Voglio mangiare il tuo pancreas: la recensione

Alcune tradizioni popolari hanno una bizzarra credenza: per guarire da una patologia, è necessario mangiare un organo. Non un qualunque organo però, ma lo stesso che ha patito la malattia nel corpo. Quest’antica superstizione è alla base del meraviglioso film del 2018 Voglio mangiare il tuo pancreas, una pellicola d’animazione che analizza con successo i temi della vita e della morte. Qual è il senso dell’una e dell’altra? Secoli di filosofia non sono bastati per trovare una risposta, quindi l’opera non vuole di certo offrire soluzioni. Le riflessioni sono però peculiarità dell’essere umano, e nulla più dell’arte riesce a scaturirle. Il film di Shinichiro Ushijima riesce allora a colpire lo spettatore e dona profondi spunti per affrontare la vita di tutti i giorni.

LA STORIA

La giovane Sakura è morta. L’intera città piange per la sconvolgente scomparsa della ragazza. I funerali sono difficili da digerire e la pioggia incessante non fa altro che alimentare l’atmosfera di tristezza. Tutti i compagni di classe di Sakura sono lì, a dare l’ultimo saluto alla loro amica. Beh, non proprio tutti. Il giovane Haruki, molto legato alla defunta, quel giorno è chiuso in camera, sdraiato sul letto e afflitto dal dolore. Perché una persona così importante è assente in un momento così considerevole? Un meraviglioso flashback, che comprende il 90% del film, offre la risposta a questa domanda:

Haruki, un ragazzo timido e asociale, legge, di sfuggita, un diario caduto a terra che testimonia una malattia terminale al pancreas. La sorte vuole che quelle pagine appartengano proprio alla compagna di classe Sakura. Nessuno però, eccetto i genitori della ragazza, conosce la sconcertante verità: la giovane ha poco tempo da vivere. Proprio Haruki, allora, riluttante nei confronti dei rapporti umani, è destinato a diventare il più importante confidente di Sakura. Il film cerca di avvicinare due anime diverse, ma unite da un dramma capace di illuminare la bellezza del mondo circostante.

HARUKI E SAKURA

Come già detto, Haruki e Sakura sono persone molto diverse, per non dire opposte. Da una parte abbiamo un ragazzo timido e riluttante nei confronti dei suoi coetanei, dall’altra parte abbiamo una ragazza che, nonostante la malattia, sente l’esigenza di godersi la vita. Proprio questo incontro (abbastanza fortuito viste le circostanze) darà ai due giovani l’opportunità di completarsi a vicenda: Haruki apprenderà il prezioso valore dell’amore e dell’amicizia, Sakura invece riuscirà a godersi il poco tempo che le resta da vivere. Il segreto del loro rapporto consiste però nella necessità dello stesso: la speranza dei ragazzi dimora nella loro stessa essenza. Haruki sa bene quanto il suo atteggiamento nei confronti della malattia (apparentemente indifferente) sia essenziale per Sakura, e Sakura sa bene di essere la sola amica di Haruki. La condivisione diventa allora la chiave di lettura del film, vista dall’autore come unica arma per sopravvivere ai colpi di questa vita amara.

I RAPPORTI UMANI

Il collettivo prevale sull’individuo. Questo è il messaggio che rimbomba in Voglio mangiare il tuo pancreas. Una morale meno banale di quello che sembra, vista la neo-tendenza occidentale a enfatizzare l’Io. Veniamo bombardati, molto spesso, da media che professano il culto della personalità. “Non ti fidare di nessuno”, “le persone criticano sempre”, “viviamo in un mondo ignorante”, quante volte avete sentito questi concetti in televisione? Beh, da una parte c’è un senso in questi pensieri, perché il prossimo molte volte tange l’animo senza cognizione di causa. È anche vero, tuttavia, che il rapporto umano risulta essere l’unico strumento per evolvere la personalità. Dopotutto, si sa, siamo animali sociali e la condivisione è importante. Questo Sakura lo sa bene e quindi spinge Haruki a conoscere Kyoko, la sua migliore amica. “Quando me ne andrò avrai bisogno di aiuto” sembra dire, con lo sguardo, la protagonista. Haruki però è tanto testardo da rifiutare gli amici della ragazza e, come detto in precedenza, al funerale non si presenterà. Sakura però, oltre a essere genuina e socievole, è anche molto intelligente. Negli ultimi tempi ha imparato a conoscere il suo confidente e sa bene la sua più grande passione: la lettura. Poco prima della morte, allora, avvenuta paradossalmente per un’aggressione e non per la malattia, lascia un ultimo messaggio a sua madre: Haruki deve ottenere il diario.

“VOGLIO MANGIARE IL TUO PANCREAS”

Sakura prevede l’assenza di Haruki al suo funerale, ma sa bene che, prima o poi, il ragazzo uscirà dalla cameretta per dare l’ultimo saluto alla cara amica. Il giovane si reca allora a casa della ragazza (ricordiamo che in Giappone ci sono i santuari di famiglia), dove la madre di quest’ultima obbedisce alle ultime istruzioni della figlia e consegna il diario. Il ragazzo legge, si commuove e comprende: egli è stato la salvezza della defunta e, proprio per questo motivo, soltanto i rapporti umani riusciranno a salvarlo dal dolore. Questa è la svolta, questo è il grande regalo di Sakura e il ringraziamento per gli splenditi momenti vissuti insieme. Mangiare il pancreas vuol dire aprirsi e condividere se stessi con le persone care, in modo da creare un sentimento invulnerabile alla sorte e alla precarietà del tempo. I protagonisti si mangiano allora a vicenda, poiché indispensabili e complementari l’un altro. Il diario rappresenta la chiave del cuore di Haruki, finalmente privo di rancore e aperto all’amicizia di Kyoko e compagni.

L’autore sottolinea, in conclusione, il senso stesso della scrittura, a volte frainteso dalle anime giovani e fragili: si legge e si scrive per avere consapevolezza della realtà, non per evitarla.

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