Una bella serata al Drôle

Sulla piattaforma italiana troviamo il sottotitolo “Comici a Parigi”- che quasi ci rimanda un’idea di situation comedy demenziale e ci dimostra che, come al solito, abbiamo toppato. Drôle è infatti uno dei prodotti più intelligenti ed eleganti che potete trovare questo mese su Netflix e scaturisce da una sceneggiatrice che le storie le racconta benissimo, Fanny Herrero, conosciuta con Dix pour cent (Chiami il mio agente!), miniserie squisita e imperdibile per chiunque ami il panorama cinematografico europeo (e non solo).

Con Drôle è sempre il mondo degli artisti ad essere indagato e ribaltato dalle fondamenta, ma lo spicchio scelto è quello dei professionisti della stand up, disciplina sempre più popolare con cui si cimentano le generazioni più giovani. In questo caso, il palco è un locale accogliente, il Drôle, ma il pubblico è la metropoli, una Parigi indifferente per la maggior parte del tempo eppure pronta a lasciarsi incuriosire all’improvviso dallo sketch arrivato al momento giusto.

Le storie dei protagonisti, un gruppo di amici accomunati dalla passione per la stand up ma con difficoltà quotidiane e bisogni ben diversi, si sviluppano e intrecciano attorno ai temi fondamentali dello scambio umano; l’amicizia, l’amore, il rispetto per il prossimo, l’impegno e la tenacia.

I personaggi di Drôle

Nezir (Younès Boucif), giovane algerino, timido e impacciato ma con il talento per la scrittura, la sua migliore amica Aïssatou (Mariama Gueye), la prima a misurarsi con la fama dopo anni di speranze deluse e Bling (Jean Siguen), non ancora trentenne ma già meteora nello showbiz, anch’egli dotato di talento, ma incapace di risollevarsi da una brutta crisi personale che lo metterà in difficoltà sia nel lavoro che nei rapporti familiari. A fare da contraltare, Apolline (Elsa Guedj), studiosa d’arte, appartenente ad un milieu agiato, connotato da consumi culturali opposti a quelli del gruppo, ma volenterosa di apprendere e misurarsi con il palco, le risate- e una sorprendente relazione, anch’essa impacciata, con Nezir.

I dialoghi, le musiche, gli spezzoni di show che riusciamo a gustare, tutto in questa miniserie concorre a restituirci un’immagine di freschezza, ma non leggerezza e di appagamento (che non è illusione che tutto vada per il verso giusto). Ci aiuta a ridimensionare mondi che stiamo imparando a conoscere, a farci delle domande sul futuro e su quello che vogliamo da noi stessi, senza l’urgenza di una storia di formazione, ma con l’incertezza e la forza di una gran bella chiacchierata con gli amici di sempre, una sera che fa caldo, quando i bar sono chiusi e si finisce l’ultima birra seduti sui tavolini legati.

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