messo da parte il thriller per dedicarsi maggiormente alla dimensione umana della situazione in cui vive la protagonista: è un film poco interessato ai mostri, quando perfino in Giallo, pur nella sua grave inadeguatezza, si percepiva la mostruosità del killer, anche soltanto per la caratterizzazione puramente estetica. Manca di cattiveria e morbosità, gli omicidi non sono interessanti nella brutalità né nella messinscena, a differenza di quanto ci si aspetterebbe da un film del regista.

Si potrebbe dire che non mostra i denti, ma forse non è quello l’approccio ricercato, perché la sensazione è che Argento, al tramonto della propria carriera, fosse più interessato alla tenerezza che all’orrore, non al sangue ma al dolce rapporto che lega un bambino orfano e una prostituta cieca, due persone rimaste indietro che si incontrano in mezzo alla violenza.

Occhiali neri lascia sereni. Si rischia di cedere al “garantismo”, perché in fondo c’era bisogno di un ultimo film di Argento che raddrizzasse il tiro, anche di poco, rispetto alle sue ultime produzioni, per quanto si tratti comunque di un film che non è da dare per scontato, sia dalla parte garantista del pubblico sia da quella che aveva ormai perso la fiducia. È se non altro una ventata d’aria fresca rispetto all’ultima fase della filmografia di Dario Argento, che adesso può chiudersi dignitosamente.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.