Una scusa per guardare “Summertime”

Rimandavo da qualche settimana la vista della seconda stagione del secondo peggior prodotto firmato Netflix Italia (primo posto spetta a Sotto il sole di Riccione, che potrebbe benissimo essere un prequel o una sua versione musical), ma il caldo, l’afa e la costante presenza di questo titolo nella top 5 italiana, mi hanno convinta. 

Anche la noia? Anche la noia. 

La serie è ideata da Lorenzo Sportiello e Francesco Lagi e fa il suo debutto lo scorso anno, il 29 aprile sulla piattaforma e con un tempismo a dir poco perfetto, fa leva sulla nostalgia di migliaia di giovani (e anche qualche adulto) per le serate al mare, gli amori al mare, il gelato al mare e tremendi tagli di capelli. La seconda stagione è uscita il 3 giugno di quest’anno e non sembra annunciare un finale: ne vedremo ancora. 

Tuttavia, non è tutto da buttare. 

La storia ruota attorno alle vicende di un gruppo di amici liceali (nella seconda stagione li vediamo brevemente alle prese con la maturità) molto eterogenei e si concentra soprattutto su Summer, Sammy e Ale. I due infatti sono stati protagonisti della prima stagione e si presentano ora divisi, impegnati con altre persone, Summer con l’amico Edoardo e Ale con la collega Lola, felici ma incapaci di chiudere con il passato, destinati a tentare di ritrovarsi

In questo, nel raccontarci la storia dei due, la struttura è convincente, i dialoghi plausibili, gli interpreti bravi. Summer e Ale non hanno ancora vent’anni, ma entrambi sono responsabili e già proiettati, volentieri o meno, verso il mondo degli adulti, fatto anche di lavoro e fatica. 

Siamo a Cesenatico e per chi ci vive l’estate è tanto magica quanto impegnativa: non è una località di vacanza e basta, tutti bene o male si danno da fare per aiutare chi i genitori, chi per sostentarsi, chi gli amici. 

Per essere una produzione dai colori pastello, con un po’ di indie trap e i soliti abiti fintamente vintage (per quanto li sopporteremo ancora?), lancia, dal punto di vista formativo, un buon messaggio; avere un lavoretto fa parte della narrazione, non c’è nulla di cui vergognarsi, anzi. 

Niente male per l’Italia. 

A porre la maggior parte dei problemi è l’interpretazione: rispetto a Sotto il sole di Riccione o a Skam, i dialoghi in questa stagione sono ben scritti, ci sono pochi punti davvero cringe, o meglio, ci sono ma non è colpa delle parole pronunciate: più attenzione andrebbe data alla verosimiglianza degli accenti, ad alcune cadenze poco plausibili eppure esagerate. 

La colonna sonora, con menzione speciale a L’ultima notte, scritta da Ariete appositamente per la serie, contiene come sempre in questi casi dei pezzi classici italiani (e ritorna la nostalgia per un tempo mai vissuto e i Sanremo non visti) e altri popolari tra i giovani oggi, un tipo preciso di giovane ma pur sempre un tipo diffuso. Ecco che allora si affollano Franco126, Margherita Vicario,  i Coma_Cose, Colombre, Psicologi e Frah Quintale

È una storia leggera, ma non divertente né avvincente, non vorrete sapere cosa succede dopo, non ha importanza: un buon background per quando, nelle sere d’estate, siete già pronti per uscire ma gli amici sono in ritardo.

Metti su Summertime, c’è di sicuro una bella canzone prima dei titoli di coda. 

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