Old: un piccolo incubo estivo

Due famiglie si concedono una vacanza in un resort esclusivo, finché, su invito dei gestori stessi, non decidono di andare a visitare una spiaggia nascosta al pubblico. Quella che però doveva essere una tranquilla giornata al mare si trasforma in un incubo, in seguito al ritrovamento di un cadavere e agli eventi che si manifesteranno a partire da quel momento. Il gruppo di turisti si rende presto conto che su quella spiaggia il tempo scorre più velocemente. O meglio, il tempo scorre più velocemente attraverso i loro corpi: invecchiano di anni ogni minuto che passa e il loro arco vitale si restringe progressivamente, mentre qualcuno in cima alla scogliera li sta osservando.

Sono queste le premesse di Old, l’ultimo film di M. Night Shyamalan. Dopo aver concluso due anni fa una trilogia incentrata sul viaggio di tre improbabili super-eroi, realizzando un tributo a quei personaggi che da quasi novant’anni popolano le vignette degli albi a fumetti, Shyamalan torna a lavorare con del materiale fumettistico: la base di partenza per Old è infatti Castello di sabbia, la graphic novel di Pierre Oscar Lévi, documentarista e giornalista francese, riedita in Italia da Coconino Press in occasione dell’uscita del film.

Si tratta comunque di un rifacimento molto libero, distinguendosi significativamente dall’opera di riferimento nei toni e nel genere adottato; la storia raccontata da Lévi è malinconica, attenta a mostrare come i personaggi si rassegnino docilmente ad un più rapido passaggio del tempo. Il film di Shyamalan sembra invece più vicino, in termini fumettistici, ad un’opera di Junji Ito: merito un’idea di partenza semplice ma che si sviluppa attraverso scene ad alta tensione e risvolti grotteschi, con l’orrore che arriva a contaminare i corpi dei protagonisti secondo una sottile idea del contrappasso.

Ciononostante, le due narrazioni sembrano a tratti complementari, in quanto alcuni elementi del fumetto di Lévi, tagliati dal film a causa della diversa direzione intrapresa da Shyamalan, vengono comunque richiamati, mentre altri che rimanevano in sospeso, lasciando al lettore dei dubbi irrisolti, ottengono qui una spiegazione, suggerendo implicitamente una continuità tra le due versioni.

Si possono riconoscere riferimenti interessanti anche internamente alla stessa filmografia di Shyamalan, leggendo una linea tematica comune a E venne il giorno: così come nel 2008, l’uomo si ritrova minacciato da una natura matrigna che rivendica la propria posizione di potere, ristabilendo il naturale ordine gerarchico. Se però in quel caso ci veniva proposta la possibilità di una natura vendicativa e scientemente impegnata in un atto di forza nei confronti dell’umanità, in quest’occasione abbiamo a che fare con una natura che viene scoperta in un comportamento insolito, incurante degli uomini che si sono malauguratamente ritrovati al suo cospetto.

Old rappresenta però anche un’occasione per riflettere sulla maturazione che Shyamalan ha dimostrato negli ultimi anni in qualità di sceneggiatore e, più nello specifico, nella costruzione del finale, che, inaspettatamente o meno, è stavolta più disteso, in contrapposizione alla tendenza ormai distintiva del regista di chiudere i propri film con un colpo di scena: la tensione si respira per tutta la durata della pellicola in sequenze al cardiopalma ed è ciò che conduce al finale, e non più il finale stesso. Sembra ormai la conferma di ciò che già nei lavori più recenti del regista si poteva osservare, ovvero che il plot non viene più valorizzato semplicemente in quanto tale, bensì come lo strumento per raccontare una storia ben più interessante.

Al tempo stesso, il finale è forse il maggior problema del film: è veloce, perfino sbrigativo, e se da un lato chiude la vicenda lasciando allo spettatore il compito di riflettere sulle implicazioni morali di quanto viene rivelato (similmente a The Village, insieme all’idea di uno scenario isolato e nascosto dal resto del mondo), dall’altro risulta anticlimatico e decisamente edulcorato rispetto alle atrocità fino ad allora mostrate.

Tutta la costruzione precedente non viene però invalidata, lasciando alla memoria dello spettatore alcune delle sequenze più di impatto della filmografia del regista. È inoltre un film estremamente importante in questa fase della sua carriera: dopo un periodo infelice, segnato da prove mediocri e mal riuscite come Lady in the water, L’ultimo dominatore dell’aria e After Earth, questa è una fase di conferme, in cui Shyamalan ribadisce il proprio talento, avvalendosi di film come Split e lo stesso Old e dimostrandosi ancora all’altezza dei suoi lavori più celebri e celebrati.

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