Oscar 2024: prima statuetta per Wes Anderson

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Quest’anno, dopo la 96esima edizione dei Premi Oscar, si è parlato tanto dei grandi protagonisti: Oppenheimer con le sue 7 vittorie, Barbie e gli addominali dipinti di Ryan Gosling (grazie Emily Blunt!) e molti altri. Una cosa che però è passata inosservata è stata la prima statuetta vinta dal regista Wes Anderson.

Le precedenti candidature

Wes Anderson non è un novellino degli Oscar, anzi. Sono ben 7 le volte in cui è stato tra i candidati alla vittoria. Tre di queste sono arrivate nello stesso anno per Grand Budapest Hotel: miglior film, miglior regista e miglior sceneggiatura originale. Il film ha riscosso grande successo tra critica e pubblico grazie alle caratteristiche principali dei film di Anderson: le inquadrature “perfette” ed i colori.

Grand Budapest Hotel è stato comunque il protagonista degli Oscar del 2015: 9 candidature e 4 vittorie tra cui miglior scenografia e miglior colonna sonora. Nonostante un ottimo palmares, nessuna vittoria è valsa l’Oscar al regista statunitense.

Altri noti film di Anderson che gli sono valsi la candidatura ai Premi Oscar sono I Tenenbaum, primo grande successo del regista, e Fantastic Mr. Fox, film d’animazione tratto dal romanzo di Roald Dahl che, con i suoi racconti, ha ispirato Anderson durante tutta la sua carriera.

La meravigliosa storia di Henry Sugar

Per questa edizione degli Oscar, Wes Anderson ha deciso di stupire tutti con il suo cortometraggio La meravigliosa storia di Henry Sugar tratto (ancora una volta) da una serie di racconti dello scrittore britannico Roald Dahl.

La storia si incentra sulla svolta avvenuta nella vita del protagonista Henry Sugar, un grande giocatore d’azzardo. Il Signor Sugar scopre che un uomo indiano (Ben Kingsley), grazie alla meditazione ed allo yoga, riesce a vedere attraverso gli oggetti. Pensa, così, che esercitandosi possa sviluppare la stessa abilità. Nel suo caso cambia solo il fine, perchè l’obiettivo di Henry Sugar è arricchirsi ai casinò vedendo attraverso le carte.

Ed è così che una storia tanto surreale quanto incantevole viene deliziosamente confezionata in un prodotto targato Was Anderson, denso di parole, personaggi e immancabili colori pastello. Il suo Oscar passa in sordina rispetto al trambusto scatenato dalla prima bomba atomica (forse complice il fatto che Wes Anderson non si è fisicamente presentato per ritirarlo), ma di certo la serie parlerà per lui.

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