Paris, Texas: distanza e solitudine nel capolavoro di Wim Wenders

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Paris Texas Wim Wenders

Perdere se stessi, abbandonandosi al dolore del silenzio per poi attuare la propria redenzione: è la parabola esistenziale tracciata da Paris, Texas, film del 1984 diretto da Wim Wenders e vincitore della Palma d’oro come miglior film al Festival di Cannes (https://www.youtube.com/watch?v=nb987ysh9l8).

Paris, Texas è una pellicola realizzata con estrema raffinatezza e maestria, in cui la misteriosa complessità dell’erlebnis (esperienza vissuta) del protagonista, Travis (Harry Dean Stanton), esprime in modo unico i limiti delle relazioni umane, sottolineando l’incolmabile distanza che separa l’Io e l’altro. La storia di Paris, Texas è una storia di perdita, abbandono, folle amore, paura ed egoismo, in cui solo il tempo dilatato del silenzio e dell’assenza potrà ricostruire, almeno in parte, ciò che l’istinto ferino dell’essere umano aveva attentato e quasi distrutto.

La pellicola è scandita da una rarefatta malinconia che si muove tra il ricordo di un passato che lo spettatore immagina essere stato estremamente potente nella sua nefandezza e un presente che lo vede accompagnare il protagonista nel mezzo del suo cammino. Wim Wenders colloca lo spettatore in medias res, al centro di una matassa ancora da sviscerare, rivelando a poco a poco, senza frenesia e con mirabile garbo, quei vissuti di cui noi osserviamo per la quasi totalità del film solo gli effetti.

Paris Texas Wim Wenders

Un prologo dal sapore misterioso

Il film ha inizio con delle iconiche riprese in campo lungo su un paesaggio desertico del Texas, attraversato da un uomo che sembra procedere il suo cammino come un viandante, senza meta, perso e disorientato negli immensi spazi che si sviluppano intorno a lui. Giunto disidratato in una stazione di servizio, sviene ed è soccorso da un medico, il dottor Ulmer. Una volta ripresosi dallo stato confusionale, l’uomo non risponde alle domande, non dice né il suo nome né dov’è diretto, suscitando curiosità e sospetto. Il medico, cercando tra gli averi dell’insolito paziente, trova le credenziali di un tale Walt (Dean Stockwell), che vive a Los Angeles, e che al telefono si presenterà come il fratello dell’uomo, il cui nome è Travis, scomparso ormai da quattro anni, e chiuso in una forma di mutismo.

Walt parte alla volta di Terlingua (Texas) per raggiungere il fratello e convincerlo a tornare con lui a LA. L’incontro tra i due è quasi surreale, con Travis che ha difficoltà non solo a riconoscere Walt, ma anche a destarsi quando è chiamato per nome. La sequenza in campo-controcampo sui volti straniti dei due attori anticipa il punto di vista di Travis in campo lungo sull’orizzonte, come a indicare che l’avvento del fratello abbia interrotto il suo cammino solitario. Rassegnato, allora, sale in macchina e, dopo alcuni tentativi di fuga mal riusciti, accetta l’idea di tornare a LA con Walt.

Il rifiuto della parola e la ricerca dell’origine

Paris Texas Wim Wenders

Nel viaggio di ritorno Walt va incontro a delle difficoltà nel comunicare con Travis, che non sembra considerare la possibilità di aprirsi alla parola: è come se questa potesse rivelargli la sua esistenza al tempo presente, disconosciuto e negato ormai nella geografia degli spazi immensi e senza confini che percorre apparentemente senza meta. Il rifiuto della parola comporta la negazione della memoria. Sembra infatti che il film abbia voluto mostrare il desiderio covato da Travis di ricominciare la propria vita da una stadio neo-natale, privo di parole e ricordi, dove il passato non è contemplato, e dove tutto può apparire nuovo e possibile. L’incontro inaspettato col fratello Walt, tuttavia, impone una crisi al lineare cammino di Travis verso una tabula rasa. Pronuncerà infatti le sue seconde “prime parole”, tutt’altro che banali.

Dopo uno sfogo di Walt, stanco di trascorrere il viaggio senza ricevere alcuna risposta dal fratello, Travis parla inaspettatamente, facendo riferimento alla località di Parigi, nel Texas, dove rivela di aver comprato un lotto di deserto. Aggiunge poco dopo che quello è il luogo dove i loro genitori si erano conosciuti e innamorati, e in cui fu concepito. È lì che Travis desiderava andare, a Paris, Texas. Una meta nel suo cammino c’era, ed era per lui il principio, la sua genesi, il luogo dove cominciò ad essere: obnubilare se stesso nel silenzio del cammino alla volta dell’origine, e ricominciare da capo nella speranza di aver lasciato alle spalle, oltre ai ricordi, il senso di colpa e il dolore. Questo era il significato del suo errare, per nulla avvolto nel caso.

