Recensione The Sadness: l’horror definitivo sulla pandemia su Prime video

locandina del film

The Sadness, primo lungometraggio di Robert Jabbaz, regista canadese trapiantato a Taiwan, è uno dei film più violenti e crudeli degli ultimi dieci anni. Presentato alla 74a edizione del Festival di Locarno, The Sadness è approdato questo mese su Amazon Prime Video, distribuito dalla Midnight Factory. L’esordio di Jabbaz è uno di quei film che sfrutta il genere horror e le sue iperboli, per parlare di attualità, attraverso uno sguardo che non cerca mai il compromesso con lo spettatore. The Sadness è un omaggio sentito al cinema di serie b, un debutto pensato per un determinato tipo di pubblico: quello abituato a fiumi di sangue, urla ed eccesso. Ecco la nostra recensione di The Sadness.

The Sadness: la trama

Il virus alvin è un morbo che colpisce il sistema limbico della gente, aumentandone aggressività, pulsioni e crudeltà. Tra scetticismo e negazionismo la città di Taipei non sembra essere troppo preoccupata nonostante le segnalazioni dei media. Jim (Berant Zhu) e Kat (Regina Lei) iniziano così tranquillamente la loro giornata. Passati appena 15 minuti però, Taipei diventa l’inferno sulla terra: il virus alvin è fuori controllo, la gente è impazzita nelle strade, non ci sono più leggi e tutta Taiwan è piombata in un oscuro fermento, fatto di sangue, budella, stupri e morte.

La recensione di The Sadness

La trama di The Sadness è tutta qui. Semplice, adeguata e coerente con quello che Jabbaz vuole raccontare. Il virus è infatti il Macguffin del regista, un espediente adottato per parlare del quotidiano attraverso la lente del genere horror, il cui compito è quello di non filtrare, ma amplificare e mostrare senza mezze misure la disumanità che giace sopita in ognuno di noi.

Quante volte accedendo la Tv o sfogliando il giornale, abbiamo sentito notizie di persone che compivano una mattanza con un machete in metropolitana? The Sadness è proprio qui che si colloca. Robert Jabbaz esaspera l’eccesso di sangue e violenza per ricordarci che siamo di fronte ad un film e che la realtà è ben più crudele e inaspettata di quello che crediamo.

Per i più navigati del genere horror, la trama e il trailer vi faranno presagire che ci troviamo di fronte all’ennesimo film a tema zombie. Niente di più sbagliato! The Sadness è un film sugli infetti e non sugli zombie, una pellicola molto più vicina a 28 giorni dopo che l’alba dei morti viventi. Robert Jabbaz mette in scena un’idea di infetto originale che, nella sua semplicità,contiene una riflessione sul clima pandemico da cui non siamo ancora usciti.

Il virus non “trasforma” le persone, ma funge da catalizzatore e innesco del male che è in tutti noi. Tutti facciamo pensieri cattivi, anche tu che stai leggendo questa recensione e Robert Jabbaz fa leva con la sua costruzione filmica, proprio su questo ultimo punto. L’umanità è condannata, anche le persone più equilibrate vengono contaminate dal virus alvin.

Conclusioni

The Sadness è un’opera prima interessante e sicuramente riuscita, con una forma perfettamente asservita al contenuto che voleva veicolare il regista. Il contagio da Alvin-virus è l’incarnazione horror della repressione sociale e sessuale a cui la pandemia ci ha costretti ed è il lato sicuramente più interessante del film, che si perde lungo la strada in qualche sferzata sempliciotta e telefonata ai politici e ai virologi ma si riprende con un finale aperto, che lascia intendere perfettamente un estensione della pandemia su ampia scala.

Punto in più anche per l’utilizzo della prostetica che rende il tutto più tangibile e crudele, con alcune sequenze (es: lo scioglimento della faccia con olio bollente) che ricalcano espedienti tipici del body-horror del maestro Cronenberg. Insomma The Sadness è un film che si può guardare per passare un’ora e mezza divertendosi ma se deciderete di vederlo con occhi attenti potrà offrirvi spunti sicuramente non banali sull’attualità che viviamo ancora.

la scena della faccia sciolta dall’olio bollente

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