Requiem for a Dream, un ciclone disperato

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Un angosciante e sublime cantico di tossicodipendenti, targato Darren Aronofsky.

Requiem for a Dream di Darren Aronofsky è un film di 24 anni fa, ma di certo non dimostra l’età che ha.

Tratto dall’omonimo romanzo di Hubert Selby Jr., questo film incanta ancora. Non ci ammalia con stratagemmi narrativi mirati, con una regia canonica, o con una fotografia cristallina. Lo fa con l’instabilità.

L’occhio di Darren Aronofsky ci porta in un luogo estremamente vicino al dolore che provano i protagonisti. Luogo dove lo spettatore stesso è costretto a smarrirsi. Un abisso profondo: tutto appare scuro e incerto. La realtà, ormai, è ben distante. Il disegno di ciò che sarebbe dovuto essere, risulta essersi sbiadito troppo velocemente. La vita stessa, che inizialmente appare concreta e splendente, risulta appesa ad un sottile filo instabile.

Requiem for a Dream, Darren Aronofsky

Trama

Il film è articolato in tre capitoli che, seguendo metaforicamente l’alternarsi delle stagioni, rappresentano anche il percorso di vita dei personaggi; tutti vittime, a modo loro, della spirale della droga.

La prima stagione è l’estate. Sara Goldfarb (Ellen Burstyn), una donna di mezza età vedova e ossessionata da uno show televisivo, conduce una vita modesta con suo figlio Henry (Jared Leto). Quest’ultimo, però, insieme all’amico Tyrone (Marlon Wayans) e alla fidanzata Marion (Jennifer Connelly), ha una grave dipendenza da eroina.

Per potersi sempre permettere una dose, i tre amici si dedicano allo spaccio clandestino e la loro attività inizia lentamente a registrare un discreto successo.
Parallelamente, Sara comincia a sviluppare una forte ossessione nei confronti della sua forma fisica e, per poter prendere parte allo show che tanto ammira, accetta di assumere, a sua insaputa, delle anfetamine.

Si prosegue con l’autunno, dove ritroviamo Sara, notevolmente dimagrita a causa della droga. Gli effetti collaterali provocati la inducono a soffrire di insonnia, affollando la sua mente di incubi spaventosamente reali.

Proprio quando il traffico di eroina permette ai tre di godere di una posizione sociale benestante, l’arresto di Tyrone costringerà Henry a spendere la maggior parte dei soldi per pagare la cauzione.

A corto di denaro e in preda a forti crisi di astinenza, i tre ragazzi iniziano separatamente a naufragare.

In inverno, infine, tutti i personaggi della vicenda sono costretti a contemplare inermi l’effetto dell’abuso di droghe sul loro destino ormai sbandato. Inetti di fronte alla vita, ognuno di loro pagherà un caro prezzo. Tutto questo poco prima che sopraggiunga la primavera.

Sensazioni

Il claustrofobico delirio di Darren Aronofsky lascia sulla pelle le stesse sensazioni di un lungo viaggio in una galleria poco illuminata. I personaggi attraversano il tunnel della dipendenza in modi diametralmente opposti.

Per Harry e Marion, l’eroina è una valvola di sfogo, forse l’unico metodo per ritrovare una pace ormai smarrita. Nemmeno il loro giovane e acerbo amore può dargli ciò che cercano. Loro necessitano la corposità della dipendenza, l’oblio dello sballo, la potenza del trip.

Per Sara, invece, le pillole rappresentano l’ossessione sfrenata. Ciò che vede nei presunti medicinali (poi si riveleranno anfetamine) è la sola possibilità per sé stessa di ritornare ad accettarsi, eliminando di conseguenza tutti quei problemi esistenziali che la alienano dalla realtà.

Requiem for a Dream è una vicenda tetra e distorta, vissuta esclusivamente attraverso gli occhi dei protagonisti, senza spazio alcuno per un’interpretazione personale. La droga è simulacro dell’esaltazione della distruzione. Il suo scopo si fonde tra la possibilità di essere un rimedio o il colpo di grazia definitivo.

Il regista riesce a trasmettere ciò che vuole: l’eccessiva ossessione e il disagio che sta dietro tutto ciò, ben affiancandosi a lato di chi comprende a pieno tutta la distruzione che la dipendenza da droghe causa all’essere umano. Poche volte appare una luce in fondo al tunnel, mai appare una tanto agognata speranza. Tutto sembra decadere e distruggersi allo stesso tempo. I destini dei personaggi sembrano solo seguire il corso di un tempo esausto, che li vede arrivare sconfitti alla fine del loro folgorante viaggio.

Requiem for a Dream, Darren Aronofsky

Memorabile e degna di nota è la celebre colonna sonora, composta da Clint Mansell. Il montaggio frenetico durante le scene del consumo, invece, rende chiaro e conciso il senso ossessivo dell’atto, permettendoci di comprendere appieno sentimenti che, altrimenti, normalmente non ci apparterrebbero.  La fotografia e le scenografie sono cupe e spettrali. Trasmettono una sensazione sola: quella di essere chiusi tra quattro mura.

Il cast è la ciliegina sulla torta di questo film, destinato a diventare il cult di Darren Aronofsky. Ellen Burstyn realizza un lavoro incredibile sull’indelebile interpretazione di Sara Goldfarb che riceve anche una candidatura agli Oscar per migliore attrice protagonista, senza però vincere quella che sarebbe stata una statuetta più che meritata. Un lavoro eccellente viene svolto anche da Jared Leto e Marlon Wayans, ai quali è stato chiesto dallo stesso Aronofsky di evitare rapporti sessuali e assunzione di zuccheri per almeno 30 giorni, così da comprendere a pieno la sopraffazione dovuta all’astinenza.

Tra le scene brevi e sincopate montate sapientemente, è facile perdersi in questo grande film. E, alla fine, il cuore dello spettatore non può che battere all’unisono con quello dei personaggi, in un doloroso requiem che ci parla di quanto si può realmente perdere al gioco della vita.

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