The Conjuring – Per ordine del diavolo: la recensione

Il The Conjuring Universe è tornato! L’universo creato da James Wan propone l’ennesimo, superfluo tassello di una saga che sembra non avere più nulla da raccontare. Non che questo progetto abbia mai sfornato capolavori, però i primi due film erano ottimi. La nuova direzione presa dagli autori, invece, ripercorre il convenzionale percorso delle saghe horror contemporanee, troppo deboli per arrivare a sfornare più film di qualità.

IL PARCO DIVERTIMENTI

Martin Scorsese, qualche tempo fa, disse una frase sacrosanta e, purtroppo, criticata. Pronunciatosi, infatti, sul fenomeno MCU, lo paragonò a un parco divertimenti. All’epoca quest’affermazione creò un vero e proprio putiferio, provocando la risposta di registi del calibro di James Gunn (I guardiani della galassia). Eppure, il maestro americano fu frainteso sotto molti aspetti, anche se forse da fraintendere c’era ben poco: Scorsese non denigrò i cinecomics e neanche i suoi fan. Il concetto di parco divertimenti ricalca l’idea di un virus che contagia buona parte del cinema contemporaneo, troppo pigro per contrastare il senso comune. Le persone vanno al cinema per divertirsi e, per carità, non c’è nulla di male. Il problema nasce però dal momento in cui un intero mercato si inchina dinanzi le volontà volubili degli spettatori (come se l’arte fosse merce comune). The Conjuring – Per ordine del diavolo è infatti la perfetta manifestazione dell’horror pop contemporaneo, volto a sopperire la scarsa qualità con il banale strumento del jumpscare. Michael Chaves gira una pellicola superficiale e spoglia il suo sequel degli elementi ottimi dei lavori precedenti.

UNA SCENEGGIATURA PRIVA DI SENSO

Andiamo però nel merito, e cerchiamo di comprendere perché, effettivamente, questo nuovo The Conjuring non funziona. Partiamo dal soggetto del film, ovvero la storia dietro il Demon Murder Trial.  Questo famoso processo americano destò scalpore per la strategia adottata dalla difesa, che tentò, con successo, di attenuare la pena di morte prevista per un omicidio doloso, appellandosi a una presunta possessione demoniaca: la strategia ebbe successo, perché l’imputato evitò la pena di morte e fu condannato per omicidio colposo a cinque anni di reclusione.

Ora, chiunque si sarebbe aspettato un film fedele alla storia vera, magari concentrato sulle prove che hanno portato una giuria a convincersi di una possessione demoniaca. Invece, la narrazione prende una piega completamente diversa, discostandosi dal processo e proponendo un racconto privo di senso logico. Poco si capisce, infatti, dei motivi che spingono i coniugi Warren a cercare le prove del demonio, e soprattutto i ragionamenti che portano le forze dell’ordine e il giudice a fidarsi dei demonologi sono privi di un qualsivoglia iter razionale. In che modo gli eventi impattano sulla sentenza? Qual è il nesso logico che porta la polizia a fidarsi dei coniugi Warren? Alla prima domanda non abbiamo risposta. Alla seconda, invece, forse era meglio non averla.

IL FU JAMES WAN

Ricordate il primo The Conjuring di James Wan? Rammentate l’accoglienza del pubblico? Vi rinfresco la memoria: L’evocazione- The Conjuring ricevette il plauso degli spettatori e della critica. Eppure, il soggetto del film non aveva poi tante differenze rispetto al classico horror anni 2000: demonologi, case stregate e bambine possedute. Cosa rese allora il capostipite di questo universo una pellicola valida? James Wan riuscì a raccontare con sapienza e rispetto il mondo del paranormale, catturandone il fascino esoterico. L’idea del paranormale, in fondo, attrae un po’ tutti e il regista lo capì subito. Così decise di narrare la paura e la rabbia attraverso uno stile registico nostalgico, ma anche utile nel far percepire le emozioni dei personaggi in balia degli eventi. Quale miglior modo, allora, di una “storia vera” per creare empatia tra racconto e pubblico? L’idea di mettere i coniugi Warren al centro del progetto si rivelò una scelta azzeccata, come giusto fu anche il casting degli attori. Il The Conjuring Universe ha saputo allora affascinare un vasto pubblico, raccontando bene ciò che, troppo spesso, viene raccontato male

CONCLUSIONI

The Conjuring-per ordine del diavolo è un’opera che si avvicina di più al filone di Gary Dauberman (Annabelle 3, The Nun) che a quello di James Wan (L’evocazione-The Conjuring, The Conjuring – Il caso Enfield). La saga sembra quindi destinata a un futuro poco limpido, caratterizzato dal parco divertimenti profetizzato da Scorsese. Il nuovo film di Chaves non è altro che una montagna russa, volta al divertimento e alla paura antiartistica. Nonostante tutti i difetti, tuttavia, l’opera resta superiore ai pessimi spin-off sfornati. Sarà l’ottima scelta degli attori, oppure il format ereditato dai due film precedenti, ma questa nuova pellicola horror ha qualcosa in più rispetto a buona parte dei lungometraggi della serie. Certo, la sceneggiatura non è delle migliori, ma comunque nel complesso il nuovo The Conjuring rimane superiore, ad esempio, rispetto ai lavori della trilogia di Annabelle. I fan della serie rimarranno delusi, come anche i nostalgici del vero horror, ma in fondo poteva andare anche peggio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.