Recensione”Bones and All”: la ballata dell’amore e del macabro di Luca Guadagnino.

Una scena del film

Il cuore della 79esima edizione del Festival di Venezia e del suo pubblico è stato strappato e mangiato con dolcezza da “Bones and All“. Il nuovo film di Luca Guadagnino con Timothée Chalamet e Taylor Russel.

L’ultimo film del regista di “Call me by your name” è un coming of age viscerale, un road movie che percorre le vite di due esclusi accomunati dall’amore reciproco e quello per la carne umana.

Amami e nutriti di me:

Si potrebbe riassumere con questi due verbi il binomio che sottende l’ultima pellicola di Guadagnino. “Bones and All” aggiorna lo stile del suo regista, ponendolo in una continua tensione tra il granguignolesco e la poesia, tra il mostrare atti violenti ma con una naturale dolcezza estetica. Tra l’amore e il macabro.

Trama:

Maren (Taylor Russell) è una diciottenne americana introversa, che nasconde una voglia incontrollabile e improvvisa: quella per la fame di carne umana. Il padre (André Holland) non riuscendo più a sostenere la natura della figlia decide che per Maren è ora di cavarsela da sola. Abbandonata con un’audio-cassetta e un rotolo di dollari, la nostra protagonista incontrerà il vecchio Sully (Mark Rylance), un cannibale veterano che le aprirà nuovi orizzonti sulla sua natura, facendole capire che la sua “condizione” è un fatto meno raro di quanto possa pensare. Il girovagare senza meta di Maren, finisce per metterla sulla stessa strada di Lee (Timothée Chalamet). Tra i due si genera un’alchimia da subito, grazie soprattutto al condiviso bisogno di carne umana, che finisce per diventare il presupposto di una relazione letteralmente viscerale.

Recensione:

Bones and all” (riferimento al romanzo di Camille DeAngelis) è fatto di tutto ciò che riguarda l’essere umano: sangue, budella, fame, amore, bisogno di amore. Guadagnino da buon cinefilo onnivoro è riuscito a creare una pellicola che non tiene più conto delle distinzioni tra “alto” e “basso” , tra genere e autorialità.

Guadagnino riesce come pochi a raccontare l’amore, ponendolo ogni volta sotto una lente filtrata da una luce diversa. In Bones and all sembra costituire un sinolo con il dolore, presupposto necessario per coglierlo nella sua forma più elevata. Non è un caso che la maggior parte della colonna sonora è puramente new wave, come i Joy Division.

Il film è un road movie, all’interno del quale le città diventano capitoli naturali e tappe spirituali per i protagonisti. Lee e Maren sono cacciatori di altri corpi, ma finiscono col diventare preda della necessità di amarsi. L’antropofagia esplicita in Bones And All assume più valenze stratificate: è pretesto narrativo, un conflitto etico per i protagonisti e infine l’incarnazione dell’amore nella sua accezione più primitiva e allo stesso tempo stilnovista.

Conclusioni:

L’ultimo lavoro di Guadagnino è un film riuscito, che ha bisogno di più visioni per essere metabolizzato, specialmente per i deboli di stomaco. Le interpretazioni di Rusell e Chalamet sono meravigliose e restituiscono allo spettatore ogni emozione che i loro personaggi provano. Bones and All era il film che Venezia non si aspettava ma che meritava di vedere e di questo siamo felici anche noi che possiamo “solo” saziarci con gli occhi.

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