The Last Duel: recensione dell’ultimo film di Ridley Scott

Locandina del film

A partire dal 14 ottobre è al cinema “The Last Duel”, l’ultima fatica registica di Sir Ridley Scott. Giunto ormai al suo 25esimo film, alla veneranda età di 83 anni e riconosciuto come uno dei più importanti cineasti di sempre, Ridley Scott dimostra di non essere ancora pronto ad appendere la cinepresa al muro perché il suo cinema è più vivo che mai.

“The Last Duel” è una pellicola pregiata, di una eleganza formale ed estetica che solo un maestro del cinema poteva sublimare, un viaggio in tre capitoli-stazione in cerca di una verità tra sangue, guerra, morte, onore e vita.

La trama:

Nella Francia del 1386 si tiene l’ultimo duello tra Jean de Carrouges (Matt Damon) e lo scudiero Jacques Le Gris (Adam Driver). Il combattimento giudiziario è l’estrema soluzione, adottata, per rivelare se le accuse di stupro di Marguerite de Thibouville, moglie di De Carrouges, sono vere o semplicemente frutto di una calunnia ai danni dello scudiero Le Gris.

Non potendo giungere ad una certezza, sarà l’esito del duello che manifesterà il giudizio di Dio, la cui verità inoppugnabile non può che premiare chi è nel giusto. Se vincerà De Carrouges infatti, sua moglie sarà assolta dall’accusa di calunnia, ma, qualora Carrouges dovesse perire sotto i colpi della lancia di Le Gris, Marguerite sarà bruciata viva in una esecuzione pubblica.

Scena del duello finale

L’analisi:

Il crudo poema cavalleresco di Ridley Scott parte in medias res, assistiamo agli ultimi preparativi dei duellanti, un montaggio alternato preciso, fa comunicare unicamente attraverso le immagini le tre controparti: Marguerite, De Carrouges e Le Gris che di lì a poco si contenderanno oltre all’occhio della macchina anche la verità.

L’analessi narrativa comincia esattamente dopo il primo frantumarsi di scudi tra i rivali: sarà proprio il primo impatto fisico che avvolgerà il tempo e ci catapulterà nella sequenza di eventi che hanno condotto al duello finale.

Qui il racconto viene scandito in tre capitoli, ognuno dei quali si farà portavoce della verità del suo protagonista.

Capitolo 1: La verità per Jean De Carrouges:

Matt Damon è Jean De Carrouges

Il primo capitolo vede come protagonista Matt Damon, un valoroso guerriero che in guerra non conosce limiti nei confronti di chi è contro il suo Re. Attraverso un matrimonio combinato, De Carrouges ottiene un feudo da Sir Robert D’Thibouville, padre di Maguerite, tuttavia scoprirà presto che la dote più importante dei suoi terreni è stata ceduta come pegno al conte Pierre D’Alencon (Ben Affleck) che ha come scudiero il suo amico Jacques Le Gris. Il primo punto di conflitto nascerà proprio dagli screzi per la mancata cessione della dote. In questo capitolo la macchina da presa privilegia la figura di Matt Damon, negli stacchi di montaggio De Carrouges costituisce sempre il campo di discussione, gli altri personaggi il controcampo e l’obiettivo della telecamera si muove sempre da sinistra verso destra.

Una volta appresa la notizia dello stupro di Maguerite da parte dell’amico Le Gris, la verità per De Carrouges diventa una questione di onore e orgoglio. Il suo punto di vista è quello più esterno ai fatti (e anche per questo il primo) in quanto al momento della violenza egli era fuori le mura domestiche, impegnato a riscuotere il bottino di guerra.

Il personaggio di Matt Damon cerca la verità non come giustizia verso la moglie, ma come riscatto verso l’oltraggio subito, infatti nel medioevo lo stupro era considerato non un reato verso la donna, ma un oltraggio verso il possessore.

