Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo: una serie da Intelligenza Artificiale.

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Correva l’anno 2021 quando fu annunciato che Disney Plus avrebbe prodotto il live action tratto dalla famosissima serie di Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo. Una saga considerata maledetta, perfino dal proprio bacino di lettori, visti i i tentativi poco riusciti di una trasposizione cinematografica, con i film del 2010 e del 2013 diretti da Chris Columbus e Thor Freudenthal. I film intrattenevano, ma si discostavano profondamente dalla storia raccontata nei libri di Rick Riordan, il quale prontamente si dichiarò deluso dalla loro realizzazione.

La serie tv di Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo è sbarcata di recente su Disney Plus e vanta Riordan come co-creatore al fianco di Jonathan E. Steinberg. La presenza stabile dell’autore dei romanzi all’interno della produzione faceva ben sperare per un adattamento fedele e rispettoso delle opere originali, ma purtroppo neanche questa volta è stato così.

La trama

Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo narra le vicende di Percy (Walker Scobell), un ragazzino difficile, diverso, dislessico, che in seguito a eventi decisamente non ordinari, scopre che la mitologia greca, gli dei, i mostri, sono tutti reali. Da questo momento Percy inizierà ad addentrarsi sempre più in questo nuovo mondo e si imbarcherà in una missione, accompagnato dalla semidea Annabeth (Leah Jeffries) e dal satiro Grover (Aryan Simhadri), per recuperare la folgore olimpica di Zeus, scomparsa in circostanze misteriose. La storia si articola nel viaggio dei protagonisti che, tra mille incontri e insidie, scopriranno la verità su quanto accaduto.

Aspetti tecnici

Il comparto tecnico della serie è senza infamia e senza lode. La regia che risulta anonima, senza errori né guizzi di alcun genere. La fotografia è assente e non riesce a dare risalto a dettagli che meriterebbero maggiore importanza.

Ciò che veramente lascia perplessi sono gli effetti speciali. Sono deboli, realizzati male, posticci. Le ambientazioni, fatta eccezione per il Campo Mezzosangue che, effettivamente, è esattamente come può immaginarlo il lettore di uno qualsiasi dei libri di Riordan, sono finte, povere e non danno la sensazione che i protagonisti si stiano spostando in un vero ambiente. I mostri che, in teoria, costituiscono una parte piuttosto rilevante della mitologia greca, sono inguardabili, coccolosi, ridicoli. Percy Jackson è un libro per ragazzi, ma qualunque bambino storcerebbe il naso davanti ad un Cerbero che sembra uscito da un film della Pixar.

Non è accettabile che tutta la parte che attiene alla sfera dell’azione e del pericolo del mondo di Percy Jackson, costituita principalmente dai mostri, non riesca a trasmettere neanche lontanamente una parvenza di credibilità. Tutto è pulito, morbido, intangibile. Il Minotauro, le Furie, la Chimera, Cerbero, sono degli ornamenti, degli innocui peluche. Nulla di paragonabile, paradossalmente, nemmeno ai film del 2010, che offrivano creature spaventose e soprattutto concrete, tangibili: l’Idra di Lerna, la Furia, i segugi infernali del film del 2010 erano davvero pericolosi per i protagonisti. Basti pensare al Minotauro, un ibrido, un mostro micidiale che ogni nove anni uccideva brutalmente, per poi divorare, quattordici ateniesi, o a Cerbero, il cane a tre teste, guardiano del regno dei morti. Figure così importanti e iconiche non possono essere ridotte a meri fantocci.

I personaggi, le incolpevoli vittime del politicamente corretto

Un altro grandissimo difetto della serie è costituito dai personaggi che sono semplicemente delle lastre di ghiaccio. Non trasmettono niente. Nessuna emozione, positiva o negativa che sia. Gli attori sono quasi tutti fuori dalla parte, non rispecchiano le caratteristiche delle controparti cartacee e non c’è niente di più deludente e disagiante per uno spettatore che vedere i personaggi interpretati da attori che non li rispecchiano. E questo cast così profondamente sbagliato è figlio della scelta scellerata della Disney di produrre serie e film intrisi di politicamente corretto.

Percy Jackson è una serie vittima dell’inclusione. Quando si sceglie deliberatamente di anteporre “l’inclusione a tutti i costi” ad una selezione coerente e ben studiata degli attori, il risultato non può che essere disastroso. E la cosa che risulta ancora più triste è la complicità dell’autore dei libri, Rick Riordan, il quale difese a spada tratta le scelte fatte sul cast, di fronte alle prime polemiche sorte all’annuncio di un’Annabeth nera.

Partendo dal presupposto che le caratteristiche fisiche del personaggio di Annabeth, nei libri, erano propedeutiche alla sua caratterizzazione psicologica e, dunque, di fondamentale importanza per la creazione di un personaggio molto profondo e sfaccettato, si poteva anche accettare che Riordan optasse per qualcosa di diverso, a patto che fosse accompagnato da una caratterizzazione altrettanto coerente e, soprattutto, da un’interprete all’altezza. L’interprete di Annabeth, Leah Jeffries, non lo è stata. Inespressiva e monotona, porta in scena un personaggio odioso distante anni luce dalla controparte dei libri.

