Too Old To Die Young: la recensione della serie al neon di Nicolas W. Refn

Too Old To Die Young, la miniserie (non così tanto mini) di Nicolas Winding Refn e Ed Brubaker presentata fuori concorso al 72° Festival di Cannes, è spiazzante, conturbante e divisiva. È Nicolas W. Refn allo stato puro, la sua quintessenza. La serie targata Amazon ci trasporta in un viaggio lungo ben 13 ore in una Los Angeles astratta e desolata, tra sesso e violenza. Too Old To Die Young, come dichiarato espressamente dal regista danese noto per Drive, può essere considerato un film di 13 ore. Con un linguaggio estraneo a quello seriale, la serie sperimenta e gioca con il concetto stesso di streaming e serie TV. Too Old To Die Young è un’opera unica, lontana dai canoni abituali, che nella sua sperimentalità trova la sua forza. Nicolas Winding Refn va avanti imperterrito per la sua strada, continuando a imporsi come uno dei registi più iconici dei nostri tempi.

La trama

La trama in Too Old To Die Young è sicuramente difficile da riassumere. Nicolas W. Refn è un regista che ci ha abituati negli anni a una narrazione non canonica, astratta e rarefatta. Tutte le sue opere precedenti hanno sempre avuto la pretesa di poter raccontare tramite le immagini più che con le parole. Questo potrebbe scoraggiare chi non è avvezzo a un tipo di narrazione non convenzionale. Too Old To Die Young non si esime da questa abitudine, anzi la conduce all’esasperazione. Ma di cosa parla (o non parla) Too Old To Die Young? Un poliziotto, l’enigmatico e taciturno Martin Jones (Miles Teller), dopo aver assistito alla morte di un suo collega decide di entrare nel giro della giustizia privata, in difesa dell’innocenza. Nel frattempo in Messico, nella terra dove non vi è legge, il grande criminale Jesus Rojas (Augusto Aguilera) e la sua sposa Yaritza (Cristina Rodlo) continuano imperterriti la loro missione di conquiste criminali. Le loro storie si intrecceranno in un tessuto narrativo intriso di morte, religione e sesso.

Stati Uniti decadenti

Uno dei temi trattati da Nicolas W. Refn in questa serie è la decadenza politica, culturale e sociale della terra dei sogni, gli Stati Uniti. La critica verso la politica attuata da Trump è palese. Molte vicende della serie scaturiscono infatti dalla disfatta dell’era Trump, politica in pieno corso durante la realizzazione di Too Old To Die Young. Persino un personaggio, proprio come Trump, fantastica eroticamente sulla figlia. I poliziotti colleghi di Martin inneggiano con delle scenate grottesche al fascismo. Quelle che dovrebbero essere normali giornate di lavoro, sono in realtà un lasso di tempo utile a ridicole battute sessiste di fanatici religiosi. La legge sembra oramai inutile alla protezione dei cittadini. Nicolas W. Refn distrugge e ridicolizza quindi l’ideologia americana (in una scena della serie uno dei personaggi spara letteralmente a simboli tipici della cultura americana) mettendola a nudo nella sua ottusità.

Il Messico, la terra dove non vi è legge

A uno stato debole come gli Stati Uniti degli ultimi anni, distrutto da una politica nazionalista che lascia ancora i suoi strascichi, si contrappone minacciosamente il Messico. Quest’ultimo sembra sovrastare gli Stati Uniti. La terra dove non vi è legge è forse più coesa di un paese dove la legge sembra essere attuata ipocritamente. L’ipocrisia statunitense ha creato e continua a creare delle crepe tra cittadini e classe dirigente. Tutto ciò porta al completo caos e a una fragilità interna che permette a influenze esterne di insinuarsi lentamente. Il Messico risulta essere forse il futuro di una società distrutta e distruttiva, la nuova minaccia per un paese in frantumi. L’ideologia americana è ormai acqua passata. La risposta a tale ipocrisia non può che essere la criminalità, e quindi la diffusione dell’ideologia messicana votata alla legge della sopravvivenza.

Il rimedio alla distruzione

In questa completa alienazione che è l’ideologia americana, spesso portato avanti dagli uomini, le donne sembrano essere la salvifica ondata rivoluzionaria. Le vere protagoniste in Too Old To Die Young sono infatti Diana (Jena Malone) e Yaritza. Mentre gli uomini sono frustrati dalle pesanti ideologie che loro stessi hanno costruito, dalle pressioni sociali e economiche dal quale vogliono uscire senza riuscirci (potremmo dire che lo stesso Martin è in cerca del suo dio, della via d’uscita da un mondo in frantumi), le donne si prefigurano come il rimedio a un mondo che sta per implodere. Diana e Yaritza sono le vere protettrici dell’innocenza, le distruttrici del sistema malato imposto da una società patriarcale radicata in tutto il continente americano. Le donne sembrano quindi essere per Refn il futuro della nostra società, mentre l’uomo è destinato alla decadenza.

Puro Nicolas W. Refn

Too Old To Die Young è l’opera che riassume e eleva tutta la poetica di Nicolas W. Refn. Tra Drive, Solo Dio Perdona e The Neon Demon, tutti i suoi film precedenti sembrano essere riassunti in questo distillato di pura estetica Refniana. Sia forma che contenuto, già ostici nei lavori precedenti, raggiungono e trascendono i limiti precedentemente fissati. Lo stile tipico del regista danese viene esasperato. Il ritmo è eroticamente lento. Le immagini fascinosamente iper-saturate. I corpi statuari sembrano comporsi e scomporsi in quella che sembra essere una danza. Anche le scene più concitate si abbandonano al ritmo erotico della lentezza. Perfino una esasperata scena di inseguimento si trasforma in un momento intriso di romanticismo. Questa non è però solo l’autocontemplazione di un regista pieno di sé. Tutto ciò contribuisce a creare un’atmosfera unica che permette ai personaggi di non morire alla fine della visione, bensì di crescere in noi e farci riflettere sulla loro natura anche a visione ultimata.

Una serie divisiva

Come già detto nel corso di questa recensione, lo stile tipico di Nicolas W. Refn viene spinto al massimo in Too Old To Die Young. Questo ovviamente lo rende imperdibile e ammaliante per chi è già avvezzo al cinema proposto da Refn, respingente e imperscrutabile per chi invece non apprezza il cineasta danese. C’è da aggiungere che il co-creatore della serie, il noto scrittore di graphic novel Ed Brubaker, mitiga la narrazione tendente al metafisico tipica di Nicolas Refn, portando varie dinamiche gangster più tangibili e realistiche. Questo potrebbe avvicinare un pubblico diverso, anche se lo stile Refniano sovrasta comunque l’intera opera.

Conclusioni

Eccoci arrivati alla conclusione di questa recensione. Nicolas Winding Refn e Ed Brubaker ci trasportano in un mondo al neon, la Los Angeles desolata e notturna cara al cineasta danese. Too Old To Die Young si dimostra essere la quintessenza di Refn. Durante l’arco di queste 13 ore, tutta la sua poetica viene riassunta e esasperata al massimo. Tra violenza, sesso, vendetta, religione, pornografia, droga si insinua lentamente come un serpente Too Old To Die Young, distillato puro di erotismo Refniano. Tutto cade a pezzi, tutto tranne Refn, che continua imperterrito a ideare il suo cinema, contro tutto e tutti. Too Old To Die Young è un’esperienza unica e imperdibile, che con tutti i suoi pregi e difetti cerca di trascendere le formalità sia tecniche che contenutistiche legate al concetto seriale. Non vi resta quindi che immergervi nel mondo oscuro e profondo di Nicolas Winding Refn, in attesa della sua prossima serie che sembra essere in programma per l’uscita su Netflix.

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