Recensione di Perfect Days, l’ultima gemma di Wim Wenders

Reading Time: 3 minutes
Hirayama (Koji Yakusho) con sua nipote in una scena di Perfect Days diretto da Wim Wenders

Un delicato dramma giapponese sul quotidiano e sulla gratitudine per le piccole cose. Perfect days.

Hirayama (un meraviglioso Koji Yakusho) è un uomo di mezz’età di Tokyo, la sua vita è limitata ad una routine di servizi e piccoli piaceri. Wim Wenders decide di proporre uno studio di carattere con un’invito alla semplicità. Quello di Perfect Days è un cinema che ricorda Lisbon Story, costruito con lunghe attese, amante della lentezza e della quotidianità.

Hirayama lavora per la Tokyo Toilet, un’azienda di pulizie di bagni pubblici di Tokyo. Conduce una vita silenziosa e abitudinaria illuminata dalla musica e da piccoli momenti che cattura con la sua macchina analogica. Ama la musica, ama i libri e ama fotografare. Non è un uomo fatto di molte parole, Hirayama preferisce parlare con gli altri sensi.
A differenza del suo giovane pigro e sconclusionato collega Takashi (Tokio Emoto), Hirayama ha un sistema metodico. Utilizza una serie di prodotti e strumenti di pulizia essenziali per i compiti più disparati, tutti stipati ordinatamente nel suo furgone.
Il modo in cui lavora è attento e minuzioso, si prende cura di ogni centimetro come se gli appartenesse personalmente. Quando qualcuno ha bisogno di usare i servizi durante il suo turno di lavoro, esce e attende in piedi pazientemente. Per la società, Hirayama è invisibile. Ma il punto di Wenders in Perfect Days è proprio questo: anche la vita più umile e invisibile può contenere ricchezze spirituali immense.

Hirayama (Koji Yakusho) con sua nipote in una scena di Perfect Days diretto da Wim Wenders

All’apparenza può sembrare che la vita di Hirayama non cambi mai e sia pressoché sempre la stessa. Ma Perfect Days insegna che è proprio in quelle piccole bellezze impreviste della giornata che la vita è degna di essere vissuta. Gli spiragli di luce tra le foglie, un bacio sulla guancia inatteso, il saluto di un bambino, una partita a tris con uno sconosciuto. Queste son le cose che, al chiarore dell’alba e con una canzone in sottofondo, spingono Hirayama ogni mattina a svegliarsi, guardare il cielo e sorridere.
L’unico aspetto della vita del protagonista che Wenders decide di variare è il tempo libero che si dispiega tra libri, fotografie e vecchie cassette musicali.
Koji Yakusho interpreta un uomo rimasto fuori dal mondo, di cui non si sa il passato ma di cui si può conoscere solo il presente. E il presente è popolato da lui, dalle sue abitudini e dalle note di Lou Reed, dei Rolling Stones e Otis Redding. Perché Perfect Days non è solo un film da vedere, ma da sentire, sia fuori che dentro.

Hirayama (Koji Yakusho) in Perfect Days diretto da Wim Wenders

Con Perfect Days, Wim Wenders ricorda il suo passato e l’importanza dell’attimo presente. “Ci sono tanti mondi dentro lo stesso mondo” dice Hirayama a sua nipote, e così è il film: intriso di esperienze, memorie e passioni del suo artefice. Così come il protagonista non parla ma comunica, allo stesso modo fa il regista. Wim Wenders infatti chiede di guardare al suo ultimo lavoro non solo con gli occhi, ma anche con tutti gli altri sensi, per un’opera che deve essere percepita oltre che vista. Allo stesso modo Hirayama si comporta nella sua vita.

In una storia potenzialmente infinita, che si ripete ciclicamente, giorno dopo giorno, con minime variazioni sul tema, Wenders immortala attimi semplici che ai più possono sembrare ripetitivi, ma che per il protagonista che li vive rappresentano tutto: sono i suoi Perfect Days.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *