Recensione di “Benedetta”: da Cannes 2021 il vangelo secondo Verhoeven

Il dizionario online Garzanti alla voce “Blasfemo” offre esattamente questa definizione. Niente di più appropriato e perfettamente sovrapponibile all’ultima fatica registica di Paul Verhoeven. Sex toys ottenuti da statue della vergine Maria, saffismo tra consorelle, Gesù Cristo che decapita serpenti, stigmate finte, questi sono solo alcuni degli elementi blasfemi presenti in questo film che nonostante tutto questo, ha anche dei difetti.

Il trailer del nuovo film di Paul Verhoeven

La trama di Benedetta:

Benedetta Carlini (Virginie Elfira) ha 9 anni e una Madonna per bambola. Sottratta alla morte quando era ancora in fasce viene promessa in sposa a Dio da piccolissima come segno di riconoscimento e devozione totale. Entrata nel convento di Pescia, Benedetta cresce sotto l’ala protettiva e opprimente della Badessa (Charlotte Rampling), fin dall’inizio scettica riguardo al rapporto della giovane monaca con Cristo, di cui ha visioni macabre e atipiche. Gli equilibri già precari del convento saranno destinati a cambiare per sempre con l’arrivo di Bartolomea (Daphne Patakia), una novizia fuggita da una famiglia abusante. Con Bartolomea, Benedetta sperimenterà per la prima volta l’amore carnale ma un’altra minaccia incombe sul convento e su tutta la cittadina di Pescia: la peste.

Un Verhoeven allo stato puro | Benedetta

Solo una parte del coro, quella più pura è illuminata da un fascio di luce, anche benedetta dopo aver peccato è mostrata fuori da quel fascio

E’ facilissimo marchiare “Benedetta” come un film “blasfemo”, un aggettivo che è sì riconducibile, ma non restituisce a pieno la profondità di un un’opera così volutamente rabbiosa, irriverente e brutale perché vitale. Verhoeven non è blasfemo, ma ama tratteggiare con perfidia e senza anestesia tutto ciò che riguarda il mondo ecclesiastico.

La sua è una regia geometrica, che non palesa quasi mai l’obbiettivo della macchina da presa, in questo modo la storia sembra farsi da sè, uno stile che aveva ormai consolidato anche con il capolavoro “Elle” che, condivide con questo film, non solo un personaggio femminile che dà il titolo all’opera, ma anche una forza sul piano della scrittura; le donne di Verhoeven sono forti, dominano la scena e esercitano sulla macchina da presa un fascino magnetico che, per proprietà transitiva subiamo anche noi spettatori.

Eretico o Erotico? | Benedetta

Molti, quando vi parleranno di “Benedetta” si soffermeranno solo sul lato erotico più o meno marcato della pellicola, lasciando completamente in secondo piano la componente eretica ben più presente nel film. L’eresia non è solo diretta conseguenza della “devianza” sessuale di Benedetta; essa viene giocata in maniera più implicita su temi come il mercimonio della chiesa e il suo bisogno di controllare le masse con ignoranza e superstizione.

In tutto questo marasma che oscilla tra edonismo, devozione, morte e suicidio Verhoeven è perfettamente a suo agio, poiché la materia di base non contrasta con la logica del suo cinema, fatto di eccessi, provocazioni e picchi di estetica da vero maestro della settima arte.

Nei film di Paul Verhoeven c’è sempre un momento di un’audacia stupefacente, impensabile per un altro regista. Benedetta è Verhoeven allo stato puro.

Adattamento di “Atti impuri. Vita di una monaca lesbica nell’Italia del Rinascimento”, Benedetta è la nuova e mistica provocazione di un autore che attendiamo sempre come un messia. Perché nessuno lavora il visibile come lui, nessuno si prende il piacere di fare cinema nudo come lui, nessuno attiva il femminile come lui. In questo “Benedetta” non è affatto un film semplice perché non tende la mano verso lo spettatore. Anzi, siamo noi che dobbiamo compiere uno sforzo e cercare di capire dove Verhoeven voglia andare a parare.

Conclusioni:

Approcciatevi alla visione di Benedetta con l’ottica giusta, riflettendo su ciò che NON è, poichè molte volte si può arrivare ad una verità anche per esclusione. Il film di Verhoeven non è un film sull’ amore lesbico tra due suore ma un film “con due suore lesbiche”, non è un film erotico ma un dramma satireggiante, non è un film per tutti ma soprattutto non sarà un film capito esattamene come il personaggio che da il titolo al film e anche questo va bene perchè si sa: le vie del signore sono infinite

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