Travis incontra suo figlio

Il viaggio dei fratelli verso LA prosegue, e, giunti a casa di Walt, Travis incontra il figlio Hunter (Hunter Carson) – Alex nel doppiaggio italiano –, di quasi otto anni ormai, cresciuto con Walt e la moglie Anne (Aurore Clément) dopo l’improvvisa e inspiegata sparizione di Travis. L’interazione tra Travis e Hunter è da subito complessa, ma naturale nel suo sviluppo. D’altronde, erano trascorsi quattro anni, “metà della vita di un bambino” che è comprensibile riscontri alcune difficoltà nel riconoscere l’affetto di una figura tanto importante quanto assente. Hunter non comprende le ragioni del ritorno del padre, né quelle del suo abbandono, e almeno inizialmente si mostra scostante.

I primi tentativi un po’ goffi di Travis non gli consentono di stabilire un legame con il figlio, che necessita invece dei propri tempi per elaborare quanto sta accadendo. Quell’affetto e quel legame possono essere riconosciuti e lasciati esprimere da qualcosa di familiare al bambino, qualcosa che già conosce, senza alcuna forzatura, come accade nella sequenza del filmato in Super 8 mostrato a Travis una sera dopo cena.

Il filmato in Super 8

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La meravigliosa sequenza del filmato in Super 8, girato da Walt cinque anni prima, racconta l’amore di una famiglia in alcuni momenti di intensa felicità. Walt e Anne si erano recati nel Texas, in riva al mare, per far visita a Travis, Jane (Nastassja Kinski) e il piccolo Hunter. Insieme avevano trascorso degli attimi di spensieratezza, e il filmato che ci viene mostrato testimonia l’intima essenza di quei momenti, con il sottofondo musicale della chitarra malinconica di Ry Cooder a scandirne il tono emotivo.

Sembra quasi di gettare lo sguardo su squarci sospesi nell’eternità di un tempo lontano, precedente agli eventi che lo spettatore immagina possano aver determinato lo sgretolamento di quella gioia apparente. È la prima volta che il film mostra Jane, la madre, e lo fa in modo delicato, angelico, quasi etereo, danzante, come se la dolcezza del suo sguardo e la leggerezza del suo sorriso potessero conferire luce eterna alle immagini e all’amore raccontato, che Travis e Hunter contemplano rapiti.

Paris Texas Wim Wenders

Si tratta di una sequenza straordinaria: Wim Wenders alterna le immagini del Super 8 a quelle in campo-controcampo degli sguardi di empatia e complicità tra padre e figlio. Travis aveva timidamente confidato di non ricordare quel vissuto, che era invece il solo ricordo tangibile dell’unità familiare custodito da Hunter, un vero e proprio ponte sentimentale tra sé e il passato vissuto con i genitori.

Scrutare suo padre, provare a capirlo e vederne il volto tanto commosso e innamorato gli ha permesso di riconoscere quell’affetto che il tempo e l’assenza avevano velato. La proiezione del filmato è riuscita ad avvicinare nuovamente Travis e suo figlio, che alla fine della sequenza lo saluterà per la prima volta chiamandolo “papà”.

La rivelazione di Anne

Avvenuto il reciproco riconoscimento, Hunter e Travis stabiliscono un rapporto di fiducia e comprensione, suscitando la preoccupazione di Walt e Anne che, consapevoli del loro ruolo, temono di perdere il bambino. Nonostante il rischio paventato, fanno il possibile per il bene di Hunter, come mostrato nella scena del dialogo notturno tra Travis e Anne. Faccio riferimento a una sequenza fondamentale dal punto di vista drammaturgico, che getta lo sguardo dello spettatore su alcuni elementi della storia fino a quel momento sottaciuti, e che farà da preludio alla seconda parte della pellicola.