Capitolo 2: La verità per Jaques Le Gris:

Adam Driver è Jaques Le Gris

Il secondo capitolo è tutto incentrato su Adam Driver e, attraverso il sapiente utilizzo di un Flashback sincronico vediamo le stesse scene con De Carrouges ma dal punto di vista di Le Gris. La sua linea narrativa si dipana tra banchetti, orge e la funzione di contabile per Piere D’alencon con il quale intrattiene un rapporto di subordinato. Le Gris è ritratto in una dimensione diamentralmente opposta a quella del cavaliere d’onore.

Il focus di questo capitolo risiede nel bacio che Maguerrite da a Le Gris come segno della fine delle ostilità tra lo scudiero e il marito. Se nel primo capitolo l’episodio veniva mostrato come se fosse un semplice rituale, in questo capitolo sulla verità di Le Gris, Ridley Scott amplifica, zoomando, la portata di quel gesto che sarà il vero punto di rottura della narrazione per Le Gris.

Durante lo stesso banchetto infatti, il personaggio di Adam Driver comincerà a sfoggiare la sua cultura nel tentativo di provocare l’infatuazione di Maguerrite. Dopo l’episodio del bacio, infatti il nostro scudiero senza morale inizierà ad avere le notti travagliate da sogni in cui immagina di possedere la moglie dell’amico De Carrouges. In questo capitolo anche a livello registico siamo agli antipodi: La macchina da presa compie movimenti che vanno da destra verso sinistra e tutti gli stacchi di campo hanno come protagonista Le Gris, gli altri sono tutti mostrati in controcampo.

La scena che anticipa il bacio tra Le Gris e Maguerrite

A differenza del capitolo precedente, in cui lo stupro veniva raccontato, in questa sequenza narrativa l’episodio incriminato ci viene mostrato per intero, sempre assumendo il punto di vista di Le Gris. In questo modo noi spettatori siamo osservatori e giudici dell’atto deplorevole, la macchina da presa invece si limita alla funzione di descrizione oggettiva dal punto di vista del protagonista del capitolo.

Anche davanti ad un prete il personaggio di Adam Driver dirà che si è trattato di adulterio e non di stupro arrivando a negare la verità che noi abbiamo vissuto con lui.

Le Gris arriverà dunque al duello finale dichiarandosi innocente ma non codardo a tal punto da rifiutare un duello per quella che, secondo lui, è un’accusa pubblica infondata.

Capitolo 3: La verità per Maguerite De Carrouges, la Verità

Jodie Comer nei panni di Maguerite De Carrouges

Il terzo capitolo è il definitivo, in questo passaggio finale si mostra oltre alla verità per Magueritte, la Verità, intesa come realtà non filtrata dal punto di vista di chi guarda. Osserviamo ancora una volta gli stessi avvenimenti dei capitoli precedenti ma completi di dettagli significativi: guardiamo la prima notte di nozze di Magueritte, il bacio con Le Gris dal suo punto di vista e la scena dello stupro.

In questo capitolo, quello che sembrava un personaggio subordinato diviene centrale anche nell’economia del film. Magueritte è una donna forte che si ritrova relegata in un ruolo di semplice “Angelo del focolare”, la cui unica mansione possibile è quella di mettere al mondo un erede.

Ridley Scott lascia il suo capitolo alla fine come acme di un processo graduale: siamo partiti da una verità esterna, per poi passare ad una falsa verità, fino a giungere alla Verità, perfettamente sovrapponibile a quella di Maguerritte.

CONCLUSIONI:

“The Last Duel” è un film semioticamente ricco. Un gioco di specchi in cui la verità viene parcellizzata e fatta rimbalzare su superfici riflettenti che filtrano la realtà fino a distorcerla. L’assetto narrativo ha forti somiglianze con il capolavoro di Kurosawa: RASHOMON, con l’unica differenza che la visione di Scott è meno pessimistica. Una volta giunti al finale il meccanismo portato avanti nei capitoli precedenti giunge ad un punto di svolta, eppure Scott lungo la strada semina dettagli che mostrano quanto, alcune dinamiche del medioevo (periodo assunto come sinonimo di oscurantismo), abbia similitudini con la nostra contemporaneità ed è questa la lezione più importante che possiamo trarre da “The Last Duel”.

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