Volendo allargare lo sguardo al resto del cast preme segnalare Lance Reddik, che veste i panni di uno Zeus molto poco convincente e non si può non evidenziare un’altra follia di Riordan nella scelta dell’attore di Ade, Jay Duplass.

Ade è il dio dei morti. Un pilastro della mitologia greca, il terrore puro, la personificazione della morte, il signore degli Inferi. Non può essere interpretato da un attore che potrebbe andar bene per fare l’hobbit nel Signore degli Anelli. E l’incontro con lui non può ridursi ad una parentesi di cinque minuti con qualche battuta tra Percy e il Dio dei Morti. Nei libri, quando c’è Ade, vige un perenne stato di ansia. Ogni sua apparizione è un momento di tensione massima, proprio per la pericolosità intrinseca al personaggio e per l’aura di morte imminente e imprevedibile che lo circonda. Nella serie è un fantoccio che non fa paura a nessuno.

Non è una questione di razza, ma di adeguatezza. La “Montagna” del Trono di Spade non può essere interpretata da Peter Dinklage. Walter White di Breaking Bad non può essere interpretato da Aaron Paul. Il dio Odino in “Thor” non può essere interpretato da Samuel Jackson.

Finché le case di produzione riterranno più importante l’inclusione rispetto alla qualità, alla coerenza e soprattutto all’intelligenza, e finché addirittura autori e registi si piegheranno alla dittatura del politically correct, assisteremo a opere di questo tipo. Slegate. Poco credibili. Imbarazzanti.

La serie che sembra scritta dall’intelligenza artificiale

Giungendo alle ultime criticità della serie, è tempo di parlare del tono e della sceneggiatura. Il tono dell’opera è molto leggero e il target è chiaramente quello dei ragazzini al di sotto dell’adolescenza, e questo rappresenta un difetto enorme.

Percy Jackson racconta di ragazzi che scoprono di essere semidei e si ritrovano catapultati nella mitologia greca, ma è una storia a modo suo adulta, in cui ad essere in ballo sono le sorti dell’umanità. E’ una storia con momenti di dolore, di perdita, di morte. Nel corso dei libri muoiono personaggi importanti, avvengono tradimenti, si susseguono rivelazioni e momenti epici. La serie di Disney non è in grado di raccontare questi momenti. La morte di Sally Jackson passa in un battito di ciglia; il combattimento tra Percy ed Ares, così come quello con la Chimera e Medusa, dura una frazione di secondo e non restituisce un millesimo dell’epicità del libro; il tradimento di Luke, punto di fondamentale importanza in tutti e cinque i libri di Percy Jackson, è completamente insapore e si risolve in uno “spiegone” anticlimatico che uccide ogni possibile inizio di tensione.

La serie di Percy Jackson risulta nettamente inferiore al film del 2010. Basti pensare al Casino Lotus: nei libri, come nel film, la parte dedicata a questo posto infernale è tremendamente ansiogena. Parliamo di un luogo, ispirato al passo dell’Odissea sui “Mangiatori di Loto”, dove il tempo scorre diversamente e basta mangiare un fiore per essere assaliti del desiderio irrefrenabile di restarvi per sempre. Il Casino Lotus è un luogo di oblio, di perdizione, dove i malcapitati perdono il libero arbitrio e rischiano di passare secoli in un loop di vizi senza fine, dimenticandosi della vita reale. Quando Percy, Annabeth e Grover raggiungono questo posto, nella serie, sanno già che è una trappola. Serve aggiungere altro? Il manuale su come uccidere una sceneggiatura.

Le tematiche affrontate nei libri, la disparità nel trattamento dei semidei, la natura subdola e utilitarista delle divinità, scompaiono in questa serie, che si limita a mettere in ordine cronologico gli eventi senza dar vita a una storia. Percy Jackson sembra davvero scritta da un’intelligenza artificiale. E’ esattamente quello che verrebbe fuori se la sua creazione fosse affidata a Chat GPT. Un prodotto freddo, piatto, bidimensionale. Personaggi creati sulla base di due o tre elementi neanche troppo distintivi. Un’accozzaglia di informazioni assemblate e senza un’anima. Un’opera spaventosa e inquietante per la sua vuotezza e per la sua totale e intrinseca incapacità di trasmettere emozioni.

Conclusioni

In conclusione quella di Percy Jackson e gli Dei dell’Olimpo è una serie pessima. Inguardabile, noiosa, spaventosamente vuota. Il comparto tecnico sfigura e le interpretazioni degli attori lasciano molto a desiderare, senza contare la totale inadeguatezza del cast ai personaggi da interpretare. Una triste trasposizione di una saga che sì, molto probabilmente, è davvero maledetta.

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