Terza età e non solo: il ritorno di The Kominsky Method

Una delle ragioni per cui Nomadland ci ha commossi (e magari Into the wild no) è il soggetto del ritratto che traccia; la protagonista non è più giovanissima e le anime con cui si condivide spesso sono ben più anziane. 

È rato che il mondo del cinema, ma ancor più quello delle serie tv, affronti il tema della terza età, o meglio, nei casi rari in cui lo fa questo si intreccia indissolubilmente con morte, malattia, speranza, ricordi di gioventù e altre amenità, ma loro, i personaggi, non agiscono, non fanno niente di quotidiano. Ne Il metodo Kominsky invece, il duo inarrestabile formato da Sandy Kominsky (Micheal Douglas) e Norman Newlander (Alan Arkin) si incontra a pranzare sempre alla stessa trattoria e continua a lavorare, mettersi nei guai e lamentarsi. Sono vitali e dinamici come vorremmo fossero tutti gli anziani che conosciamo, come un anziano può essere se la salute sta dalla sua- con alti e bassi- e ha un grande amico al suo fianco. 

Con un grande dolore e la perdita annunciata di uno dei due si apre il trailer della terza e ultima stagione, in uscita su Netflix il prossimo 28 maggio, un capitolo conclusivo che si preannuncia già ricco di momenti indimenticabili. Attorno ai vegliardi si muovono infatti tutta una serie di personaggi secondari ben tratteggiati; in primis la figlia di Sandy, Mindy, molto affezionata al padre ma in crescente scontro con questi a causa della sua vita sentimentale, i figli di Norman e, Roz Volander, ex-moglie di Sandy, unitasi al cast. 

The Kominsky Method è una serie che si guarda in tre giorni; le puntate sono veloci, spassose, ma anche riflessive. Non ci sono tempi morti, battute scontate, momenti sdolcinati. Eppure vi avverto, vi strapperà il cuore ugualmente. 

I personaggi e la storia

La voce principale è quella di Sandy, attore in pensione e insegnante di recitazione ad Hollywood, che, nonostante i suoi settantacinque anni, ha tutte le intenzioni per divertirsi e non ci sembra affatto uno che potrebbe essere nostro nonno (il fatto che sia Micheal Douglas forse aiuta).

La sua spalla, Norman, veste i panni del suo manager, in una dinamica nota; la coppia attore- manager non è una novità, cosìccome non è una novità affiancare due personaggi molto diversi tra di loro, ma dello stesso e di simile estrazione sociale, per seguirne le avventure in terza età (simpaticissimo e molto dolce a questo proposito, Grace and Frankie). La novità è piuttosto il tono con cui la vita si dispiega; sempre fresco, graffiante e ricco di spunti di riflessione. Ritrovarsi vicini nell’età in cui ci si sente di fare un bilancio è forse l’unico antidoto alla disperazione, avere un amico da chiamare dopo aver conosciuto una nuova fiamma, un’avventura che potrebbe essere l’ultima e invece no, si può ancora ballare. 

The Kominsky Method

Li vedremo entrambi alle prese con relazioni romantiche e familiari, con vite di cui dovranno cercare di mettere insieme i pezzi, pur non essendo immuni loro stessi da errori.

In questo, Norman sembra, allo spettatore, più bravo; Alan Arkin fa un lavoro magistrale, di commenti permeati da cinismo dispensati sapientemente, sdegno, fastidio continui, ma senza mai eccedere al caricaturale. È cinema, non commedia plautina. Il suo personaggio sembra dotato di forte razionalità e polso, il doppio perfetto per Sandy, indubbiamente dotato, ma anche irascibile e impulsivo, tuttavia, Norman calerà la maschera quando lo vedremo in azione con la figlia Phoebe, ormai adulta, tossicodipendente.

THE KOMINSKY METHOD, Jane Seymour and Alan Arkin, from Netflix media site.

Gli episodi, come i dialoghi e la costruzione del plot, si basano sull’equilibrio tra due anime diverse eppure unitissime, nell’avventura del domani. 

Parlare di teatro nelle serie tv; che cos’è il “metodo Kominsky“?

Una cosa che non si fa, insegnano a scuola, è mescolare i mezzi espressivi; scrivere un format narrativo per una serie tv il cui protagonista insegni teatro, con il proposito di farci entrare nel suo piccolo teatro, farci sentire le sue lezioni e vederlo interagire con gli allievi, non è consigliabile. O meglio, non risponde bene alle leggi di mercato. Infatti su Netflix ci sono due tipi di persone; quelli che hanno visto Il metodo Kominsky e lo adorano e quelli che non lo hanno visto. 

Sandy ci dà, con il suo esempio e le sue spiegazioni, opinioni fortissime sul mondo della recitazione, su cosa significhi tentare oggi la sorte per diventare attori, che cosa serva per entrare in una produzione seria. Ci spiega le problematiche del mondo del cinema, ci scherza su. Maltratta anche, talvolta, chi non ha talento. Ma questo perché Sandy è spesso indisponente, stressato. È però un bravissimo attore, un ottimo insegnante per i principianti e ad imparare il suo “metodo” provano in tanti, giovani e meno giovani; tra le poltrone rosse troviamo anche una cresciuta Emily Osment

I fondamenti del teatro, l’importanza della verità, l’energia che muove le cose dall’interno, la necessità imperante di essere se stessi, scendere nella piazza e urlare, sono gli stessi della condivisione con gli altri, pilastro fondante della nostra esistenza. Ma questo non si impara di certo a vent’anni.

Sandy e Norman, quando si guardano di traverso, sanno. 

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