Recensione Barbie: il capolavoro oltre l’hype

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20 luglio 2023, ore 20:15 circa. Mi reco al cinema per vedere Barbie, all’unica proiezione in lingua originale della giornata. Il biglietto l’ho comprato online il giorno prima perché, con mia grande sorpresa, la sala era quasi del tutto esaurita. Mi precipito allora a comprare uno dei pochissimi biglietti rimasti. Già che ci sono controllo le altre sale: sono tutte quasi sold out. Sono sorpreso, ma del resto l’hype per questo film è alle stelle (se non ci credete, cercate il nome dei protagonisti su Google).

Arrivo al cinema e resto a bocca aperta. Coda di macchine per il parcheggio, coda di persone all’ingresso, coda alla biglietteria, coda ai popcorn e coda davanti allo specchio di Barbie per la foto ricordo. Mancava solo la coda per il bagno. Ah, un buon 80% dei presenti è vestito di rosa. Non ero assolutamente preparato a niente di simile. Entro in sala, inizia il film, la sala piena ride di gusto e si diverte per 110 minuti. Il cinema è vivo, eccome.

Hype, Barbenheimer e successo al botteghino

Non perdonerò mai Universal o chi per essa abbia deciso di non distribuire Oppenheimer lo stesso giorno di Barbie. Siamo costretti ad assistere come spettatori inerti alla più grande campagna mediatica degli ultimi tempi, senza potervi partecipare in prima persona. Un vero peccato. L’hype per i film di Greta Gerwig e di Cristopher Nolan ha raggiunto delle vette inaudite, il cui unico paragone possibile negli ultimi anni è per i principali film del Marvel Cinematic Universe. Tutto ciò pare aver funzionato, perché le sale italiane sono state letteralmente invase da spettatori nella giornata di ieri, sorpassando i due milioni di euro d’incassi, un risultato oltre ogni aspettativa. Mentre tutti si aspettavano che Tom Cruise avrebbe salvato un’altra volta il cinema con l’ultimo Mission Impossible (che comunque sta performando molto bene), ecco che arriva una valanga rosa e glitterata sulla scena.

L’esperienza cinematografica dell’anno

Per ora, infatti, Barbie si sta rivelando l’esperienza cinematografica dell’anno. Non per forza il film più bello, per quello ci toccherà aspettare il già citato Oppenheimer e il nuovo film di Scorsese. Non vedevo così tanto entusiasmo attorno ad un singolo film da Spider-Man: No Way Home, che comunque richiama una fetta di appassionati del genere, o Avatar: La via dell’acqua, trascinato però da un’attesa decennale e dal progresso tecnologico che lo caratterizzava. Barbie riesce a trascendere le età, i sessi, gli interessi e a conquistare tutti. Ieri ho visto famiglie, coppie, gruppi di amici e amiche, cosplayer, chiunque. Tutti vogliono vedere Barbie e, superato l’hype, hanno anche dei buoni motivi per farlo.

Ma il film com’è?

Ma quindi, com’è Barbie? Andiamo con ordine. Partiamo da loro due, Barbie e Ken, Margot Robbie e Ryan Gosling. La prima si conferma come una delle attrici più versatili e talentuose dell’ultimo decennio; il secondo regala una delle performance più incredibili degli ultimi tempi, esprimendo al 110% le potenzialità di un personaggio scritto con una maestria unica. Entrambi saranno grandi protagonisti dell’award season del prossimo inverno. L’altra grandissima nota di merito del film è la sceneggiatura. Greta Gerwig, assistita dal marito e co-sceneggiatore Noah Baumbach, è riuscita a scrivere un film al tempo stesso folle e serissimo, squilibrato e verosimile. La storia è avvincente, l’ironia regna sovrana, la collisione col mondo reale perfetta. A tutto ciò si aggiunge una cura dei dettagli nella scenografia da primi della classe, soprattutto a Barbieland. Infine, da segnalare la colonna sonora, che alterna hit pop a pezzi conscious, come la splendida What Was I Made For? di Billie Eilish.

Il messaggio

Barbie è molto di più della storia della bambola. Attraverso i suoi occhi possiamo vedere il nostro mondo per ciò che è davvero. Certo, ci sono delle forzature dovute alla resa cinematografica, ma il concetto è chiaro: il patriarcato ha vinto nel mondo reale, ma non è che le bambole di Barbieland abbiano fatto meglio. Proprio questa collisione muove i nostri protagonisti e, attraverso un’ironia tanto immediata quanto cauta nei modi, fa ragionare il pubblico, mettendolo davanti alla verità di tutti i giorni. Molti potrebbero non gradire la gestione del femminismo da parte della Gerwig, e posso capirli. Spesso il tema appare come ridondante, didascalico: se una delle regole d’oro del cinema è ‘mostrare, non dire’, sotto certi punti di vista ci è stato ‘detto’ un po’ troppo. Forse questa è l’unica pecca che riesco a trovare al film. Inoltre, questo non è l’unico messaggio che il film trasmette, né il più importante, ma non voglio spoilerarvi tutto ora.

Conclusioni

Barbie è a mani basse uno dei film più stravaganti degli ultimi anni, con una sceneggiatura formidabile e delle prove attoriali di primissimo ordine da parte di tutto il cast. Tutto ciò che è di contorno non fa che impreziosire il prodotto finale. Il tema di punta viene gestito bene, forse non perfettamente, ma il messaggio che il film vuole trasmettere arriva forte e chiaro. Di Barbie se ne parlerà a lungo, e potrebbe essere l’opera giusta per lanciare definitivamente la sua regista tra i principali esponenti del suo mestiere.

P.S.: Ryan Gosling mio padre.

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