Recensione Uncut Gems: la malattia dell’oro

Howard, assuefatto dal gioco d’azzardo e dall’adrenalina, è interpretato da Adam Sandler. In Uncut Gems tenta di ripagare i suoi enormi debiti di gioco, ovviamente, piazzando scommesse sempre più rischiose. Ecco la nostra recensione di Uncut Gems.

La trama

Howard è un gioielliere che gestisce un negozio nel Diamond District di Manhattan. Incallito giocatore d’azzardo, con una doppia vita sentimentale, vive perennemente braccato dai debitori, in particolare dal cognato, affiliato alla mafia italoamericana a cui deve 100.000$.

Astuto e bugiardo, ripone le sue speranze in un opale proveniente dall’Etiopia, ma qualche giorno prima dell’asta, che dovrebbe fruttargli una somma milionaria, si fa convincere dal giocatore di basket Kevin Garnett, venuto in visita al suo negozio, a scambiare la pietra con un anello, dando così inizio a una serie infinita di traffici che segneranno il suo destino.

La recensione di Uncut Gems

Come abbiamo già detto Howard tenta di ripagare i suoi debiti di gioco piazzando scommesse sempre più grosse; la sua speranza è che una volta che avrà pagato tutto, riuscirà a riparare alcuni rapporti personali che ha rovinato in passato.

Il bagliore delle “gemme non tagliate” nel titolo, non è solo una lucentezza superficiale, proprio come le gemme brillano al centro della terra, questa lucentezza brucia nel cuore di Howard. Ha senso, quindi, che Uncut Gems inizi con una sequenza in cui la telecamera entra in un opale nero, che poi si trasforma nell’interno di un colon umano, il colon di Howard, per l’esattezza. Metaforicamente l’opale vive all’interno di Howard, rappresentando al meglio il fatto che questa sua dipendenza dalle gemme venga dalla sua parte più vile.

Vive in un perenne stato di “malattia dell’oro”, lo stesso potere ipnotico delle gemme che attirano gli uomini alla follia sin dall’inizio dei tempi. Per l’opale nero di Howard vale lo stesso di qualsiasi gemma ricercata in passato nel tempo: emana un’attrazione magica su tutti coloro che lo guardano, nonostante il suo potere sia quasi del tutto simbolico. Ed è proprio da questa influenza su Howard che derivano le scelte terribili che farà nei prossimi 135 minuti. Deve così tanti soldi che gli scagnozzi lo seguono in giro, presentandosi nel suo ufficio, e ovviamente oltre a questo ha mille altri problemi, non per ultimo il sempre peggiore rapporto con sua moglie e con la sua amante. Attraverso queste avventure cerca di salvarsi la vita.

Il film è un vero e proprio viaggio nella vita di Howard, come se fossimo in un gioco di realtà virtuale in cui si entra nella sua esperienza, un’esperienza straziante ed esaltante.

Riflettiamo dunque sulla sua dipendenza: Howard non è niente senza la sua adrenalina, senza questa “malattia dell’oro”. É un uomo che vive al limite, non smette mai di parlare, combattere e complottare, per questo finiamo per entrare in empatia con lui, quasi come succede per i personaggi di Ernest Hemingway, ai quali riconosciamo una dimensione eroica poiché fanno di tutto, pur sbagliando, per sopravvivere agli altri ma soprattutto a se stessi, ai propri vizi e alle proprie tentazioni.

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