Paris Texas Wim Wenders

Anne confida a Travis che Jane, dopo aver affidato Hunter a lei e Walt, le telefonò più volte. Voleva sapere come stesse il figlio e condividere le ragioni della sua scelta, finché poi non smise di telefonare. L’ultima volta, però, le chiese di aprire un conto in banca a nome di Hunter. Al momento della conversazione con Travis, tutto ciò che Anne sa di Jane è che si reca in banca il cinque di ogni mese per versare dei soldi su quel conto, e che gli accrediti provengono da una banca di Houston. Alla domanda di Travis su quale giorno del mese sia, Anne risponde che è il primo novembre, e lo spettatore intuisce quale sarà il prosieguo del film.

La partenza alla ricerca dell’unità familiare

Il giorno dopo Travis si reca da Walt per comunicargli la scelta maturata quella notte: ritrovare Jane. Va poi a scuola a prendere Hunter e informa anche a lui della sua scelta. La reazione del bambino è istintiva, ma soppesata e sicura: vuole seguire il padre e ritrovare sua madre. I due allora si mettono in cammino per Houston. Solo qualche ora dopo, la sera, dal telefono di una fredda stazione di servizio, avviseranno Walt e Anne.

La paura che i due avevano paventato dal ritorno di Travis era ben riposta; erano consapevoli di quale sarebbe potuto essere l’epilogo della loro storia, che, in Paris, Texas, è la fine di quella telefonata. I personaggi di Walt e Anne chiudono così il loro arco narrativo, portando a compimento, pur sacrificando la genitorialità, la propria funzione riconciliatoria.

Il giorno del versamento, Travis e Hunter sostano davanti alla banca, nella speranza di incontrare Jane e seguirla. In una sequenza concitata, Hunter intravede la madre andar via alla guida di una Chevrolet rossa. Travis allora la segue sull’autostrada, fino a un sinistro parcheggio, nei pressi del quale immaginano che possa lavorare. Mentre Hunter aspetta in macchina, Travis scopre con stupore che Jane lavora in un peep show, dove le donne si esibiscono in piccole cabine dotate di uno specchio semiriflettente, che impedisce loro di vedere i clienti dall’altra parte del vetro, i quali per comunicare con l’interno della cabina sono muniti di un telefono.

L’incontro con Jane e la paura di Travis

Travis sceglie una cabina e incontra Jane, senza però rivelarsi. L’uomo la guarda rapito mentre lei riempe i silenzi parlando e provando a eseguire ciò che solitamente i clienti le chiedono di fare. Quando prova a svestirsi, Travis la ferma, e lei reagisce incredula, poiché abituata a quella prassi. Travis vorrebbe solo parlarle, ma è impacciato e turbato dal suo lavoro, allude infatti alla possibilità che lei abbia incontri sessuali con i clienti, e lo fa con un tono di monito e sdegno. Dopo essersi scusato più volte, lascia il peep-show, spaventato da se stesso e dall’ira che ha riconosciuto incombere. Jane, che non vede il cliente, gli chiede di parlargli, pronta a offrire il suo ascolto, ricambiato però, ancora una volta, dalla distanza, dall’assenza e dal silenzio.

Travis, dopo il primo incontro con Jane e la notte trascorsa ad affogare il dispiacere e la malinconia nell’alcol, ha riconosciuto in sé un sentimento che non riesce a vincere: la paura, legata al ricordo di ciò che fu e che non vuole che più sia. In un audio-messaggio registrato prima di recarsi nuovamente al peep-show, Travis rivela a Hunter che è colpa sua se l’unità familiare è stata frantumata, e che è suo compito ricongiungere lui e la madre. Aggiunge però che non resterà con loro, che andrà via, poiché certi vuoti non possono essere colmati, e la paura di scorgere di nuovo il baratro portando a fondo con sé le persone che ama continuerà a tormentarlo.

Il racconto del vissuto: incolmabili distanze

Tornato al locale, Travis incontra nuovamente Jane e le racconta una storia, la loro storia. Decide di non rivelarsi, sarà lei a destarsi e a riconoscerlo. Prima di cominciare il racconto le dà le spalle, poiché la distanza segnata dallo specchio semiriflettente non è sufficiente: è necessario imporne anche una visiva perché Travis sia in grado di affrontare il peso e la verità delle parole sul proprio vissuto.

Come un deus ex machina, quel racconto di viscerale passione, amore, odio, possesso, rabbia, silenzi, incomprensioni, alcol e fuoco scioglie la drammatica matassa in cui lo spettatore era stato attentamente posizionato da Wim Wenders all’inizio della pellicola. Questa è la sequenza madre di Paris, Texas, una tangibile e concreta metafora dell’incomunicabilità tra l’io e l’altro, della distanza assoluta che si interpone tra gli esseri umani in ragione della complessità dei sentimenti e delle egoistiche volontà.

