Recensione The Northman: una storia di vendetta tra mito e cultura norrena

Sì. The Northman ha riconfermato Robert Eggers come uno dei più brillanti cineasti giovani. Dopo due film già divenuti cult come The Witch e The Lighthouse, il cineasta statunitense proietta il suo cine-occhio nel medioevo, in epoca vichinga, e ci regala una storia di vendetta sporca e cruda.

The Northman è un film semplice nel soggetto ma molto più profondo nella sceneggiatura, una pellicola con un cast dai volti noti, un budget di produzione da 90 milioni di dollari e una locandina degna dei tipici blockbuster americani. Ma com’è?

La trama di The Northman

Il film è ambientato all’inizio del X secolo, in Islanda. Amleth (Alexander Skarsgard) è un principe vichingo, fuggito dal suo regno dopo che il padre, Re Aurvandil (Ethan Hawke) è stato brutalmente assassinato dal fratello. Dopo circa vent’anni, Amleth – ormai diventato un Berserker- torna nelle sue terre di origine per portare al termine la sua promessa: vendicare suo padre, salvare sua madre, uccidere lo zio.

Recensione

È difficile non tradire le aspettative dei cinefili quando si decide di creare un film che chiunque può apprezzare. Sì, The Northman è chiaramente il film più fruibile di Robert Eggers ma questo non influisce per niente sul suo grande talento.

La camera del cineasta statunitense si muove lungo più dimensioni: quella reale e quella onirica, quella emotiva e quella fisica, consegnando allo spettatore la possibilità di giudizio sulla battaglia morale ed etica del protagonista. L’epopea di The Northman ricalca e fa rivivere il mito di Amleto che diventa il personaggio che meglio di tutti esemplifica l’ambiguità dei caratteri che popolano il cinema del regista.

Amleth diventato Berserker

“Ti vendicherò, padre; ti salverò, madre; ti ucciderò Fjolnir” è una filastrocca che nasce dalla morte e morte promette. The Northman riesce in due ore e un quarto a tessere una narrazione suddivisa in capitoli che eleva il concetto di vendetta nella sua accezione più nera e viscerale: quella che acceca e arde perennemente senza possibilità di lieto fine.

Una trama essenziale, un’esperienza esistenziale

Robert Eggers ha raggiunto ancora più consapevolezza verso il mezzo cinematografico, creando un film che si serve del medium per diventare più grande e magniloquente di com’era su carta. Il cinema diventa così, lo strumento che permette, non solo di vedere il Valhalla, ma anche di entrarci. Sono il sangue e le fiamme a ravvivare i colori freddi del Nord, le stesse luci che conferiscono alla pellicola una palette cromatica degna dei migliori dipinti ad olio, con alcuni espedienti di punti luce già utilizzati nel già citato The Witch e un gusto nel ritrarre i corpi nudi (nel duello finale) che ricorda tantissimo The Lighthouse.

Ci sono alcune sequenze che ricostruiscono i rituali della cultura vichinga con una gamma di particolari degni dei migliori documentari: i vichinghi non sono mai stati raccontati con così tanta perizia come in The Northman. Né sul grande schermo con Conan, né in serie tv come Vikings.

Conclusioni

The Northman è il film che vi permetterà di approcciare il cinema di Robert Eggers senza che l’esperienza vi resti indigesta. Visionario, potente, viscerale (nel vero senso della parola), un pò ridondante in alcuni meccanismi ed eccessivamente magniloquente in altri, gode di un cast in stato di grazia dove le interpretazioni anche quando sopra le righe restano di forte impatto. Il cinema di Robert Eggers è pulsante, esattamente come un cuore appena strappato dal petto e noi cinefili non riusciamo a privarci di questa macabra meraviglia.

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