Recensione The Holdovers: l’inno ai dimenticati

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Paul Giamatti in The Holdovers

Avete presente quei film a cui non dareste una lira? Quelli che passano in sordina tra i blockbuster e che vanno a vedere solamente gli anziani? Quelli che quando vincono un sacco di premi, in Italia devono ancora uscire in sala? Ecco, The Holdovers – Lezioni di vita di Alexander Payne con Paul Giamatti è uno di questi. Tralasciando la necessità che i distributori italiani hanno avuto di dare un sottotitolo inutilissimo e di buttare nel mercato di metà gennaio quello che è un film natalizio, sappiate che quella lira di cui sopra in questo caso sarebbe ben spesa, anche in ottica Oscar.

La trama

New England, 1970. Il rigido e intransigente professor Hunham (Paul Giamatti), detto anche ‘Occhio sbilenco’ per motivi che vi lascio immaginare, è costretto a rimanere al Liceo Barton durante le vacanze di Natale, per tenere “d’occhio” i pochi sfortunati che non sono potuti tornare a casa dalle loro famiglie. Tra questi troviamo il giovane Angus Tully (il debuttante Dominic Sessa), che non gode della stima del suo insegnante. A chiudere il quadretto c’è Mary (Da’Vine Joy Randolph), la cuoca dell’istituto, recentemente rimasta orfana di figlio. I tre, costretti a condividere lo stesso tetto per due settimane, accomunati dalla solitudine e dalla scuola per cui studiano/lavorano, dovranno far di tutto per cercare di sopportarsi e passare al meglio uno dei Natali apparentemente più tristi della loro vita.

I dimenticati

Per quanto ne voglia il sottotitolo italiano, The Holdovers è il titolo perfetto per questo film. In italiano lo tradurremmo come ‘residui’, ‘restanti’ e, nel contesto della pellicola, mi piace pensare che voglia dire i ‘dimenticati’. I tre protagonisti, ciascuno a modo suo, sono lasciati da parte. The Holdovers – Lezioni di vita è un cantico che vuole celebrare gli ultimi, è una carezza a chi il Natale lo passa da solo per davvero. La relazione tra i protagonisti è il cuore del film, e a sua volta scalda il cuore degli spettatori, mostrando loro come ognuno dei tre personaggi a turno ‘crolli’, ma si rialzi sempre grazie alle mani tese degli altri due. Forse è perchè ci siamo dimenticati di quanto loro effettivamente lo siano, dimenticati.

È Natale o no?

Come detto, il periodo natalizio è ormai finito e questo film ha debuttato nelle sale il 18 gennaio, quando tutti, con la pancia piena di panettoni o pandori, del Natale hanno solo la nausea. Eppure, The Holdovers – Lezioni di vita ti inganna, perché non si presenta come un classico film natalizio. Che il periodo in cui è ambientato sia quello è evidente, sin dalla prima scena. Ma il discorso qui è un altro. Dopo aver visto diversi film di Natale nell’ultimo mese (l’ultimo è stato The Holiday, sante le rom-com), posso dire che nessuno di questi assomiglia a The Holdovers. È come se il regista Alexander Payne fosse riuscito a mettere in secondo piano le festività, nonostante ce le suggerisse in ogni scena (la neve, i canti, l’albero, la solitudine). Il Natale era lì sotto ai nostri occhi, eppure il contenuto del film verteva su qualcosa di più profondo.

La musica

Potrei soffermarmi e parlare della sceneggiatura, che alterna attimi di ironia dissacrante a momenti al limite della commozione. Oppure potrei citare le performance del trio di protagonisti, tra cui il mio amato Paul Giamatti (sono un grande fan di Billions, giudicatemi pure), che regala la prestazione della carriera (Oscar a un passo?). Invece voglio parlare della musica e della colonna sonora da Oscar di Mark Orton. Approcciare un film di Natale deve essere tanto stimolante quando spaventoso, ma il compositore americano accoglie il compito a braccia aperte e regala a The Holdovers – Lezioni di vita il tassello mancante: una colonna sonora dolce, leggera ma incisiva. Memorabile.

Conclusioni

The Holdovers – Lezioni di vita racchiude tutto ciò che di bello potete aspettarvi da un film. Fa ridere, commuove, ha una grande storia, è verosimile ma fantastico, ha dei personaggi convincenti e una grande colonna sonora. Alexander Payne potrebbe aver dato vita al possibile underdog della prossima stagione di premi.

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