La scena è carica di tensione: l’emotività di Jane restituisce tutta la complessità di quel vissuto. Nastassja Kinski è straordinaria nella comunicazione non verbale, il suo personaggio rivive, passo dopo passo, il climax emotivo del racconto, fino allo strazio del riconoscimento. Quando Jane capisce che la storia che ha ascoltato è la sua, comprende di star parlando con Travis e, per riuscire a vedere al di là dello specchio, spegne la luce della cabina.

Travis e Jane possono vedersi, o meglio, riescono a vedere il volto dell’altro, ma è una visione superficiale, resa possibile solo dallo specchio semiriflettente, che separa pur mostrando: si vedono in volto, ma Travis non la vede più, sottolineando il vuoto lasciato dal proprio vissuto e l’incolmabile distanza che lo separa da lei. La paura protegge Travis dal confronto con Jane, forse anche più dello specchio semiriflettente. Egli non si lascia coinvolgere emotivamente come nell’incontro precedente, rimane fermo, è lontano, ha già scelto.

Le parole di Jane

Venuto allo scoperto, Travis comunica a Jane il desiderio del figlio di ricongiungersi a lei, e che ora la attende nella camera di un hotel in città. Travis, pronto a lasciare il locale, è fermato da Jane, che gli chiede di restare. Il dialogo continua, Jane si siede ai piedi dello specchio e gli offre le spalle, richiamando l’inizio della scena in cui a dare le spalle era stato Travis. Jane racconta di quanto lo abbia cercato e immaginato nella solitudine del buio e della notte dopo la loro separazione, fino però a dimenticarlo col passare del tempo. Adesso, seduta a terra nella cabina del peep show, dice di non sapere più cosa dire.

La presenza di Travis ha come cancellato le parole che aveva immaginato di sussurrargli a fil di labbra: quelle parole di comprensione, affetto e amore, che pensava di voler comunicare, non ci sono più. Quando gli dice che ogni uomo ha la sua voce, Jane mente a se stessa, non è un caso, infatti, che parli a Travis dandogli le spalle. La donna fa appello a un amore trascorso, impossibile, dall’impatto devastante, e, nell’intimità delle lacrime che le scorrono sul viso, ciò a cui si rivolge è ancora la sua immaginazione: parla a un fantasma, a un’illusione, a un desiderio passato e svanito. Dell’amore che fu, ormai, restano il ricordo, il filmato in Super 8, e suo figlio, che la attende in hotel.

Redenzione e solitudine nel finale di Paris, Texas

Jane entra nella camera d’hotel, la percorre lentamente, finché Hunter non entra nell’inquadratura. Madre e figlio si guardano come se fosse la prima volta. Il bambino, incredulo, percorre con passo intenso e ragionato lo spazio che lo separa dalla madre e la abbraccia in grembo. Jane prende in braccio il figlio ed esprime la sua gioia eseguendo delle piroette, in un’immagine la cui leggerezza sembra poter ricostruire l’unità familiare frantumata e smarrita. Rimasto in penombra nel parcheggio dell’hotel, Travis sembra osservare la scena attraverso la finestra della camera, per poi salire sull’auto e riprendere il suo cammino, accompagnato dalla steel guitar di Ry Cooder.

L’ultima scena lo ritrae al volante, in lacrime, avvolto da una intensa luce rossa e segnato in volto da una scelta che gli è parsa necessaria. Pur non essendo riuscito a perdonarsi, Travis ha espiato il peccato che lo tormentava: ricongiungendo Jane e Hunter il processo di redenzione è compiuto. Andar via e lasciare le persone che ama è il sacrifico che Travis ha imposto a se stesso, vinto dalla paura di ciò che potrebbe ancora accadere e del male che potrebbe subire o fare. La rinuncia è vissuta come un atto incondizionato di amore e di libertà: è questo il senso autentico della sua redenzione.

Compiuta la propria redenzione, Travis si allontana nel crepuscolo della sera, affogando il proprio dispiacere nella solitudine. Decide di continuare a vagare nel silenzio degli spazi sconfinati del deserto, poiché solo abbracciando quella solitudine potrà sperare di risanare ciò che in lui si è spezzato; un giorno, forse, si dirigerà verso il luogo dove cominciò ad essere – Paris, Texas – ritrovando così la patria perduta e agognata, al termine di un viaggio che fa di lui un Odisseo contemporaneo.

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