Sons of Anarchy 7 anni dopo: libertà, tragedia e Hard Rock.


A distanza di sette anni dalla messa in onda dell’ultimo episodio dell’amatissima serie, Sons Of Anarchy non ha smesso di appassionare nuovi spettatori e far discutere i fan più affezionati.
Fiumi di parole sono state già spese sul cast, sulla sceneggiatura, sull’immaginario della serie e su chissà cos’altro, ma niente di tutto ciò sarebbe mai stato valorizzato (e in fin dei conti apprezzato) senza un elemento spesso ingiustamente sottovalutato: una delle migliori colonne sonore mai realizzate per una serie TV. Tanto per non dire ‘ la migliore’. Per l’impresa titanica di raccontare in un unico articolo una colonna sonora come quella di Sons Of Anarchy ho deciso di affidarmi all’aiuto di Carmine D’Alessandro, che ha studiato nei minimi dettagli le meravigliose musiche di questa serie cult. Quindi, a lui la parola…

Freedom from the human trap | Sons of Anarchy


Sons of Anarchy è una storia brutalmente umana e terrena, in cui i conflitti tra uomini spesso avidi di potere e conquista distruggono l’equilibrio dei buoni e degli innocenti; ma è anche un’opera con riferimenti e ispirazioni sofisticatissime in cui personaggi titanici e impregnati di simbolismo incarnano valori eroici e idee straordinarie. Basti pensare al nome stesso del protagonista (Jax), evidentemente simile a quello dell’eroe greco Aiace (in inglese Ajax) già a suggerirne il destino. I ricorsi ai luoghi della tragedia certamente non terminano qui: i fraintendimenti e le dinamiche tipiche delle più iconiche tragedie letterarie sono riproposti con grande maestria; basti considerare la morte di Donna, che ricorda chiaramente il destino della Desdemona shakespeariana, oppure il rapporto tra Jax e Clay, che ricorda chiaramente quello tra Amleto e lo zio usurpatore Claudio.
D’altra parte, il contesto culturale in cui i personaggi si muovono è facilmente individuabile: il cameratismo, la fratellanza, lo spirito di sacrificio per il club e il simbolismo della serie sono indissolubilmente legati all’immaginario relativo al fenomeno dei Motorcycle Clubs, venuti a esistenza nella seconda metà del secolo scorso, rivendicando uno stile di vita scanzonato e anti-sistema, ispirato ad uno spirito libertario considerato connaturato alla cultura Americana e che, per questa ragione, si dimostra per certi versi reazionario e tradizionalista.
Considerando questa pluralità di valori: dalla maestosità della tragedia alla spregiudicatezza dei biker californiani (avreste mai immaginato di vederli nella stessa frase?), non era forse impossibile costruire una colonna sonora che fosse coerente con un immaginario tanto complesso? A quanto pare non per il genio creativo di Kurt Sutter e del suo team.


Le lunghe corse e la movimentata vita del club corrono sulle note dell’hard rock più puro e energico e il risultato è sempre un headbanging assicurato, sia che si tratti di brani fatti in casa ( è fondamentale il brillante sodalizio con artisti quali i Forest Rangers, The White Buffalo a cui va riconosciuto lo speciale merito di infondere ad alcuni brani la carica evocativa tipica del southern-rock, Battleme, Billy Valentine ed altri tra cui la stessa Katie Sagal, interprete di Gemma Teller), sia che si tratti di grandi classici (Can’t help falling in love, I’m Eighteen, Adam Raised a Cain, ecc…) , sia che, e questo è il vero fiore all’occhiello, si tratti di brani storici riproposti nello spirito della serie.


Proprio in quest’ultima categoria si vede il lavoro certosino operato nei confronti della colonna sonora: riadattare dei classici senza dissacrarli è un’impresa più unica che rara e Sons of Anarchy ci riesce alla grande, ri-arrangiando brani sacri nello spirito della serie senza snaturarli, ma anzi rendendo loro onore.
The house of the rising sun diventa the house of the rising Son riproponendo il capolavoro degli Animals (già esso ispirato ad una misteriosa canzone tradizionale) con un arrangiamento brillante e addirittura qualche ritocco al testo che così appare fatto apposta per la vicenda a cui fa da sfondo.


Bohemian Rhaposody è completamente rivisitata; John the Revelator, What a Wonderful World, Gimme Shelter, Simpathy for the Devil, All Along the Watchtower, Baby Please don’t go (ecc…) si accordano allo spirito della serie, conservando la loro energia originaria ma in una veste inedita e azzeccatissima.


Non mancano certo all’appello brani capaci di conciliare momenti tristi e malinconici: The Lost Boy, Hey Hey My My, Forever Young, Crush this train, Lights, nonché la versione strumentale di All Along the Watchtower scioglierebbero il cuore anche del biker più tosto (fermo restando che questo stereotipo potrebbe rimanere difficilmente intatto dopo SOA).


Come ciliegina sulla torta, sono apprezzabilissime le incursioni di artisti di rilievo mondiale nel tessuto della colonna sonora: la chitarra di Slash anima il brano Miles Away e l’ending del penultimo episodio della serie è nientedimeno che Make It Rain, brano cantato da Ed Sheeran e debuttato proprio nell’ambito della messa in onda del 7×12.


Una menzione d’onore la merita ‘Come Join the Murder’. L’ultimo. Il brano che accompagnerà la serie alla sua conclusione. I primi accordi aprono l’ultima sezione di Sons of Anarchy con morbidezza, collocando gli spari che Jax rivolge al malcapitato agente, il primo invitato alla cerimonia di liberazione, in una dimensione completamente estranea alla componente d’azione che spesso ha caratterizzato la serie.


There’s a black bird perched outside my window
I hear him calling
I hear him sing


Durante l’ultima corsa in moto, il viso di Jax è sollevato. Il turbamento del protagonista è spazzato via dalla conciliazione col proprio destino.


Come join the murder
Come fly with black
We’ll give you freedom
From the human trap


Alle sue spalle, i volti malinconici e confusi dei suoi compagni sono testimoni delle catene che li tengono vincolati alla trappola umana, alle maschere della società e ai valori della famiglia, alle finzioni che reggono l’equilibrio maledetto tra le anime umane.


I walk among the children of my fathers
The broken wings, betrayal’s cost
They call to me but never touch my heart, now
I am too far
And I’m too lost


Nell’estremo gesto di libertà avviene la più totale agnizione: Jax alza le mani dal manubrio e per l’ultima volta la sua figura assume la forma di un Cristo crocifisso. Ma la passione ora non è altro che liberazione. È libertà.


Come join the murder
Come fly with black
We’ll give you freedom
From the human trap

Articolo a cura di Carmine D’Alessandro

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